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By Niccolò da Correggio

Pascul de vizii, pocul di veneno,

ospizio di dolor che hai nome corte,

de invidie, odii e rancori arra, di morte

in ogni canto e insino al tecto pieno,

ben sparge el seme in arrido terreno

quel che s'invecchia a le tue ingrate porte,

e sempre vive a più infelice sorte

quel che più applaudi o che blandisci al seno.

Como l'aquila fai de la testude,

che in alto i levi e puoi presto li abassi,

e godi più che l'un l'altro delude.

In te, casa d'error, continuo stassi

tra l'aqua e 'l foco, el martello e l'incude:

che sian maldetti a te tutti i mie' passi.