A bella inferma vestita di color cenericcio
Pallidetta mia Luna,
Languidetto ben mio,
Qual ecclissi importuna
Di mortifera spoglia in te vegg'io?
O miracol d'amor, come vestita
Dentro spoglia di morte, appar la vita?
Tu col livido argento
Di tua pallida veste,
Di futuro tormento
Mille annunzi al mio cor dubbie tempeste,
E mostri fuor, così devota e pia,
Ne le ceneri tue, la morte mia.
Forsi, bella romita,
Cerchi, molle di pianto,
Far monastica vita
Dentro sì bello e cenerizio ammanto?
Perché con quel vuoi lagrimar gli errori
De le rapine che tu fai de' cori?
O ne' campi celesti
A la nunzia del Sole
Involar tu volesti
L'amorosette e pallide viole,
Farne poi con maestria novella
Nel bell'abito tuo tinta sì bella?
O con modo confuso
D'indistinto colore
Ha mischiato e diffuso
Tra 'l bianco e 'l nero il tuo bel manto Amore,
Perch'abbia poi nel riguardarti ognuno,
L'allegrezza nel bianco, il duol nel bruno.
O tu, nova fenice,
Dimostrando mi vai,
Che risorger felice
Da le ceneri tue più bella sai;
E con ali di fama, aurate e belle,
Puoi levarti a le sfere, irne a le stelle.
In un color sì bello,
Ch'hai ne la gonna sparso,
Come in funebre avello
Stiasi il mio core incenerito et arso;
E ne l'esequie sua riceva intanto
Incensi di sospir, mirre di pianto.