A FAVORE DEL GATTO, E DEL CANE

By Giacomo Leopardi

Monto sui rostri, e l'oratorio ardire

Nel fervido mio cuor parmi sentire.

Ecco del Can comincio a ragionare,

E del Gatto la causa a perorare.

Ciascun di lor si lagna perchè mai

Possono entrare, senz'aver de guai.

Ognun di calci, e pugni il don gli fa,

E il Gatto, ed il Cagnuol via se ne va.

Orsù dunque ascoltatemi, e vedrete,

Se di trattarli mal ragione avete.

Affin che il conosciate tutti quanti

La più forte ragione io metto avanti.

Se Ciro non aveva e Gatti, e Cani

Come poteva vincer gli Egiziani?

Questi fur quei, che scaccomatto diero

De gli Egizj al valore ardito, e fiero;

E fecer meglio a l'armi Persiane

Di quel che fecer poi l'oche Romane.

Io faccio un sillogismo, e ben vedrete,

Che certo voi non ci resisterete.

— L'oche son grandi — è questa la maggiore;

— I Gatti s'acquistar lo stesso onore

— Dunque; se di concluder mi è permesso;

Son grandi i Gatti — rispondete adesso.

— Nego minorem — subito rispondo,

E vorrei, che sentisse tutto il mondo.

Ma... qui si tratta di Filosofia,

E si deve trattar di Poesìa.

Orsù lasciamo andare i sillogismi,

E i — nego, e probo — e i Logici sofismi.

Lasciamo andare; ma vi prego poi,

Ch'abbiano luogo i Gatti fra di voi;

Che i Cagnuoli oramai sien consolati,

E che i Gatti non più sian disprezzati.

Onde poi debban dirmi “grazie tante”

E scuoter coda, e saltellarmi innante.