A Gino Calza

By Sergio Corazzini

Vita tua è vita mia.

Tu lo sai: melanconia

mi tien fermo in sua balia;

non ti posso consolare.

Tu m'hai detto: — Ov'io mi reco

voglio che tu venga meco.

— Oh, fratello, io sono cieco,

non ti posso seguitare.

— Vieni; è tanto lo sconforto

che nel cuor misero porto!

— Oh, fratello, io sono morto

per il troppo dolorare!

— Nel mio nido ho un usignolo,

del suo canto mi consolo

quando sono tutto solo

e ho desio di lacrimare.

— Oh, fratello, tu sei buono!

Il mio cuore, ecco, ti dono:

è più dolce di un perdono,

è più bianco di un altare —.

Foglie morte, foglie morte

su la soglia delle porte

dove il cuore batte forte

e non fa che domandare.

Or la luna se ne è andata

con la sua corte beata

tutta bianca e desolata

a dormirsene nel mare.

È così leggero il mio

cuore, par fatto d'oblio!

Non ti pesi nell'avvio,

non ti voglia faticare.

Le tue mani sono monde

e le sue ferite fonde:

le tue mani sieno sponde

al suo lento sanguinare.

Oh, il mio cuore è un usignolo,

che non canta quando è solo;

disiava un dolce brolo:

or nel tuo si sta a cantare.