A Giuliano Goselini.

By Battista Guarini

Quest'ime valli, al canto lor nemiche,

fuggian le Muse, alor che tu movesti

quel dolce plettro, onde la gloria desti,

che sonò già ne le due cetre antiche.

Da l'ombre sacre a le tue piagge apriche

con la dolce armonia tu le traesti;

tuo, GOSELINI, è 'l pregio: e tu le festi

più del Tesin che d'Ippocrene amiche.

Taccia d'Orfeo, men di te chiaro, or l'Ebro,

questa è gloria maggior, che trar da i boschi

orride fere e squalidi colubri.

Né più solo si pregi o l'Arno o 'l Tebro,

che non men de i Latin non men de i Toschi

hanno il poeta lor oggi gli Insubri.