A MIA MADRE

By Emilio Praga

Madre, narrartela

vorrei la storia,

ma è fumo, è nebbia

nella memoria.

Storia di grandini

e di vendemmie,

storia di lagrime

e di bestemmie;

frutto vermiglio,

succo letale,

cloaca, empireo

di branche e d'ale;

è piena d'angeli,

piena di streghe,

di geroglifici,

d'alfe e di omeghe.

Vi stride il rantolo,

vi scroscia il riso;

tutte le aureole

del paradiso,

tutte le furie

del folle inferno

vi cantan l'epica

del Padre Eterno!

Madre, narrartela

vorrei la storia,

ma è fumo, è nebbia

nella memoria!...

Però ritessimi

qualche agonia

che mi risusciti

l'infanzia mia;

qualche episodio,

qualche nonnulla...

un capitombolo

dalla mia culla,

un mal di stomaco,

la fanticella,

i Magi, i bricioli

della scarsella;

le panche gelide,

le passeggiate,

l'altar, le prediche

assaporate

cogli occhi timidi

fisi sui Santi

che mi guardavano

da tutti i canti,

mentre dal piccolo

libro di prece

i tuoi sfuggivano

cercando invece

— materna imagine

di paradiso! —

del bimbo pallido

l'intento viso.

Oh! sì — ritessimi

qualche armonia

che mi risusciti

l'infanzia mia,

che mi risusciti

l'albe svanite!...

Gioie od angoscie!

Se voi le dite

labbra che il bacio

comprime orando,

tornerò vergine,

robusto e blando!...

M'udrai ripetere

che la mia storia

è fumo, è nebbia

nella memoria,

ma che l'aureola

del tuo sorriso

la muta in estasi,

ne fa un Eliso!