A PIO IX

By Niccolò Tommaseo

Non io le membra de' caduti in guerra

a' piè nemici ed agli estivi ardori

empio esporrò, ma la dolente terra

ricoprirò di fiori.

Te, d'insperato ben serena immago,

più ch'uom caduco, e quasi eterna idea

concetta in sogno memore e presago,

Italia a sé facea.

E te, misero, d'inni, e sé, meschina,

sotto il periglio inebriò di vanti.

L'urlo tedesco e il suon della rovina

ruppe il delirio e i canti.

Da te volea, tiranna e serva insieme,

la gloria, il senno, e del morir l'impero;

e tu nol dêsti. Alla bugiarda speme

fu tradimento il vero.

Cieca innalzò te, fragil gesso, e cieca

lasciò caderti in polve: or ti calpesta,

e de' suoi falli in te s'adira, e impreca

alla sacrata testa.

Schiavo a' nemici tuoi, tiranno ai figli,

sul seggio tuo; qual corpo morto, giaci;

e in te, vivente ancor, ficcan gli artigli

sozzi avvoltoi voraci.

Siccome tenda di pastor' fuggenti,

passasti: e Italia il vento abbraccia, e cerca

idoli nuovi. Ah! con più lunghi stenti

dote d'onor si merca.

Disagi, affanni, amor, sangue, pensiero,

sante memorie, a libertà son dote.

Ciascun libero a sé prence, guerriero,

e servo e sacerdote.

Tu sopravvivi, lasso, alla tua fama;

e dal mugghio del mar che in te si frange,

s'alza il sospir d'un naufrago, che t'ama,

misero, e a te compiange.