A UN MAESTRO

By Niccolò Tommaseo

Ben ti provvide il Ciel, quando al tuo core

commise il fior de' giovanetti ingegni.

Dell'intatta natura il sacro germe

lì vagheggiar t'è dato. A te la bella

primavera dell'uom si raccomanda.

Di quel Bello l'idea, che il senso affina,

bean dal tuo labbro. In lor sereni e caldi

volgi i rai dell'esempio; e, come scerni

spuntar la gemma del primiero affetto

sui rami tenerelli, amor v'innesta,

quell'alto amor che della mente è figlio.

Tempo verrà che de' felici rami

l'albero adulto alle già bianche tempie

e al cener tuo prepari ombra e ghirlande.

E tu, nell'ora che il tuo sol declina,

sentirai nel rinchiuso orto del cuore

piovere un'ineffabile dolcezza,

né saprai dir perché ti venga o donde.

Quel sarà l'Angel tuo, che a te 'l pensiero

recherà degli eletti, in cui rivivi.

Or fa che in te, primier, profondo alligni

de' forti sensi il delicato germe,

e mite al sol di verità maturi.

L'alata fantasia, la salda mente,

e l'arte e il caso in armonia contempra.

A te notturna luce, a te diurna

il libro ch'è del Ciel messaggio in terra:

quivi al fuoco del cor l'ingegno affina.

E, come pellegrin che, per deserti

lunghi inviando l'occhio irrequieto,

se luogo allegro di fresch'ombre e d'acque

visto gli vien, s'adagia e si rinfranca;

tal, pe' dolenti secoli scorrendo,

de' Grandi pochi alle vestigia sparse

férmati, e n'abbia il tuo cammin conforto.

Al futuro edifizio, onde tua mente

formò l'alto modello, ardue colonne

e profondi metalli e gemme ardenti

raccogli, intaglia, appura. In sul passato

dell'avvenir la mole ha fondamento.

Oh se possente meditar solingo,

e lavor diuturno, e intégra vita,

e incessante pregar, dal Ciel t'impetri

poche, ma pregne di fecondi veri

splendide carte, in cui l'età lontane

bacin segnata del tuo cor la stampa,

e ogni anima gentil senta il tuo spirto

in sé trasfuso, e a pianger teco impari;

te beato in fra mille! Allor potrai

volgere al mondo, che da lunge amasti,

sereno il guardo, e dir morendo: io vissi.