ABBA

By Giovanni Pascoli

T'erano attorno lievi le vergini

sorelle, navicelle che sfiorano

volando questo mar crudele:

ne udivi frusciare le vele;

schioccar le vele bianche, le sartie

ronzar ne udivi lucide, ed esili

lor voci. - O tardamente accorto,

sei giunto - dicevano: - è il porto! -

Udivi queti bisbigli e queruli

lagni interrotti, come di passeri

désti d'un subito nel colmo

dell'umida notte su l'olmo.

- Chiedi. Ove sono? Ma sei nell'isola -

dalle ondulanti cimbe le vergini

ti sussurravano soavi:

- che in mezzo del mare sognavi;

dove la veste vieta si spogliano

e il fuggitivo sembiante, e lavano

nell'onda azzurra che ti culla

già, l'anima loro fanciulla,

ch'emerge nuda semplice libera,

monda di mali, tersa di lacrime,

sì che nell'isola, per dono

del cielo, risóno chi sono:

fanciulli; eterni fanciulli, ch'amano

quello che andando gli uomini lasciano

cadere, e il mezzo più che il tutto,

e il fiore più tanto che il frutto:

vanno cantando, cantano, ed amano

la dolce vita, ch'ilari donano

al lor amor così novella,

sì pronti, per ciò che sì bella.

Quivi poi l'arme trovano, d'ellera

fiorite, e l'arpe ch'orna il Sol aureo,

tessuto lì tra corda e corda

dal ragno che l'inno ricorda. -

Sciacquava il mare cerulo, assiduo,

sommesso, come cuore; e sul margine,

velato da un oblìo canoro,

splendeano gli asfodeli d'oro.

- O gran fanciullo - ti ripetevano

con dolci intorno voci le vergini,

- è il porto! il porto! il porto! vedi

nei prati gli eroi con gli aedi:

fanciulli eterni! vedi ch'è l'isola

degl'immortali! Va dove dicono

ch'erra la grande ombra d'Achille,

e, rossi, in un nuvolo, i Mille! -