Abbozzo autografo della Nazionale di Firenze (AN)

By Ugo Foscolo

Non so ch'altri giammai ponesse mano

A una commedia che ribrezzo e riso

Insieme desti contro un vizio umano

E pare che Natura abbia diviso

Dalla beffa l'orrore, eppur se vedi

Me fra' pedanti, e scherzo ed odio in viso

Mi scerni a un tratto, e fuggomi co' piedi

E più volgo con gli occhi a veder quelle

Boccacce di decrepiti cinedi

Lo beffa e l'odio a me leggo ....

Appena tu me vedi

retro muovo

Quasi atterrito fuggono i miei piedi.

Pur volgo dietro gli occhi e a mirar quelle

Boccacce di ridicoli tragedi

Che ti stanno dattorno alle gonnelle

O mia donna gentile, e gli accarezzi

Contro l'usanza delle donne belle.

Benchè non par che alcun di loro apprezzi

Non l'aurea degli arpa sonante

Dove .... fai co' ....

Non par ch'abbia

Occhi non hanno .... tuo sembiante

E nel lor loro petto ormai nulla più germina

Che

Che una me è vagliato, e come termina

L'irregolar preterito, e il futuro

Come

Se meglio è leggendo dir Diva o l'Iddia

Iddea, Dea, o Madonna, o donna Monna

Dalle lepi E al raccapriccio

Abborri Giuda, e ridi di Narciso

Suda sempre seguendo l'altrui lume

Se gli è presso abbarbagliasi e non vede .

Salta perchè non ha da volar piume

Ad ogni salto incespica d'un piede

Anzi male per ben sempre ti rende

Ladro ti chiama di ciò ch'ei t'invola.

E per propria la tua merce rivende.

I volumi trangugia d'ogni scuola

Poscia un latino e greco

Rivomita indigesto dalla gola

Limpido e certo l'occhio, eppure è cieco

Fiuta il naso ma corre al rangidume

Parla ognora, ed ognor parla com'eco.

Se un dì fu battezzato non ha fede

Ne avrà salute mai, nè il paradiso

A chi nato a dannarsi è si concede

nè agli animali

La eterna vita da dio si concede.

Questo animal due colpe originali

Porta nascendo, oltre quella d'Adamo;

Dentro non ha nè cor nè genitali —

Questa che in altre orecchie

D'impotente libidine d'Amore

Arrabbia quindi, e l'appollinea face

E la venerea desiando muore

Nè sonno trova mai quando si giace

Ma l'altrui bene delirando insidia

E per rapirla altrui perde sua pace.

Quando l'orgoglio si sposò l'accidia

Questo mostro ebbe vita, e sua nutrice

Che di fiele il pascea venne l'invidia

Poi grandicel succhiava una radice

Detta grammaticale e fu creato

Mastino all'Eliconica pendice.

Di catena brevissima allacciato

A chi a salir gli passa da vicino

Abbaja e ringhia livido e arrabbiato.

A chi stolto travia da quel cammino

Fa pur moine, e il chiama con la coda

E chiede per limosina un quattrino

Per fame ognor ti biasima e ti loda

Per fame abbaja, ti calunnia, e morde,

Fame gl'insegna a far bella ogni froda.

Ma ben più d'oro che di pane ha ingorde

Le fauci, e spesso venne alla mia vista

Con monete d'umano sangue lorde.

Questo animal si chiama il Giornalista.

E a piè dell'Eliconia pendice

Rodea co' defiti poi che fu slattato

Ogni fresco germoglio ogni radice

A chi talvolta passagli da lato

E nol paventi, abbaja qual mastino

Che abbaja e fugge, e tornasi arrabbiato.

E a chi i pas da quel cammino

Fa poi moine, e il chiama, e il palpa (?), e il loda

E chiede per limosina un quattrino;

Da chi il percote fuggesi arrabbiato

Ma a chi torna sviato dal cammino

Fa poi moine e il chiama, e il palpa, e il loda

E chiede per limosina un quattrino.

Per fame lecca agli asini la coda

I somari e gli .... per fame morde

Fame gl'insegna a far bella ogni froda.

Ma ben più d'oro che di pane ha ingorde

Le fauci e spesso conta all'altrui vista

Le monete d'umano sangue lorde.

Quest'animal si chiama Giornalista.