Ad Antonio Araldo
Tu mi saetti nel dir medicame
ed io a te bombarderò di notte;
tu mi vuo' dar medicina alle gotte:
guarisci te con le tuo cose grame.
Oche, bue, porco, pesce con salame,
anguille, agrume e vivande corrotte,
vin turbo, grasso, agresto empie le botte
e di quel mangia e béi quando n'ha' fame.
S'io mangiar posso, i' vo' starne e capponi,
lamprede, anguille, arrosto ed in tocchetto,
quaglie, fagiani e pollastri e pippioni,
malvagìe e trebbian ber per diletto,
mandorle, pere, pesche e buon poponi,
vernaccia doppo il cibo e del confetto.
Di Venere l'effetto
l'accidente e l'età me n'hanno privo,
ché, se 'l potessi usar, non sare' vivo.