Ad indetestationem tyramnorum subvertentium Italiam cantinella incipit.

By Auteur inconnu

Tu poi senza speranza de conforto

Pianger la morte accerba hormai, mio core,

Che da nullo signore

Mai speri de trovar lieta vendecta;

Perhò che quel nimico che t'ha morto

È de natura che giamai dolore

Non accoglie in cent'hore;

Onde vaneggia cui veder l'aspecta.

Deh! com' fu maledecta

Per ti quella hora che tu fosti preso,

E senza haver offeso

Sentisti de crudel morte doglienza,

E del signor che vive senza lege,

Et in sua corte rege

In loco de rason proprio disìo.

A simiglianza de questo male uso

Fanno juditii li signur' mondani,

Che cum le proprie mani

Seguendo lor disìo rason disfanno,

Onde se vede el vil mondo confuso,

E quei che danno lor consegli sani

Son reputati vani

Da quei che fructo de virtù non sanno.

Infra costor se stanno

Questi insensati sì come ch'io dico,

Come gentil mendico,

Che vergognoso sta tra riccha gente.

A ragion cum vil mente

Te vedo dischazzata d'ogni parte,

Che son qui de toa arte

Pochi rimasi e mancho cognosciuti.

Chi intende ben l'effecto del mio dire,

E imagina ben ciò che dir se pote,

Credo che triste note

Farà nui recitar cotal novella.

Vedem justitia vilmente perire,

Battere e vergheggiar le belle gote,

Voltar l'iniuste rote,

Dove la propria afflictione è bella.

Hay signoria ribella!

A dio et a virtù tanto mondana;

Perché quella che sana

Ogni tortura tua ha quasi morta?

Ma ella te fazza scorta

Anchora in parte dove tu morrai,

E dove supporai

Sotto tua spada el baldanzoso colle.

Questi che son ministri de justitia

Dico per nome, ma non per effecto,

Credon che lor diffecto

Copri la dignità del justo nome.

O vanitate, o simplice nequitia,

Nuda de bene e vota d'intellecto;

In ciò lo signor recto

Ha spincto al suo poter del vivo nome,

Che non riguardan come

Gli lor juditii termina altrui stato;

Ma voglion che l'ingrato

Faccian rasone, e per così s'observi.

Hay! iniqui e superbi,

Che non pensati mai venire a vale;

Ma superbo, che sale

Conven che come un fulgore discenda.

O tu justitia, de virtute luco,

De' deboli sostegno e d'impotenti,

Tu freno ai forti denti,

Tu refrigerio a' parvi,

Tu norma de' ploranti regimenti,

Tu equalità a le genti,

Tu mesura, che non potte mancharvi.