AD UN CALUNNIATORE P. VOLPINI BARNABITA

By Alessandro Manzoni

Quanto i colombi amici son del nibbio

tale di te son io

o tu che sotto l'indomabil adipe

nascondi un cor sì rio.

Se non con vani segni, e sol con l'opere

biasmo, ed onor si merca

a che ti val la venerata tunica

e la mistica cherca?

Già non cela la fetida libidine

che t'arde le midolle,

e il molto Bromio, che indigesto e fumido

nelle vene ti bolle.

Costui, che il cielo irride e che degli uomini

fa così rio trastullo,

costui, cui tanta in cor siede superbia

è schiavo d'un fanciullo;

e la ragione infante, e gli anni teneri,

e l'innocenza abusa,

e o vergogna... ma i turpi fatti, e sordidi

taci pudica musa.

Ed il pudore esalta, e il cielo assedia

con bugiarde preghiere

novel Tartuffo; or vene il formidabile

flagello di Mogliere.

Gelata il nero cor gli rode invidia,

e per amor di Cristo,

con l'empia lingua il buon morde e perseguita

e favorisce il tristo.

Ben chi nome ti diè mala ne' pocula

conobbe tua natura,

verso i potenti mansueta, e timida,

verso l'imbelli dura.

Ma vieni contro a me, versata adopera

la disfrenata froda

tendi le insidie, ed in tuo danno calida

vi lascierai la coda.

Con l'apollinea verga la pinguedine

ti squoterei dal dosso,

e solcato dai colpi aspri e terribili

ne rimarrebbe l'osso.

E vedrà la temuta luce e l'aria

quel ch'era in pria sepulto,

e in che t'affidi o stolto, a me non celasi

quel che credi più occulto.