AD UNA RÓCCA

By Giovanni Pascoli

Chi te, non grave scettro, bello, aureo,

diritto, col tuo boccio colmo,

tessé di bionda paglia e di porpora,

nell'aia, all'ombra del grande olmo;

nei mesti giorni, che arrugginiscono

le foglie, e il sole già si vela;

che insegna e fregio fóssi sul candido

corredo e l'odorosa tela?

Nei giorni dolci, che i bovi e gli uomini

e il sole, alfine un po', riposa;

per esulante vergine, o vergine

giungente nuova all'uscio sposa,

chi te, già prima, solingo e tacito,

traendo la sorrisa bocca,

formò di curve lucide gretole

sul gambo d'avellano, o rócca?

Te fece in una rupe d'un'isola,

solingo oh! sì, tacito oh! come,

uno chiamato sempre per numero,

un prigioniero senza nome,

ne' suoi brevi ozi, quando gli attoniti

occhi velava la sua pena,

e come un lungo serpe all'immemore

dormiva ai piedi la catena.

Oh! aie bianche nel plenilunio,

spiranti vecchio odor di grano!

Oh! rare e grandi fiere del prossimo

villaggio, allor così lontano!

Oh! pioppi ed olmi, donde al crepuscolo

si sfoglia e guarda, e si stornella,

mentre apparisce la prima ed ultima

del cielo, l'aurea stella bella!

Dal raggio rotto tra i ferri il misero

dannato declinava gli occhi,

e te, lavoro solo suo libero,

si rivedeva sui ginocchi;

e riprendeva le paglie e i tenui

tuoi fili ripensando i grilli

del focolare striduli e il fremere

de' turbinosi verticilli...

Filano. Ancora filano. Filano

ancora, al fuoco, quelle donne,

o rócca, ad altre rócche. Le vergini

son ora madri e bianche nonne.

Nessuna l'uomo sa più che ad essere

né esser più l'uomo condanna;

né quella, ch'eri per lei, che inconscia

là fila ad una vecchia canna.