Agli augelli
Canta, Euterpe gentile,
I canori augelletti,
Che fra balli e versetti
Van salutando il precursor d'aprile.
Scorso è il verno senile;
Odi ciascun come ti sfida intanto:
“Sù, la cetera prendi, e desta il canto”.
Mira come fra loro,
Vicendevoli e belli,
Sparsi in vari drappelli,
Nel bosco fanno armonioso un coro;
Come ai folgori d'oro,
Che spande intorno il portator del lume,
Spargon sì belle e miniate piume.
Odi come soavi,
Con armonici accenti,
Addormentano i venti,
In grembo a l'aria impetuosi e gravi;
Suonano gli antri cavi,
E mentre Febo ogni campagna inaura,
A sì dolce armonia si sveglia l'aura.
Essi destano fuora
Dal balcone celeste,
Dentro candida veste,
Col canto lor l'incoronata Aurora;
Essi invitano Flora,
E salutando il suo splendor vitale,
Quasi tremole insegne alzano l'ale.
Sono arcieri volanti,
Che saettano i cori,
Quando al tempo de' fiori
Dal bell'arco del sen vibrano i canti.
Van per l'aria vaganti,
E in ascoltargli ogni bell'alma ardente
La saetta non mira e 'l colpo sente.
Sono musici alati
Sovra l'aria raccolti,
Spirti semplici e sciolti,
Di purità, d'agilità dotati,
Che nel cielo imparati,
Su quella bella armoniosa scola,
Par che dicano a l'uomo: “Alzati e vola”.
Chi rimiri lascivo
Gir sui colli cantando;
Chi sul lito danzando
Si specchia al fonte e si vagheggia al rivo;
Chi ridente e giolivo
Si bagna a l'onda e si rasciuga al sole,
Intrecciando d'amor danze e carole.
Chi più franco e leggiero
Remigando con l'ali
Solca i campi vitali
De l'aria aperta rapido nocchiero;
Chi per torto sentiero
De' tesi vanni in su le vaghe penne
Fa ventilar, fa tremolar l'antenne.
Chi per l'aure di maggio
Vagabondo passeggia;
Chi del sol che lampeggia
Con le penne lambisce il biondo raggio;
Chi con alto viaggio,
De l'alte nubi in trapassare il velo,
Col canto s'alza a disfidare il cielo.
Chi nel limpido fonte
Del bel lume febeo
Tuffa l'occhio linceo,
Ch'aguzzo mostra in su la regia fronte;
E con ali più pronte,
Che da l'arco non esce alato dardo,
L'onde d'oro del Sol beve col guardo.
Così dolce e concorde
È la bella virtute
Di lor fauci minute,
Che sembra uscir da spiritose corde;
E temprando il discorde,
Par che risvegli al respirar sereno,
Chi l'arpa in bocca e chi la lira in seno.
Che più dolce ventura
Darmi il ciel potria,
Che la loro armonia?
E star ne' boschi in compagnia sì pura,
Dolce, fida e sicura?
Deh, per compagni mi destina, o sorte,
Gli augelli in vita, e gli angioletti in morte!