Ai fiori

By Girolamo Fontanella

O Flora, tu che miniando i campi

Pingi con bianca man l'erbe novelle,

Tu che sui colli stampi

Minute gemme e pargolette stelle,

E fra pompe novelle,

Col tuo dipinto e colorito velo

Fai de la terra inamorare il cielo.

Scendi, figlia del Sol, madre d'Aprile,

Che sì belli nei prati opri lavori,

Fa' leggiadro il mio stile,

Va' ne' miei versi incatenando fiori,

Che fra nodi canori

Io ti prometto in sul castalio monte

De le mie note incoronar la fronte.

Fa', bella Dea, che del tuo nobil ago

Sia la mia penna emulatrice industre;

Fa' che placido e vago

Il mio lavor col tuo lavor s'illustre,

Perch'eterno et illustre

Ne faccia poi con ammirabil arte

Fiorir le rime et odorar le carte.

Non si vanti via più l'Argo stellato,

Se raggira là su tant'occhi intorno;

Che mille occhi anco il prato

Girando va, mirabilmente adorno,

Et aprendo col giorno

Le molli stelle de' bei fiori sui,

Contender può di parità con lui.

Fiori, fregi d'april, pompe de' colli,

Stelle picciole e belle, occhi de' prati,

Gemme tenere e molli,

De la terra e del ciel parti odorati;

Vaghi anelli gemmati,

Graziosi profili, almi ricami

Distesi in foglie et intrecciati in rami.

Voi del foco d'amor vaghe faville,

Mute lingue del suol ricco e fecondo,

Delicate pupille

Degli occhi belli che raggira il mondo;

Del terreno giocondo

Tacite bocche, che per voci fuore

Spargete incenso et esalate odore.

Miniati ritratti, alme pitture

De le stelle del ciel qua giù traslate,

Memorande scritture

Da la mano d'Amor scritte e segnate;

Cifre belle odorate

De la penna del Sol, che d'oro e d'ostro

Nel bel vaso del ciel tempra l'inchiostro.

Voi precorrendo i sospirati frutti,

L'altrui speranza inghirlandar solete.

Voi di gioia produtti,

Con soave allegria lieti piangete;

Sospirate e ridete,

Mostrando fuor dal rugiadoso viso

Ridente il pianto e lagrimante il riso.

Voi de l'alba rosata almi forieri,

Uscite fuor col matutino lampo.

Voi minuti guerrieri,

Venite il ghiaccio a debellar dal campo;

E schierati in bel campo,

Opposti al verno in gareggiar sì belli,

Per trombe avete i garruletti augelli.

Stupor non è, se vi locò Natura

Sovra il tenero tronco in cima eretta,

Come parte più pura

Ch'accoglia in sé la delicata erbetta,

E con grazia diletta,

Perché l'occhio vi goda e poi v'ammiri,

V'aperse il ciel sì coloriti giri.

Stupor non è, se vergine innocente

Di voi la chioma incatenar si soglia,

Se fanciullo ridente

Con bianca e pura man lieto vi coglia;

Pura e candida voglia,

Intatta purità, spirto sereno,

Mostra colui che vi raccoglie in seno.