Ai fiori
O Flora, tu che miniando i campi
Pingi con bianca man l'erbe novelle,
Tu che sui colli stampi
Minute gemme e pargolette stelle,
E fra pompe novelle,
Col tuo dipinto e colorito velo
Fai de la terra inamorare il cielo.
Scendi, figlia del Sol, madre d'Aprile,
Che sì belli nei prati opri lavori,
Fa' leggiadro il mio stile,
Va' ne' miei versi incatenando fiori,
Che fra nodi canori
Io ti prometto in sul castalio monte
De le mie note incoronar la fronte.
Fa', bella Dea, che del tuo nobil ago
Sia la mia penna emulatrice industre;
Fa' che placido e vago
Il mio lavor col tuo lavor s'illustre,
Perch'eterno et illustre
Ne faccia poi con ammirabil arte
Fiorir le rime et odorar le carte.
Non si vanti via più l'Argo stellato,
Se raggira là su tant'occhi intorno;
Che mille occhi anco il prato
Girando va, mirabilmente adorno,
Et aprendo col giorno
Le molli stelle de' bei fiori sui,
Contender può di parità con lui.
Fiori, fregi d'april, pompe de' colli,
Stelle picciole e belle, occhi de' prati,
Gemme tenere e molli,
De la terra e del ciel parti odorati;
Vaghi anelli gemmati,
Graziosi profili, almi ricami
Distesi in foglie et intrecciati in rami.
Voi del foco d'amor vaghe faville,
Mute lingue del suol ricco e fecondo,
Delicate pupille
Degli occhi belli che raggira il mondo;
Del terreno giocondo
Tacite bocche, che per voci fuore
Spargete incenso et esalate odore.
Miniati ritratti, alme pitture
De le stelle del ciel qua giù traslate,
Memorande scritture
Da la mano d'Amor scritte e segnate;
Cifre belle odorate
De la penna del Sol, che d'oro e d'ostro
Nel bel vaso del ciel tempra l'inchiostro.
Voi precorrendo i sospirati frutti,
L'altrui speranza inghirlandar solete.
Voi di gioia produtti,
Con soave allegria lieti piangete;
Sospirate e ridete,
Mostrando fuor dal rugiadoso viso
Ridente il pianto e lagrimante il riso.
Voi de l'alba rosata almi forieri,
Uscite fuor col matutino lampo.
Voi minuti guerrieri,
Venite il ghiaccio a debellar dal campo;
E schierati in bel campo,
Opposti al verno in gareggiar sì belli,
Per trombe avete i garruletti augelli.
Stupor non è, se vi locò Natura
Sovra il tenero tronco in cima eretta,
Come parte più pura
Ch'accoglia in sé la delicata erbetta,
E con grazia diletta,
Perché l'occhio vi goda e poi v'ammiri,
V'aperse il ciel sì coloriti giri.
Stupor non è, se vergine innocente
Di voi la chioma incatenar si soglia,
Se fanciullo ridente
Con bianca e pura man lieto vi coglia;
Pura e candida voglia,
Intatta purità, spirto sereno,
Mostra colui che vi raccoglie in seno.