Al girasole

By Girolamo Fontanella

Oriolo di frondi,

Che con taciti moti

Di Natura fecondi,

Te stesso libri e te medesmo roti,

E con alterni e regolati segni

L'ore scorse dal Sol segni et insegni.

Polifemo novello,

Che nel tenero stelo

Volgi tremolo e bello

Un occhio al Sole et una luce al cielo,

E su l'erbette, ov'hai superba sede,

Per lui meglio osservar, ti levi in piede.

Tu ne l'esser sì grato,

E ne l'esser sì biondo,

Odorato, indorato,

Somigli il Sol, ch'in te si specchia al mondo,

E trasformato, in vagheggiarsi fiso

Nel tuo lucido fior sembra Narciso.

Tu fra la bella schiera

Del popolo fiorito,

Campion di primavera,

Vai di biondo lavor cinto e guernito,

E con vago color che gloria segna,

Trionfando del verno, alzi l'insegna.

Tu calchi i molli fasti

De' bei minuti fiori,

E come re sovrasti

Di grandezza e d'onor gli altri minori;

E figliuol de la terra oltra le piante

Sollevando la fronte, esci gigante.

Alzi il tenero collo,

Quando fuor l'orizzonte

Il bellissimo Apollo,

Coronata di rose, erge la fronte,

E con viva allegrezza emulo ardente,

Salutando la luce, esci ridente.

Pur se 'l lucido nume

Manca pallido al fine,

Tu con languido lume

Ne la morte di lui la fronte inchine,

E con la bocca de le frondi d'oro

Par che dichi anelando: “Io manco, io moro”.

Ma se cupido e vago

Hai desio di vedere

Un bel lume più vago

Di quel che splende in su l'oblique sfere,

Mira gli occhi di Lilla, e sì potrai

Vedere il Sol che non tramonta mai.