AL REDENTORE
Il sanguigno sudor che l'agonia
dalla tua fronte espresse, e l'acqua e il sangue,
a cui la lancia aprì la via dal petto
morto, la terra ne bevea le stille:
e nel gran giro delle vive cose
le rinfondea, negli elementi primi
sciolte, or aura or liquore; e le volgea
d'una in un'altra età, di clima in clima.
L'aria spirata dal tuo petto sacro,
e che suonò le tue sante parole,
mosse i bianchi capei del vecchio stanco
e i fior' delle virgine ghirlande;
e la recâr di poggio in poggio i venti,
fecerla in nube, e la stillâro in pioggia;
e l'attraeano in sé gli umani petti
non conscii di spirar l'aura d'un Dio.
Di luna un raggio, l'alito fugace
d'ùmile fior di sé le cose imprime;
par morto, e vive in esse: or come alcuna
orma, Gesù di tua terrena vita,
come potea smarrirsi alito alcuno?
Non da solo l'altar zampilla il sangue
rinnovellato all'immortal parola:
questo tutti bevete; è sangue mio,
il sangue dell'Amor nuovo ed eterno;
ma in quanti ha mai la terra atomi, in quanta
aria la cinge, il lievito del sangue
liberatore e il tuo respiro io sento.
Come le dita della mano, e come
fiori, bellezza d'una stessa rama,
Signor, con questa terra in cui nascesti
son le immense per l'alto ultime stelle.
Come nel tempio tuo gl'incensi e i canti,
il sangue tuo da questo umìl pianeta
ascende ai mondi che per te son fatti,
tutti di sé li benedice e sacra.
Come i Beati, e i lagrimanti in questa
valle, fan tutta una città de' Santi;
così dal sangue tuo, che noi rinfranca,
spira l'amor che i Serafini indìa.