AL REDENTORE

By Niccolò Tommaseo

Il sanguigno sudor che l'agonia

dalla tua fronte espresse, e l'acqua e il sangue,

a cui la lancia aprì la via dal petto

morto, la terra ne bevea le stille:

e nel gran giro delle vive cose

le rinfondea, negli elementi primi

sciolte, or aura or liquore; e le volgea

d'una in un'altra età, di clima in clima.

L'aria spirata dal tuo petto sacro,

e che suonò le tue sante parole,

mosse i bianchi capei del vecchio stanco

e i fior' delle virgine ghirlande;

e la recâr di poggio in poggio i venti,

fecerla in nube, e la stillâro in pioggia;

e l'attraeano in sé gli umani petti

non conscii di spirar l'aura d'un Dio.

Di luna un raggio, l'alito fugace

d'ùmile fior di sé le cose imprime;

par morto, e vive in esse: or come alcuna

orma, Gesù di tua terrena vita,

come potea smarrirsi alito alcuno?

Non da solo l'altar zampilla il sangue

rinnovellato all'immortal parola:

questo tutti bevete; è sangue mio,

il sangue dell'Amor nuovo ed eterno;

ma in quanti ha mai la terra atomi, in quanta

aria la cinge, il lievito del sangue

liberatore e il tuo respiro io sento.

Come le dita della mano, e come

fiori, bellezza d'una stessa rama,

Signor, con questa terra in cui nascesti

son le immense per l'alto ultime stelle.

Come nel tempio tuo gl'incensi e i canti,

il sangue tuo da questo umìl pianeta

ascende ai mondi che per te son fatti,

tutti di sé li benedice e sacra.

Come i Beati, e i lagrimanti in questa

valle, fan tutta una città de' Santi;

così dal sangue tuo, che noi rinfranca,

spira l'amor che i Serafini indìa.