Al rosignuolo

By Girolamo Fontanella

O maestro canoro,

Ch'a le turbe volanti

Le note insegni e l'armonia de' canti,

E con cetera d'oro

Ch'hai nel musico rostro, Orfeo selvaggio,

Fai l'aurette danzar, nunzie di maggio.

Hai le fauci per corde,

Hai per plettro la lingua,

Che par ch'un suono in mille suon distingua;

E soave e concorde,

Mille versi diversi, e mille e mille

De la gola hai nel centro organi e squille.

Con soavi respiri

Tu da l'aere sereno

Concepisci la voce in mezzo al seno,

E la volvi e la giri,

E la pieghi e l'intrecci, e sembri in tanto

In sì vario mutar Proteo di canto.

Or la voce abbassando,

Con numeroso tuono,

De la piva e del flauto emuli il suono;

Or lo spirto aguzzando,

Mesci fughe e respiri, e gravi e lenti,

Fai con gorgie iterate alti lamenti.

Or mormoreggi grave,

E fra musici groppi,

Con armonici trilli il canto addoppi.

Or con pausa soave

I passaggi trattieni, et or veloce

Dal bell'arco del sen scocchi la voce.

Or la torci e ritorci,

E con lubriche rote

Un Meandro a formar vieni di note;

E l'allunghi e l'accorci,

E con numeri obliqui in vari modi

I tuoi groppi canori annodi e snodi.

Sembra musica scala

La tua gola sonante,

Ove libero scorre il fiato errante,

Ch'or cadendo si cala,

Et or leve si leva, e 'n tai vicende,

Fra viluppi di note, ascende e scende.

Sì nel tempo d'aprile,

Quando i vari colori

Con la bocca ridente apreno i fiori,

Garruletto gentile

Ti rammarichi e piangi, e l'amarezza,

Che vien dal pianto, è d'armonia dolcezza.

Ben dal campo d'Eliso,

Peregrino augelletto,

Venisti a noi qual messaggiero eletto;

E se piangi nel riso,

Ti lagni sol perché fra stelo e stelo,

Il bel nido ch'hai qui, vorresti in cielo.

Ma da lochi sì foschi

Drizza rapido l'ale

A la magion del mio bel Sol fatale;

Parti, parti dai boschi;

E s'albergar nel paradiso vuoi,

Il trovarai là ne' begli occhi suoi.