Al sonno
Cittadino letale,
Che dentro oscuro nembo
Coverto a Pasitea risiedi in grembo.
Et infuse d'oblio movendo l'ale,
Mentre spande la notte i pigri vanni,
Fra papaveri molli i lumi appanni.
Graziosa quiete,
Che con negri licori
Tranquilli i petti e raddolcisci i cori;
E tessendo fra l'ombre umida rete
Di fredde nubi e di vapori densi,
Fai, con dolce ingannar, preda de' sensi.
Tenebroso custode,
Che con due chiavi algenti
Serri al nostro veder gli usci lucenti,
E con soave e dilettosa frode
Di pacifico oblio, tenace e forte,
Mostri, dentro il dormir, che cosa è morte.
Carceriero soave,
Che con gelidi nodi
Dentro i ceppi de l'ozio i membri annodi;
E di tenebre cinto, umido e grave,
Ogni cura mordace ai petti accolta
In sepolcro d'oblio tieni sepolta.
Taciturno pittore,
Che fallace e mentita
Fai la morte apparir dentro la vita;
E con freddo pennel d'alto sopore
La sembianza di lei sì ombrando vai,
Che par morto quel volto, ove tu stai.
Messaggiero fugace,
Che gradito e giocondo
Sei nel riposo e nel silenzio al mondo,
E nemico di guerra, autor di pace
Degli egri affetti in mitigar la salma,
Dai forza al corpo e dai riposo a l'alma.
Vieni, placido sonno,
E con ramo d'olivo,
Che di Lete bagnar suoli nel rivo,
Ai sensi miei che riposar non ponno
Spargi stille sognanti, ond'io pietosa,
Combattuto d'amor, trovi in te posa.
Le palpebre mi serra,
Porte amare, onde solo
A l'uscir del mio pianto entra il mio duolo.
E in acquetar mia tempestosa guerra
Fammi veder, perch'il mio cor console,
Fra le tenebre tue, lieto il mio Sole.