ALLA DUCHESSA E.L.
By Emilio Praga
Duchessa, l'epigrafe
del vostro blasone
par scritta da un angelo
mutato in leone...
il motto al mio genio
Dio forse avea dato,
ma l'uom l'ha graffiato,
non leggesi più!
E ho già la vertigine,
e ho già la canizie,
e sento l'esercito
dell'ore propizie
che lungi perdendosi,
velati i tamburi,
nei tramiti oscuri
mi lascia quaggiù.
Ma Voi, la fantastica
che amate il mio canto,
che avete nell'anima
di tergergli il pianto,
di alzarlo sui vertici,
di dirgli: Coraggio!
di accenderlo al raggio
dei nobili amor!...
Voi piena di fascini,
voi piena di azzurro,
voi fate i miracoli
col vostro susurro...
mi sento ancor giovane
per dirvi gentile,
per darvi l'aprile
ritorno cantor.
Parlate e, progenie
di giorni dispersi,
al vostro ginocchio
cadranno i miei versi;
parlate, e le imagini
verran dalle stelle
per farsi più belle
tra i vostri doppier!
Volete la cantica
del bruno castello,
del paggio, del monaco,
del pio menestrello?
Le facili istorie
del vecchio Turpino
mi fan cittadino
del tempo che fu!
Volete travolgervi
tra gli elfi, tra i gnomi?
Di tutte le Silfidi
so i piccoli nomi;
da pari mi trattano
le streghe e le fate,
mi accordano occhiate,
mi danno del tu.
Vi piaccion le musiche
dei chioschi orientali?
Ne ho chiuse nell'anima
le note fatali;
son rose, son mammole
che Voi preferite,
son perle rapite
nei ceruli mar?...
Conosco i bei margini,
conosco le spiaggie,
le grotte, delizia
dell'erbe selvaggie,
le cime diafane,
le glauche scogliere:
ché all'albe e alle sere
le ho viste brillar!
Volete la nenia
dei fulvi ragazzi
che a Noli riposano
sui bianchi terrazzi?
Si spande per l'aria,
dal cedro alla palma,
sì mesta, sì calma
che sembra un sospir.
La sente, e soffermasi
la donna che reca
le olive al suo burchio
nell'anfora greca;
e a notte, dal tacito
pendìo che le ascose,
le coppie amorose
si veggon redir!
Parlate, sia gemito,
sia riso, sia pianto,
se è vostra elemosina,
se è vostro il mio canto,
duchessa, avrà l'iridi,
l'ebbrezze e i tesori
di tutti gli amori,
di tutte le fé.
E quando, dai fulgidi
sentier ricaduto,
riavranmi le tenebre,
attonito e muto,
né in mezzo al tripudio
che Iddio vi mantenga,
più voce non venga
che parli di me!...
quel dì sarà il premio,
sarà la mia gloria,
se i mesti fantasimi
tornando a memoria,
che in voi si animarono,
serafica creta,
trovato il poeta
del tempo che fu,
direte: l'epigrafe
che m'orna il blasone
par scritta da un angelo
mutato in leone...
il motto al suo genio
Dio certo avea dato,
ma l'uom l'ha graffiato,
non leggesi più!