Alla fenice

By Girolamo Fontanella

O del vago Oriente

Cittadina felice,

Peregrina lucente

De l'odorosa arabica pendice,

Che sola al mondo hai fra l'alato stuolo

Eterno il corso et immortale il volo.

Vivi in clima giocondo,

Temperato e sereno,

Ove il monte fecondo

Ha ricco il dorso e prezioso il seno,

Tra verdi piante e tra perpetui fiori

Fumando incensi e distillando odori.

Sollevando la testa,

Con pomposo lavoro

Di bellissima cresta,

Il manto hai d'ostro e la corona hai d'oro,

Et ambe l'ali a meraviglia belle,

Trapunte a soli e ricamate a stelle.

Porti ricco monile

Ne la gola vezzosa,

Che 'l tuo collo gentile

Con leggiadri profili orna pomposa,

E di vivo corallo e lucid'ostro

Mostri pinte le fauci, adorno il rostro.

Tu famelica errante,

Non procacci alimenti,

Né con bocca anelante

Bramosa corri ai liquefatti argenti,

Ma grato il cibo e preziosa hai l'esca

D'ambrosia pura e di rugiada fresca.

Quando stanco nel dorso,

Sotto il peso degli anni,

Movi tremolo il corso,

E debil forza in agitare i vanni,

Indrizzi il volo ove superbo colle

Il giogo inalza e la cervice estolle.

Sembra il tumido monte

Orgogliosa Babelle,

Che poggiando a le stelle,

Va temeraria a sollevar la fronte,

E d'alte nubi incoronato intorno

Aguzzo stende e rilevato il corno.

Quinci limpida e piana

Scaturisce fra sassi

Graziosa fontana,

Che lieti move e tortuosi passi,

E dentro cupa et arenosa sponda

D'argento i pesci e di cristallo ha l'onda.

Qui piegando le cime

Sopra ogn'altro arboscello,

Sorge palma sublime

Di cento spade Briareo novello,

Che s'erge in alto, e si profonda dentro,

Col capo al ciel, con le radici al centro.

Qui poggiando riposi

Nel tuo corso affannata;

Qui di rami odorosi

Fai, novella architetta, arca odorata,

E qui battendo e dibattendo l'ali

Desti in mezzo le fiamme aure vitali.

Mille vaghi augelletti

Ti consacrano a canto,

Con pietosi versetti,

Lugubre esequie di canoro pianto,

E 'l rusignuol nel tuo morir vivace,

Con la musica sua t'impetra pace.

Tu svegliando l'ardire

Fra gli ardori dei lampi

Sostenendo il morire,

Invitta mori, e generosa avvampi;

E morta al fin, con fortunata sorte

Vai gloriosa a trionfar di morte.

Ma risorta fanciulla,

Ne la morte hai la vita,

Ne la tomba hai la culla,

E sai nel fin principiar la vita.

E figlia e madre di te stessa eguale,

Da le ceneri tue sorgi immortale.