Alla rugiada
O di nube ridente
Figlia candida e pura,
Che soave e lucente
Fai con lento fioccar rider Natura;
E qual dolce sudor mentre discendi,
Degli estivi calor tempri gl'incendi.
Matutino licore,
Ch'in minuti zampilli,
Sul rinascente albore,
Dal bel fonte del ciel piovi e distilli,
E con vaghe perlette, umide e liete,
A le bocche dei fior togli la sete.
Manna lucida e bella,
Che con largo tesoro
Versa l'alba novella
Da la sua coppa, ch'è d'argento e d'oro,
E bevanda gentil da tutti i lati
Con tua dolce virtù nutrisci i prati.
Dolce pianto fecondo,
Che dagli occhi sereni,
Trasparente e giocondo,
De la madre d'Amor prodotto vieni,
E di Flora gentil bagnando il viso,
Con le lagrime tue risvegli il riso.
De' tuoi molli licori
Accolta in curvo nembo,
In fra vari colori,
Iri bella e gentil si spruzza il grembo;
E per vaghezza, ch'ha di te, pur sòle
Nel bel cristallo tuo specchiarsi il Sole.
Parte Zefiro vago
Dal balcon de l'Aurora,
E nel partir suo vago,
Di tua pioggia sottil prima s'irrora,
E le tremole penne, ovunque move,
Le tue goccie soavi intorno piove.
Quei volanti corsieri,
Che con briglie di rose
Soglion vaghi et alteri
De la notte fugar l'ombre noiose,
Pascolando là su, l'umido gelo
Del bel nettare tuo bevono in cielo.
Dal tuo liquido argento
Ogni tenera foglia
Prende fresco alimento,
E fra lucidi fiocchi alto germoglia.
Ridon liete le piagge e, vaghi e belli,
Al tuo vago stillar cantan gli augelli.
Anelante bambina,
Verginella modesta,
Su la rigida spina
Rabbellita la rosa erge la testa;
E con labbra vermiglie entro le fratte,
Assetata d'amor, sugge il tuo latte.
Tu celeste ricchezza
Nel bel collo d'Aprile,
Con vivace allegrezza,
Tempestato di perle orni un monile;
E di tenere gemme, umide e molli,
Incoroni le piagge, adorni i colli.
Tu le conche marine
Ingravidando vai
Di preziose brine
E di maschio valor ricche le fai.
Tu la terra fecondi, e tu gradita
Porgi a l'erbe et ai fior spirto di vita.