Alla serenità

By Sergio Corazzini

Io t'ò nel cuore e tu, sole, mi scaldi

e le cose non oggi allo sfacelo

imminente rassegnansi: che cielo,

oggi! e che squilli! Nunziano gli araldi

giovinetti l'avvento che sognai?

Come tutto è soave, come tutto

mi canta in cuore! non m'hai tu costrutto

un nido nei novissimi rosai?

Stelle! che gioia! Quanto cielo e quanti

voli s'io chiuda gli occhi alla freschezza

di questa sera piena di dolcezza,

accolgo in essi ancor tristi di pianti!

Pianti lontani come le tue, nonna,

favole buone, come le mie pure

notti, oh, quiete delle creature

che una fata protegge e una madonna!

Serenità, non tu mi riconduci,

nave di sogno, a una perduta riva?

non è forse una luce primitiva

questa che vince tutte le altre luci?

E colgo ancora le margheritine

per i capelli de le mie sorelle

e m'inebrio del sole e de le stelle

e piango se mi pungono le spine.

Tutto quel che fu mio, teneramente,

mette le foglie, mette i fiori, odora;

oh, mai tramonto si sbiancò in aurora

più di questa soave e più ridente!

Serenità, ben tu mi ricomponi

gioie profonde per il mio ritorno,

e suoni tutte le campane a stormo,

le campane già vedove di suoni,

entro il mio cuore, e vuoi tu che al fiorito

maggio spalanchi l'umili finestre

e odori il davanzale di ginestre

e canti ancora quello che infinito

canto mi parve e non fu che una nota!

Vuoi che l'orto mi dia ghirlande e frutti...

ma non sai farmi libero di lutti,

ma non sai popolarmi questa vuota

casa! E allora?... perché farmi tornare?

Serenità: quiete al mio tormento

vana, sono perduto, ora, mi sento

morire e gli occhi s'empiono di bare

e questo cielo non conobbe voli

mai, questa casa non s'aprì alla gioia,

serenità, serenità, ch'io muoia

dunque se il cuore tu non mi consoli,

se non valse al dolor tua compagnia,

se il passato mi stringe sì che in ogni

luogo ritrovo i miei perduti sogni

pieni di una mortale nostalgia.