ALLA VERGINE

By Pietro Aretino

Vergine doppo 'l gentil parto e sempre,

qual saldo vetro ov'entra et esce il sole,

e intero si riman dentro e di fuore,

ti lodarò con semplici parole

ch'Amor mi detta, e sparse in dolci tempre

d'umile, casto e ben gradito ardore.

O chiaro speglio de l'eterno Amore

dov'ogni ben appare, v'appaga il gioco

d'ineffabil dolcezza, Angeli et alme;

bench'io il preggio tu sia de le cose alme,

al desio ch'arde in sì fervente fuoco

nel favor tuo dà luoco:

e qual io sia a' tuoi divoti sproni

fà che tu sei per la mia lingua suoni.

Vergine sola e nanzi 'l mondo impressa

e serbata ne l'alta idea divina

sin ch'in te lampeggiò nostra salute,

nella toa forma umana e pellegrina

volse riffar Iddio soa forma istessa,

perché toe grazie fosser conosciute;

e inamorossi sì de toa Virtute,

ch'egli, che sempre fu con umil zelo,

mostrass'in te visibil e mortale,

che la parola increata e immortale

ch'il felice Angel ti reccò dal Cielo,

s'unio co l'uman velo,

e creast'uom colui stabil eterno:

caggion che piangerà sempre l'inferno.

Vergine, nanzi ch'el tuo vivo raggio

fosse a noi giorno, entrò con luce innata

ne l'alte menti de li spirti eletti,

onde foste ne i secoli nonciata

da chiare carti e nobil grido saggio

sin che Natura in te porse gli effetti.

Vidersi al nascer tuo con lieti aspetti

le celesti famiglie, e udirsi acenti

che ferno sfavillar gioia a le stelle;

il paradiso aprissi e le soe belle

cose mostrò, e i gran fiumi repenti

tennero i piè correnti,

spianars'i monti: e in manifesto esempio

sopra gli idoli suoi cadde ogni tempio.

Vergine, il venir tuo per tempo in terra

con le propie arme l'empia morte uccise,

e riparò la vita indarno viva;

lieta fra Dio e l'uom pace commise,

e fu publico ben l'estinta guerra,

e il carcer ruppe a la gran schiera diva.

La Fortuna affrenò invida e schiva,

diede legge al destin, a influssi e a sorte,

e il camin chiuse al creder vano e oblico,

e rilegò 'l nostro avversario antico

in fuoco e in pene, e soe malvaggie scorte;

aprì l'eccelse porte:

e per memoria del tuo divo pondo,

fece del cielo Cittadin il mondo.

Vergine, tua mercé, nostra sembianza

ch'è a·Ddio simile, ogni util pompa spiega

si la fai con pietà grata al suo padre,

perché la tua bontà non mai ci nega

cortese dono e sazia ogni speranza

d'ingorde fami in tue opre leggiadre.

Figliuola del tuo figlio, sposa e madre,

tu la santa ira al sommo Re sospendi,

che giustamente sopra il fallo abonda;

tu di questo gran mar tranquilli ogni onda,

curi infermi, ami i buoni e ' rei difendi,

ché l'ammendar attendi:

ma se la tua pietà fosse in te meno,

sarebbe in un sol dì l'abisso pieno.

Vergine, ogni alma, ogni mente, ogni core

ch'a te non corre e tenta grazia altrove

abraccia l'ombre e ne sospira, poi

che per terra e ciel se ferma e move;

né sa, né pò, né vòl l'alto Motore

scemar un sol di mille preghi tuoi.

Tu l'impossibil possibil far puoi;

e Dio che tutto pò negar, nol pote

a te, che per altrui mai sempre chiedi:

perché fur tali i fiumi ch'a' suoi piedi

versò 'l tuo cor per le luci divote

in dolorose note,

ch'allor che i cari membri in croce affisse,

il potere ogni cosa ti permisse.

Vergine, e' non fia mai per nuova etade

ch'ascolti, parli, scriva, intendi o pensi

la millesima dramma di tue lode;

in te l'Angel contempla i beni immensi,

da te ha Dio il vel d'umanitade,

per te l'eternitate intera gode,

lassù 'l tuo nome in ogni lingua si ode,

qua giù 'l tuo nome in ogni core ha impero,

e nel tuo dolce amor ciascuno ha parte.

Adunque ognuno aggia toe lodi sparte,

se ben con l'ali non vi va 'l pensiero:

che più tosto Dio vero

vuol che s'esalti il nome tuo gradito,

che 'l suo sol singulare et infinito.

Con le ginocchia de l'anima umili,

contrita adora CANZON mia colei,

prima Reina in ciel ch'in terra donna;

prega m'acolga a l'ombra di sua gonna

e perdoni a gli indegni versi miei

c'han parlato di lei:

poi la ringrazia e le di' senza indugio

ch'ell'è d'ogni mia speme il ver refugio.