Alla vita solitaria

By Girolamo Fontanella

O tre volte beato

Chi t'abbraccia col cor, rustica vita;

Tu con soave stato

Mantieni l'uomo in libertà gradita,

E nemica di guerra,

Compagna sei de l'innocenza in terra.

Tu qual cielo terreno

Per angeli hai nel grembo alati augelli,

Che nel tempo sereno

Tesson groppi d'amor canori e belli,

E con alterni cori

Carolando tra fior sembrano amori.

Per te fra questi colli,

Scompagnato da' fasti, io vivo in festa;

E su l'erbette molli

Ogni cura bandisco al cor molesta,

E sotto ombroso alloro

Godo lunge da l'or l'età de l'oro.

Qui turbator di pace,

Strepito popolar non odo o sento,

Ma, limpida e fugace,

Tra sassi mormorar l'onda d'argento,

Che la lucida lingua

Par che figlia del sonno apra e distingua.

Abiti la cittate

Ambizioso cor d'ombra d'onore,

Ch'io ne la povertate

Ricco trovo il desio, satollo il core,

E sotto il rezzo estivo

M'è cibo il latte, e m'è bevanda il rivo.

Là teme il re potente

Bever nel vaso d'or l'onda di Lete.

Qui presso il rio corrente

Sicuro ammorza ogni pastor la sete;

A l'ombra posa, e l'ombra

Di soave piacer l'alma gl'ingombra.

Qui la froda e l'inganno

È di semplice man scherzo gradito;

Qui l'insidie si fanno

Di torti nodi in laberinto ordito,

Per inescar tra vepri

Paurose damme e timidette lepri.

Qui la bellica tromba

Non viene arguta a spaventar le menti,

Che dal letto a la tomba,

Risvegliando l'ardir, porta le genti.

Ma, sgombrando ogni noia,

Spira musico legno aura di gioia.

Qui superbo non spira

Mai di tumido fasto Euro vagante,

Ma vezzosetto gira

Su le penne de' fior Zefiro amante

Tra mille piante e mille

Ombre fresche, antri foschi, onde tranquille.

Qui lusinghiera lode

Non empie altrui di vanità l'orecchio;

E senz'occulta frode

Qui la fronte è del cor limpido specchio;

E quel che chiude il core,

Semplicetta la bocca esprime fore.

Qui nel silenzio impara

Devoto spirto a ragionar col Cielo;

E fra l'ombre rischiara

Dei ciechi affetti il nubiloso velo;

E da cupo recesso,

Perch'in Dio s'avvicini, erge se stesso.

Qui rota allegro il giorno,

Né di nembo o d'orror giamai s'appanna;

Qui suda l'aria intorno

Prezioso licor di dolce manna,

Che la bocca gioconda

Apre ai teneri fior chiave feconda.

Solitudine amata,

Le bell'ombre ch'hai tu, son puri lumi,

Che ne l'età dorata

Fosti stanza et albergo ai sommi numi,

Onde chi vive in selve,

S'assomiglia agli dei, non a le belve.