ALL'OSTERIA

By Emilio Praga

Son solo: il portico

dell'osteria

mi manda i cantici

dell'allegria,

qui, dove mesto

tra stranie mura,

penso alla incerta e fosca età ventura.

Quei che gavazzano

giù, fra i bicchieri,

quelle son anime

senza pensieri:

esse non sognano

nell'avvenire

che egual vicenda di volgar gioire.

Sempre essi fiano

servi, facchini,

o pizzicagnoli,

fabbri, arrotini:

arti tranquille,

in cui perito

è l'uom che mai non si è tagliato un dito.

Ed io? nel fervido

volo degli anni,

sconfitte immagino

e disinganni,

dopo il divino

premio, promesso

quel dì che all'Arte ho dato il primo amplesso!

Oh come parvemi

piana la via!

Come la gloria

poco restia,

e fida ancella

del mio pensiero

la man che tenta riprodurre il vero!

Ma dall'immagine

che in me si cela,

all'artificio

che la rivela,

perché un abisso

frapponsi, o Dio,

e enigma è ancor per tutti il pensier mio?

Perché, se l'anima

nuota nel bello,

perché non transita

nel mio pennello?

Il fiume pieno

straripa, vola,

e avrà saldo confin l'anima sola?

Ma che! cominciano

a bestemmiare?...

Senti i propositi

dell'uom volgare,

senti l'ingiurie,

che rimbalzando

già cedono al baston l'aspro comando!

Addio tripudio

delle canzoni,

si pensi a tergere

le contusioni:

povere spose,

voi che aspettate,

per questa sera, via, v'addormentate!