Amor celato e pudico
Amor, quel foco ond'io tacito avvampo
Omai fatto è sì grave e sì possente,
Che, s'io 'l celo, è miracolo di fede.
Io moro, e pur chi n'è cagion nol vede;
Né mi muovo a cercar ristoro o scampo,
Ché volontario mal meno si sente.
La mia fiamma è cocente,
Quanto efficace è l'esca onde deriva;
E nudrita di duol più che di speme,
è giunta a l'ore estreme,
E vicina al morir, sempre è più viva.
E s'io non dico altrui mia dura sorte,
Qual sia la vita mia dirà la morte.
Ardo, e taccio il mio mal, perch'io pavento
Che, s'io scopro l'ardor ch'entro mi sface,
Foco di sdegno, e non d'amore accenda.
Io temo, io temo, Amor, che non offenda
Più colei che me stesso il mio tormento,
Ché di piacer a me forse le spiace;
Ond'io sostegno in pace
La guerra che mi fanno i miei pensieri.
E s'io tento formar prieghi o parole,
Fede e timor non vuole
Ch'io procuri salute o ch'io la speri.
Moro senza scoprir qual son, qual fui,
E non fuggo il morir, ma l'ira altrui.
Ma se a colei, com'è, non fosse ignoto
Il mio pensier, d'impurità nemico,
S'accenderebbe di pietà, non d'ira.
Perch'io non amo in lei quel ch'altri ammira,
E l'ardor che m'incende a pochi è noto,
Ardor santo e celeste, ardor pudico.
Arda in foco impudico
Per terrena beltà volgare amante,
Ch'io, con gli occhi de l'alma a lei rivolto,
Mirando altro che 'l volto,
Amo quel che non vede il volgo errante.
Onde a guisa d'un raggio è il foco mio
Di quel ch'arde lassù gli angioli in Dio.
Veggio, quando a mirar costei m'affiso,
Ch'un raggio in lei di deità risplende,
E la men bella parte è la mortale:
Quinci il pensiero a Dio spiegando l'ale,
Da un bel volto s'inalza al Paradiso,
E meraviglie altrui segrete intende;
Quindi l'anima apprende
Vincer gli affetti e trionfar de' sensi.
E chi sta in forse pur, s'abbia in me loco
D'amor terreno il foco,
Miri colei che n'è cagione, e 'l pensi:
E vedrà che destar non puote Amore
Da insolita beltà solito ardore.
Pur nel silenzio i miei pensieri ascondo;
Vivo penando, e 'n lagrimar mi sfaccio,
E moro a le speranze, al duol rinasco.
Sol di pensieri e di sospir mi pasco;
E serbando il mio duol chiuso e profondo,
Dentro son tutto foco, e fuori un ghiaccio.
Vorrei parlar, ma taccio,
Perch'io non so ben dir quel ch'i' vorrei.
Quand'io son lungi ardisco, appresso i' tremo,
Or fuggo, or torno, or temo,
E son morto in me stesso e vivo in lei;
E divisa da me l'anima mia
Per seguitar altrui, se stessa oblia.
Canzone, oh se colei
Giammai s'accorge che di lei tu canti,
Benedetto quel dì ch'io ti dettai.
E voi, Donna, oh se mai
Vorrete pur ch'io cangi in versi i pianti,
Dopo morte vivremo ambiduo noi,
Voi ne' miei carmi, e la mia Musa in voi.