Amor celato e pudico

By Girolamo Preti

Amor, quel foco ond'io tacito avvampo

Omai fatto è sì grave e sì possente,

Che, s'io 'l celo, è miracolo di fede.

Io moro, e pur chi n'è cagion nol vede;

Né mi muovo a cercar ristoro o scampo,

Ché volontario mal meno si sente.

La mia fiamma è cocente,

Quanto efficace è l'esca onde deriva;

E nudrita di duol più che di speme,

è giunta a l'ore estreme,

E vicina al morir, sempre è più viva.

E s'io non dico altrui mia dura sorte,

Qual sia la vita mia dirà la morte.

Ardo, e taccio il mio mal, perch'io pavento

Che, s'io scopro l'ardor ch'entro mi sface,

Foco di sdegno, e non d'amore accenda.

Io temo, io temo, Amor, che non offenda

Più colei che me stesso il mio tormento,

Ché di piacer a me forse le spiace;

Ond'io sostegno in pace

La guerra che mi fanno i miei pensieri.

E s'io tento formar prieghi o parole,

Fede e timor non vuole

Ch'io procuri salute o ch'io la speri.

Moro senza scoprir qual son, qual fui,

E non fuggo il morir, ma l'ira altrui.

Ma se a colei, com'è, non fosse ignoto

Il mio pensier, d'impurità nemico,

S'accenderebbe di pietà, non d'ira.

Perch'io non amo in lei quel ch'altri ammira,

E l'ardor che m'incende a pochi è noto,

Ardor santo e celeste, ardor pudico.

Arda in foco impudico

Per terrena beltà volgare amante,

Ch'io, con gli occhi de l'alma a lei rivolto,

Mirando altro che 'l volto,

Amo quel che non vede il volgo errante.

Onde a guisa d'un raggio è il foco mio

Di quel ch'arde lassù gli angioli in Dio.

Veggio, quando a mirar costei m'affiso,

Ch'un raggio in lei di deità risplende,

E la men bella parte è la mortale:

Quinci il pensiero a Dio spiegando l'ale,

Da un bel volto s'inalza al Paradiso,

E meraviglie altrui segrete intende;

Quindi l'anima apprende

Vincer gli affetti e trionfar de' sensi.

E chi sta in forse pur, s'abbia in me loco

D'amor terreno il foco,

Miri colei che n'è cagione, e 'l pensi:

E vedrà che destar non puote Amore

Da insolita beltà solito ardore.

Pur nel silenzio i miei pensieri ascondo;

Vivo penando, e 'n lagrimar mi sfaccio,

E moro a le speranze, al duol rinasco.

Sol di pensieri e di sospir mi pasco;

E serbando il mio duol chiuso e profondo,

Dentro son tutto foco, e fuori un ghiaccio.

Vorrei parlar, ma taccio,

Perch'io non so ben dir quel ch'i' vorrei.

Quand'io son lungi ardisco, appresso i' tremo,

Or fuggo, or torno, or temo,

E son morto in me stesso e vivo in lei;

E divisa da me l'anima mia

Per seguitar altrui, se stessa oblia.

Canzone, oh se colei

Giammai s'accorge che di lei tu canti,

Benedetto quel dì ch'io ti dettai.

E voi, Donna, oh se mai

Vorrete pur ch'io cangi in versi i pianti,

Dopo morte vivremo ambiduo noi,

Voi ne' miei carmi, e la mia Musa in voi.