Antonii Barbadori viri prestantissimi de trinitate capitulum.
Quando contemplo quella potestate
Da cui el saper procede, e quindi amore
Che fanno una substantia in trinitate,
Tutto in dolcezza se converte el core,
E fuor de soa substantia invita l'alma
A dir de la soa essentia cum fervore.
E bench'io la cognoscha scontra salma
Al mio humero stancho et imperfecto
Pur a l'impresa stenderò la palma.
Fidandome del tuo alto intellecto,
Et che te degnarai de stare attento
Nei manchamenti e renderme correcto.
Pigliarò adonque, el primo fundamento
Di phylosophi antiqui, come pone
Averoys ne l'inclito comento;
Dove dimostra loro opinïone
Che 'n dio par che ponga trinità,
E lui afferma tal conclusïone.
E per meio lucidar la verità
Adducerem del phylosopho el decto
Che nel primo del ciel ne dà clarità.
E quel che tien de trinità in effecto
Che segondo ch'el pon se de' laudare
Cum tutti i sentimenti e l'intellecto.
Dio in trinità hanno a numerare,
Cioè secondo el numero trinario
Se debe al vero idio sanctificare.
E parme questo haver troppo divario
Da quel che z'hamaestrano i doctori
De sancta chiesa del numer preclaro.
Ma per tor via tutti questi errori
Seguitaremo pur l'argomentare,
Ponendo dei phylosophi i tenori.
Col iperipatetico parlare
Conclude idio esser sola essentia
De substantia, e virtù in adoperare.
Pythagora ne debbe altra sententia,
Concedendo a dio solo et a natura
Principio, megio e fin per excellentia.
E Salamon, de questo havendo cura,
Vedi che solo in dio è l'operare
Cum numero, cum pondo e cum misura.
Hora infinita ne potrei alegare,
E tutti tornarìano ad uno effecto,
Che tende in tre potentie a dio equare.
E questo è phylosophico concepto,
Col qual possiamo ben considerare
De l'essentia de dio cum l'intellecto.
Dico segondo el lume naturale
Cognition s'ha sol da l'invisibile
E questo chiaro ze pò demostrare:
Esser l'alto idio intelligibile
Dal qual né intelletto, ho voluntà
Contemplando non è già divisibile.
Adonque tutte e tre in unità
Dinanzi a ciascun secul gli porèmo,
D'onde se piglia poi la trinità.
E così ze dimostra Demostemo
Per il suo testo alquanto aspro et accerbo,
Pur tutta volta nui el dechiararemo.
Da l'intellecto vol proceda el verbo,
Come chiar ze dimostra ogni doctore,
E questo è 'l figlio ch'à la carne e 'l nerbo
Che la vergene assumpse col favore
Dal patre messo cum la soa virtute
Per tor del primo patre el duro errore.
Per costui son le prophetie adimpiute,
Costui è quello a cui ciaschedun grida:
Misericordia per la soa salute.
Felice è sol colui ch'in te se fida,
Et ha rivolto a te la mente e 'l core,
E che te solo ha per ischorta e guida.
E da la voluntà procede amore,
E cusì è da la chiesa tenuto:
Cioè Yhesù Christo sancto cum l'ardore;
Che dal patre e dal figlio è preceduto,
E per costui ha dio iradïati
I doctur sancti che l'han recevuto.
Così da lor son stati illuminati
Coloro ch'àn l'intellecto divino
Et che al summo ben se son levati.
E se non credi a me, piglia Agustino
Nel quindecimo suo de trinitade
Ed è in questa sententia el suo latino:
Che per l'imagin z'enno apresentade
Quelle cose d'onde le traiamo;
E ne l'antiquo nostro collocate,
Seguita che, se idio nui contempliamo,
Né senza voluntà el potiam vedere,
Né senza l'intellecto el comprendiamo.
Adonque tre et un conviense havere,
E da cotale obiecto iradicato
È il nostro intellecto col sapere.
Né in altra forma z'è rapresentato,
E se sto bene intender pur vorai
Piglia l'animo nostro seperato,
Et ivi tre potentie trovarai:
Memeria, voluntà cum intellecto
Adonque in una essentia tu 'l vedrai
Esser tre et un senza deffecto;
Cossì nel summo ben comprenderemo
Esser la trinità in uno effecto.
Hor per più largha via te menaremo,
Perché la possi meglio considrare
Pel senso exterior te monstraremo
Tale effecto esser nel corpo solare,
Et una substantia et una forma
Seguendo el theologico parlare.
E l'intellecto pel senso si informa,
E senza lui già nulla poi gustare
Sì che al provare hormai prendiam la forma.
Cum e qual gratia eterna deità
Patre cum figliolo e spiritu sancto
In tre persone una divinità.
E segondo d'Atanasio l'alto cancto
Creato el patre, se creò il figliolo,
E similmente lo spirito sancto.
E se cum l'intellecto in altro velo
Immensa de ciascuno è la potentia,
Et in questa sententia non è solo,
E non ha l'un più che l'altro excellentia,
Eterno il patre e tutti sono eterni,
E sono equali senza differentia.
Non voglio già che tre siam sempiterni;
Ma uno eterno et uno increato
Et uno immenso sotto tal governi.
Hano volere in ciò esser creato
Non tre omnipotenti dir debiamo;
Ma uno omnipotente, uno increato.
Così de dio a del signor tignamo
Credendo fermamente ch'un sol sia
E non tre dii e tri signori habiamo.
Et il patre in nesun modo sia
Da nesun facto, genito e creato,
Altro tenendo sarebbe heresia.
Diremo adonque al figliol generato
Dal patre solo, non facto, ho creato,
Segondo che i docturi han dichiarato.
E s'i mei versi a l'intellecto han dato,
Proceder vedo a lo spirito sancto
Dal patre e dal figlol solo ingustato.
E quanto el patre, tanto el spirito sancto,
Tanto el figlolo, e l'uno e l'altro è tale
Et una essentia solo sotto un manto.
Sotto una trinitate egli è cotale
Quanto è patre e figlolo e un sol dio
Cum lo spirito sancto ogn'homo equale.
E questo vien da quel bono disìo,
Da quello amor quale è tra patre e figlio,
Non creato, né facto, al parer mio.
Così proceda da quel bon consiglio
Come ciascun de loro in seme regna,
Né prima l'un che l'altro fesse piglio.
E questo chiaro ze demostra a insegna
Che solo un patre et non tri patri habiamo,
Et un signor là su, né tri non regna.
In questa trinità non intendiamo
Né magior, né minore in alchun modo,
Né prima, ho poi esser tra lor poniamo.
Ma queste tre persone essere un nodo
Infra lor coeterne et coequali,
E dense venerare in cotal modo
Per ciaschun christian, che tra' mortali
Se vol venire a la salvatione
Gli è necessario oltra l'opre morali
Tener per fede la incarnatïone
De Yhesù Christo ver figliol de dio
Ch'asumpse carne per redemptione.
Col patre inseme volendo venire
Innanzi a ciascun secul generato
E substantia patris, dovean dire.
E cum la matre è nel seculo nato,
E fu perfecto dio et huom perfecto,
D'anima rasonevole informato.
De humana natura e' fo sì pio,
Che per dar vita a lei volse morire,
E fu vero homo, ver figliol de dio.
Equale al patre nel divin conspecto
Minor che 'l patre fo in carne visto,
Dio et homo fo, questo è l'effecto.
Come d'anima e carne inseme misto
Se vede l'huom producto e generato,
Così de dio è huom genito Christo
Da la matre nutrito et alevato
El qual morì per la nostra salute
El terzo dì da poi resuscitato.
Ad inferos discese per salute
Dai patri che là giù l'hanno aspectato,
E liberogli per la soa virtute
Da la dextra del patre è collocato,
El inde de' venire a judicare
Essendo a la sententia ogn'hom chiamato.
Vedrasse alhora ogn'hom resuscitare
Coi proprii corpi e rendere rasone
Di facti, gesti, meriti e peccare.
Non ze varrà eloquentia, né sermone,
Chi havrà bene operato fia fra ellecti,
E ne la summa gloria idio gli pone,
E gli altri a voce fian poi maledecti.