ARMONIE DELLA SERA

By Emilio Praga

La notte piombava dai campi celesti,

e gli uomini onesti — russavano già.

Il cielo era un buio germoglio di stelle;

s'empìa di fiammelle — la negra città.

Le serve ridevano di sotto alle porte;

furtiva la Morte — salìa l'ospital.

Curvavansi in chiesa devoti e capoccie

sull'ultime goccie — dell'acqua lustral.

Cantavan nell'ampie caserme i tamburi.

Nei vicoli oscuri, — coll'ansia nel cor,

i giovani imberbi battevan le traccie

di pallide faccie, — di squallidi amor.

L'astronomo, insetto dell'atomo errante,

giungeva anelante — sull'ermo manier;

e i bracchi annebbiavano, davanti ai camini,

gli sguardi indovini — di un sonno legger.

Il giuoco accendevasi nei turpi ridotti;

e maghi e sedotti, — con strana virtù,

già ungean nella bile dell'anima immota

la rapida ruota — del meno e del più.

Le madri, frattanto, cadean ginocchioni,

e in lunghe orazioni — chiedevan pietà...

La notte piombava dai campi celesti,

e gli uomini onesti — russavano già.