ATTO II

By Giulio Filippi

Sommo Iddio, a te mi volto...

Son da tutti abbandonata,

Innocente imprigionata:

Non sia lungi un tuo conforto...

Qua nessuno orecchio umano

Sente i miei tristi lamenti;

Se soccorri gl'innocenti,

Deh! Mi porgi la tua mano..

VOCE SCONOSCIUTA

Genoveffa, fai coraggio;

Tu dovrai patire ancora.

L'innocenza tua vien fuora,

Come vien del sole il raggio.

Dunque, sei sempre ostinata

Come fosti nel passato?

Il pensiero avrai cambiato

A trovarti imprigionata...

Il pensiero coll'onore

Non si può paragonare;

Epperciò lasciami stare

Nel penoso mio dolore.

L'onestà lasciala andare:

Sei nell'atto sprigionata

E del tutto discolpata.

So ben io come parlare.

Se colpevole alla gente

Ne risulta l'onor mio,

Sono giusta col buon Dio:

Chè Lui tutto vede e sente.

Se desideri soffrire,

Qui starai fino alla morte.

Te l'ho detto tante volte:

Pria che cedere, morire!

Tuo marito, sai,è alla guerra

E potrebbe esser già morto;

Nessun rigo di conforto

Lui mandò su questa terra.

E se vedova ne sei,

Perché fai appassir quel fiore?

Io ti porto tanto amore

E felice ti farei...

Sai che Dio ci diè la vita

E la forza per godere;

Perché tu vuoi sostenere

Questa tua triste partita?

Se prometti essere mia,

Io proclamo tua innocenza;

Chiamo Iddio alla mia presenza,

Se ti dico una bugia!

Vanne, Satana infernale,

Con quei detti ributtanti;

Dico adesso e dissi avanti:

La tua brama a me non vale.

Me ne vado; ma ritorno.

Pensa bene ai casi tuoi,

Ne sei in tempo, se tu vuoi,

Pria che venga il fatal giorno.

Guarda come quel brigante

Mi perseguita e m'incita;

Io che detti a te la vita,

Bambinel mio caro infante.

Ah! Tu, dunque, vedi? esisti

In quest'orrida prigione;

Senza colpa, né cagione

Passi in vita i giorni tristi

O mio caro bel bambino,

Vieni sopra del mio seno;

Ti riscaldo un poco almeno,

Privo sei di un pannolino.

E neppure una bevanda ...

Quelle man benefattrici

Per bagnar le tue narici

Non mi fecero domanda.

Oh se avessi un materasso

Per poterti fare un nido!

Sulla paglia, ecco ti affido,

Sopra questo duro sasso.

O mio Dio che gli hai donato

Il gran dono della vita,

Una madre deperita

Vuol che a te sia consacrato.

Io non posso nel tuo tempio

Battezzare l'innocente

Per cagion di quel pezzente

Uomo ingrato, tristo ed empio.

Per doverti battezzare

Far dovrò da sacerdote

Mi arrossiscono le gote

Nel pensar quel che ho da fare.

Tutto io sola ho da eseguire

Qui da madre e da padrino;

Grazie a te, Padre divino,

Che m'inciti a proseguire.

Del Celeste Padre in nome

E del Figlio e ancor del Santo

Spirto, o Enrico amato tanto,

Ti battezzo... Io non so come.

Difettandomi ogni plico

Io che fui sì calunniata

E in prigione segregata

Registrar ti possa, o Enrico.

Questa volta è la finale:

Brami vita o vuoi la morte?

Pria che offender mio consorte

Sto alla legge tua marziale.

Se all'onor sei scrupolosa,

Ma pietà del tuo bambino!

Che se a me non fai l'inchino,

Ti fo priva di ogni cosa.

Pria che a te venire amante,

Io non temo la mia sorte.

Te e tuo figlio avrete morte:

Dio mi fulmini all'istante!

O Signora...

Chi mi chiama?

Sono io, l'amica Berta.

Mi sembravi: ma ero incerta...

Svela pure la tua brama.

Reco a te triste avventura

Che ben presto hai da soffrire:

Con certezza intesi dire

La terribile sciagura.

Credi, a me manca il coraggio

A doverti palesare...

Parla pur, non esitare:

Io non temo alcun oltraggio

Credi, in me sento gran duolo

A doverti riferire

'Questa notte hai da morire'!

Per cagion del tetro Golo!...

Non è lui che ha stabilito

Che sia data a te la morte:

Sigelfrido tuo consorte!

E' tornato mio marito?...

No!... Al sopromo egli ha inviato

Una lettera chiarita

Che sia tolta a te la vita

Per il tuo male operato.

Sai che Golo ha scritto al Conte

Che con Drago avei contatto

E ti prese lui sull'atto

Stretti stretti a fronte a fronte.

E lui venne nella stanza

Per difendere il suo onore...

Ascoltò un calunniatore

Senza aver testimonianza...

Sì... Perché l'ordine ha dato

Verso te non sia pietoso:

Anche il figlio generoso

A te insieme trucidato.

Oh! Qual fu di lui l'errore

Da subir tale periglio?

Lo rifiuta per suo figlio

Perché nacque in disonore.

Questa poi è la più pesa

Della mia triste avventura

L'innocente creatura

A morir senza difesa.

Genoveffa, ti abbisogna

Qualche incarico lasciarmi?

Se i segreti vuoi affidarmi

Parla pur senza vergogna.

Io scolpito nel tuo volto

Vedo ben che sei innocente

Non è giusta certamente

Sia colà tutto sepolto.

Forse un giorno può venire

Tua innocenza proclamata;

Chi te, o donna, ha calunniata

Peggior duolo ha da subire.

Sento che sei ben disposta

Per far teste a questo imbroglio

Penna, inchiostro, quarche foglio

Ne saria la mia proposta.

Se possibile ti resta

Procurarmi un lumicino...

Dentro a questo borsellino

C'è ogni cosa che hai richiesta.

Già l'avevo preveduto

Che ti fosse necessario

Per descrivere in diario

Tutto quanto ti è accaduto.

Ti ringrazio dell'affetto

Che per me tu esponi fuora;

Qua ritorna fra mezz'ora;

Sarà pronto il mio ricetto.

O signora, è ancora pronto

Quel che a me vuoi consegnare?

Tieni e non dimenticare

Che ne dei tener di conto.

Come a te fosse un tesoro

Più geloso e più prezioso:

Se ritornerà il mio sposo,

Dallo a lui per mio decoro.

Io ti giuro conservare

Questo pegno di buon cuore!

C'è di passi un tal rumore...

Te deo subito lasciare.

Genoveffa, alzati in piedi

Non istare più a capo chino

Via, con te prendi il bambino

Segui noi dove andar vedi.

Il buon Dio mi aiuti almeno!

Abbandono totalmente

Alla sua mano possente

Me e mio figlio al punto estremo.