ATTO II
Sommo Iddio, a te mi volto...
Son da tutti abbandonata,
Innocente imprigionata:
Non sia lungi un tuo conforto...
Qua nessuno orecchio umano
Sente i miei tristi lamenti;
Se soccorri gl'innocenti,
Deh! Mi porgi la tua mano..
VOCE SCONOSCIUTA
Genoveffa, fai coraggio;
Tu dovrai patire ancora.
L'innocenza tua vien fuora,
Come vien del sole il raggio.
Dunque, sei sempre ostinata
Come fosti nel passato?
Il pensiero avrai cambiato
A trovarti imprigionata...
Il pensiero coll'onore
Non si può paragonare;
Epperciò lasciami stare
Nel penoso mio dolore.
L'onestà lasciala andare:
Sei nell'atto sprigionata
E del tutto discolpata.
So ben io come parlare.
Se colpevole alla gente
Ne risulta l'onor mio,
Sono giusta col buon Dio:
Chè Lui tutto vede e sente.
Se desideri soffrire,
Qui starai fino alla morte.
Te l'ho detto tante volte:
Pria che cedere, morire!
Tuo marito, sai,è alla guerra
E potrebbe esser già morto;
Nessun rigo di conforto
Lui mandò su questa terra.
E se vedova ne sei,
Perché fai appassir quel fiore?
Io ti porto tanto amore
E felice ti farei...
Sai che Dio ci diè la vita
E la forza per godere;
Perché tu vuoi sostenere
Questa tua triste partita?
Se prometti essere mia,
Io proclamo tua innocenza;
Chiamo Iddio alla mia presenza,
Se ti dico una bugia!
Vanne, Satana infernale,
Con quei detti ributtanti;
Dico adesso e dissi avanti:
La tua brama a me non vale.
Me ne vado; ma ritorno.
Pensa bene ai casi tuoi,
Ne sei in tempo, se tu vuoi,
Pria che venga il fatal giorno.
Guarda come quel brigante
Mi perseguita e m'incita;
Io che detti a te la vita,
Bambinel mio caro infante.
Ah! Tu, dunque, vedi? esisti
In quest'orrida prigione;
Senza colpa, né cagione
Passi in vita i giorni tristi
O mio caro bel bambino,
Vieni sopra del mio seno;
Ti riscaldo un poco almeno,
Privo sei di un pannolino.
E neppure una bevanda ...
Quelle man benefattrici
Per bagnar le tue narici
Non mi fecero domanda.
Oh se avessi un materasso
Per poterti fare un nido!
Sulla paglia, ecco ti affido,
Sopra questo duro sasso.
O mio Dio che gli hai donato
Il gran dono della vita,
Una madre deperita
Vuol che a te sia consacrato.
Io non posso nel tuo tempio
Battezzare l'innocente
Per cagion di quel pezzente
Uomo ingrato, tristo ed empio.
Per doverti battezzare
Far dovrò da sacerdote
Mi arrossiscono le gote
Nel pensar quel che ho da fare.
Tutto io sola ho da eseguire
Qui da madre e da padrino;
Grazie a te, Padre divino,
Che m'inciti a proseguire.
Del Celeste Padre in nome
E del Figlio e ancor del Santo
Spirto, o Enrico amato tanto,
Ti battezzo... Io non so come.
Difettandomi ogni plico
Io che fui sì calunniata
E in prigione segregata
Registrar ti possa, o Enrico.
Questa volta è la finale:
Brami vita o vuoi la morte?
Pria che offender mio consorte
Sto alla legge tua marziale.
Se all'onor sei scrupolosa,
Ma pietà del tuo bambino!
Che se a me non fai l'inchino,
Ti fo priva di ogni cosa.
Pria che a te venire amante,
Io non temo la mia sorte.
Te e tuo figlio avrete morte:
Dio mi fulmini all'istante!
O Signora...
Chi mi chiama?
Sono io, l'amica Berta.
Mi sembravi: ma ero incerta...
Svela pure la tua brama.
Reco a te triste avventura
Che ben presto hai da soffrire:
Con certezza intesi dire
La terribile sciagura.
Credi, a me manca il coraggio
A doverti palesare...
Parla pur, non esitare:
Io non temo alcun oltraggio
Credi, in me sento gran duolo
A doverti riferire
'Questa notte hai da morire'!
Per cagion del tetro Golo!...
Non è lui che ha stabilito
Che sia data a te la morte:
Sigelfrido tuo consorte!
E' tornato mio marito?...
No!... Al sopromo egli ha inviato
Una lettera chiarita
Che sia tolta a te la vita
Per il tuo male operato.
Sai che Golo ha scritto al Conte
Che con Drago avei contatto
E ti prese lui sull'atto
Stretti stretti a fronte a fronte.
E lui venne nella stanza
Per difendere il suo onore...
Ascoltò un calunniatore
Senza aver testimonianza...
Sì... Perché l'ordine ha dato
Verso te non sia pietoso:
Anche il figlio generoso
A te insieme trucidato.
Oh! Qual fu di lui l'errore
Da subir tale periglio?
Lo rifiuta per suo figlio
Perché nacque in disonore.
Questa poi è la più pesa
Della mia triste avventura
L'innocente creatura
A morir senza difesa.
Genoveffa, ti abbisogna
Qualche incarico lasciarmi?
Se i segreti vuoi affidarmi
Parla pur senza vergogna.
Io scolpito nel tuo volto
Vedo ben che sei innocente
Non è giusta certamente
Sia colà tutto sepolto.
Forse un giorno può venire
Tua innocenza proclamata;
Chi te, o donna, ha calunniata
Peggior duolo ha da subire.
Sento che sei ben disposta
Per far teste a questo imbroglio
Penna, inchiostro, quarche foglio
Ne saria la mia proposta.
Se possibile ti resta
Procurarmi un lumicino...
Dentro a questo borsellino
C'è ogni cosa che hai richiesta.
Già l'avevo preveduto
Che ti fosse necessario
Per descrivere in diario
Tutto quanto ti è accaduto.
Ti ringrazio dell'affetto
Che per me tu esponi fuora;
Qua ritorna fra mezz'ora;
Sarà pronto il mio ricetto.
O signora, è ancora pronto
Quel che a me vuoi consegnare?
Tieni e non dimenticare
Che ne dei tener di conto.
Come a te fosse un tesoro
Più geloso e più prezioso:
Se ritornerà il mio sposo,
Dallo a lui per mio decoro.
Io ti giuro conservare
Questo pegno di buon cuore!
C'è di passi un tal rumore...
Te deo subito lasciare.
Genoveffa, alzati in piedi
Non istare più a capo chino
Via, con te prendi il bambino
Segui noi dove andar vedi.
Il buon Dio mi aiuti almeno!
Abbandono totalmente
Alla sua mano possente
Me e mio figlio al punto estremo.