ATTO III
Genoveffa, ferma il passo
E ti poni inginocchiata.
Quella donna sia bendata!
Dài a me il figlio e non far chiasso.
Date pure a me la morte.
L'innocente voi salvate!
Ve lo cedo e lo allattate:
Sarà un dì la vostra sorte.
Noi dobbiamo fare quello
Che ci viene comandato:
Questo a noi ci fu ordinato
Dal padrone del castello.
Dove a voi viene il coraggio
Di compir tale sciagura?
L'innocente creatura
Non commise alcuno oltraggio.
Me uccidete: son disposta
A subir morte e dolori,
Fate a me, benefattori,
Del mio figlio altra proposta.
O sentiamo il tuo concetto:
Cosa noi dobbiamo fare?
Ai miei cari consegnare
L'innocente pargoletto.
Se per noi fosse la stessa
Si starebbe al tuo comando
Ma tuo figlio consegnando
Che dir noi di te, contessa?...
Ma se ciò non è segreto,
Anche me lasciate in vita
Che gli possa dare aita:
Così tutto resta cheto.
Io e mio figlio in tal foresta;
E vi giuro non sortire
Anche a costo di morire.
Non c'è via miglior di questa.
Io per tutta la mia vita,
E mio figlio in compagnia,
Giuro a voi con fede mia
Di non far di qui sortita.
Io del Duca di Brabante
Figlia sono e a voi mi prostro,
Moglie ancor del padron vostro
Che ingannato è a questo istante.
Voi, però, bene sapete
Che innocente fui accusata:
Se la vita a me vien data,
Ricompensa un dì ne avrete.
Per volere esser fedele,
Or mi trovo a tal periglio
Con il piccolo mio figlio:
Ascoltate mie querele!
Il buon Dio, sappiate, è giusto
Al suo eterno tribunale,
Là si avvera il bene e il male
Per il giusto e per l'ingiusto.
Di versare questo sangue
Vostra man non sia capace!
Troverete al mondo pace
Da una madre che or ne langue.
Questo a noi vien comandato;
Non ho pena da scontare.
Golo e il Conte han da pensare
Del gran male a te operato.
Se lassù nel regno eterno
Ci si scontano i peccati,
Certo, lor saran segnati
Ed andranno nell'inferno.
Dunque, tu Padre Supremo
Delle vedove e orfanelli
Rasserena il cuore a quelli,
Me soccorri al punto estremo!
Pure voi moglie e bambini
So che sempre avete amati:
Se venissero ammazzati
Senza colpa, piccolini?!
Se sentite ripugnanza,
Mi lasciate ancora in vita!
La mia prece gli è finita:
Metto in voi la mia speranza.
Mi si spezza il cuore in petto
Nel sentir le sue parole:
Kunz noi se far si vuole
Si può fare altro concetto.
Se del sangue sia versato
Dalla tua lucente spada,
La vendetta, dunque, cada
Sopra Golo scellerato.
Lui colpevole assoluto,
La contessa gli è innocente
Ti assicuro certamente:
Tu che dici di quel bruto?
Caro Kenz, anch'io prevedo
Che così sia questo fatto;
Ma, se il conto non è esatto,
Per noi male me la vedo.
Ma non pensi la signora
Quanto fece nel passato?!
Quando te fosti ammalato
Fu frequente in tua dimora.
E l'intera tua famiglia
La fornì di vitto e spoglie;
Or la vita le vuoi toglie'?
Viva pur sì degna figlia!
La contessa ha da morire!
Non c'è in me pietà, né grazia:
Col suo pianto ella ti sazia
E non pensi all'avvenire?...
Anche a me dispiace tanto
A doverle dare morte;
Ma, sai? Golo e il suo consorte
Fan tremare averli accanto.
E se noi lasciamo in vita
La contessa e il suo bambino
Prenderemo il suo destino:
Non c'è altra via d'uscita.
Golo iniquo saprà, certo,
Farla ad altri ricercare,
Se venisse a sospettare
Che abbiam fatto altro concetto.
Poi da altri men pietosi
Lei farebbe trucidare
E noi pur tosto ammazzare:
Questi son punti gelosi.
Poi c'è un'altra circostanza:
Vuol di morte un contrassegno.
Troveremo altro disegno
Che farà testimonianza.
Si può al mondo rimediare
Tutto fuori che la morte.
O sentiamo quale sorte
Tu ne pensi di pigliare...
La signora nuovamente
La faremo rigiurare
Che in foresta ha da restare
Fin che lei sarà vivente.
E noi a Golo in contrassegno
Gli daremo occhi di cani;
Gli parrà che siano umani...
Bello è fatto altro disegno!
Ma lo vedo che a te spiace
Ad uccidere il tuo cane;
Ma salvar due vite umane
Resta un fatto più efficace.
Quella poi della padrona
E del suo innocente figlio!
Caro Kunz, muta consiglio
E faremo opera buona.
Fosti sempre buono assai...
Via non farti adesso belva:
Li lasciamo in questa selva
Ed un premio un dì ne avrai.
Io non son niente feroce,
È un mestiere che m'annoia;
Però Golo è più che boia...
Ho temenza di sua voce.
Tieni sempre nella bocca,
Tu, quel nome ormai aborrito;
Quando un uomo ha bene agito
La condanna non lo tocca.
Ammettiam che tal facendo
Ci venisse un rischio addosso
Non sarebbe un fallo grosso
Come il ben che andiam compiendo.
Se faremo opere buone,
Ne sarem ricompensati
Su la terra o in altri lati
Se osserviam la religione.
Anche a costo di mia vita
La lor vita vo' salvare:
Tu, signora, dei giurare
Che di qui non fai sortita.
Ve lo giuro in faccia a Dio
Che per tutta la mia vita
Non farem di qui sortita
Tanto io che il figlio mio.
Giuro anch'io - per quanto dici -
Sulla mia lucente spada
Di non far più questa strada
A cercar questi infelici.
Dunque, addio - cara signora!
Fa' che baci il tuo bambino.
Cari addio! Per mio destino,
Lieta son far qui dimora.
Cosa c'è? Cosa cercate?
Di qua dentro andate via!
Ecco gli occhi in mano mia
Delle vittime ordinate.
Vi ripeto: andate via!
Io non voglio più sapere;
Altrimenti fa vedere
Morte a voi la mano mia.
Un di voi, se mi favella
Della misera infelice,
La sua morte mi ridice...
Morte a voi non si cancella.
La vendetta che ho ordinato
Mi sembrava dolcemente;
Or mi resta amaramente:
In eterno son dannato!