ATTO III

By Giulio Filippi

Genoveffa, ferma il passo

E ti poni inginocchiata.

Quella donna sia bendata!

Dài a me il figlio e non far chiasso.

Date pure a me la morte.

L'innocente voi salvate!

Ve lo cedo e lo allattate:

Sarà un dì la vostra sorte.

Noi dobbiamo fare quello

Che ci viene comandato:

Questo a noi ci fu ordinato

Dal padrone del castello.

Dove a voi viene il coraggio

Di compir tale sciagura?

L'innocente creatura

Non commise alcuno oltraggio.

Me uccidete: son disposta

A subir morte e dolori,

Fate a me, benefattori,

Del mio figlio altra proposta.

O sentiamo il tuo concetto:

Cosa noi dobbiamo fare?

Ai miei cari consegnare

L'innocente pargoletto.

Se per noi fosse la stessa

Si starebbe al tuo comando

Ma tuo figlio consegnando

Che dir noi di te, contessa?...

Ma se ciò non è segreto,

Anche me lasciate in vita

Che gli possa dare aita:

Così tutto resta cheto.

Io e mio figlio in tal foresta;

E vi giuro non sortire

Anche a costo di morire.

Non c'è via miglior di questa.

Io per tutta la mia vita,

E mio figlio in compagnia,

Giuro a voi con fede mia

Di non far di qui sortita.

Io del Duca di Brabante

Figlia sono e a voi mi prostro,

Moglie ancor del padron vostro

Che ingannato è a questo istante.

Voi, però, bene sapete

Che innocente fui accusata:

Se la vita a me vien data,

Ricompensa un dì ne avrete.

Per volere esser fedele,

Or mi trovo a tal periglio

Con il piccolo mio figlio:

Ascoltate mie querele!

Il buon Dio, sappiate, è giusto

Al suo eterno tribunale,

Là si avvera il bene e il male

Per il giusto e per l'ingiusto.

Di versare questo sangue

Vostra man non sia capace!

Troverete al mondo pace

Da una madre che or ne langue.

Questo a noi vien comandato;

Non ho pena da scontare.

Golo e il Conte han da pensare

Del gran male a te operato.

Se lassù nel regno eterno

Ci si scontano i peccati,

Certo, lor saran segnati

Ed andranno nell'inferno.

Dunque, tu Padre Supremo

Delle vedove e orfanelli

Rasserena il cuore a quelli,

Me soccorri al punto estremo!

Pure voi moglie e bambini

So che sempre avete amati:

Se venissero ammazzati

Senza colpa, piccolini?!

Se sentite ripugnanza,

Mi lasciate ancora in vita!

La mia prece gli è finita:

Metto in voi la mia speranza.

Mi si spezza il cuore in petto

Nel sentir le sue parole:

Kunz noi se far si vuole

Si può fare altro concetto.

Se del sangue sia versato

Dalla tua lucente spada,

La vendetta, dunque, cada

Sopra Golo scellerato.

Lui colpevole assoluto,

La contessa gli è innocente

Ti assicuro certamente:

Tu che dici di quel bruto?

Caro Kenz, anch'io prevedo

Che così sia questo fatto;

Ma, se il conto non è esatto,

Per noi male me la vedo.

Ma non pensi la signora

Quanto fece nel passato?!

Quando te fosti ammalato

Fu frequente in tua dimora.

E l'intera tua famiglia

La fornì di vitto e spoglie;

Or la vita le vuoi toglie'?

Viva pur sì degna figlia!

La contessa ha da morire!

Non c'è in me pietà, né grazia:

Col suo pianto ella ti sazia

E non pensi all'avvenire?...

Anche a me dispiace tanto

A doverle dare morte;

Ma, sai? Golo e il suo consorte

Fan tremare averli accanto.

E se noi lasciamo in vita

La contessa e il suo bambino

Prenderemo il suo destino:

Non c'è altra via d'uscita.

Golo iniquo saprà, certo,

Farla ad altri ricercare,

Se venisse a sospettare

Che abbiam fatto altro concetto.

Poi da altri men pietosi

Lei farebbe trucidare

E noi pur tosto ammazzare:

Questi son punti gelosi.

Poi c'è un'altra circostanza:

Vuol di morte un contrassegno.

Troveremo altro disegno

Che farà testimonianza.

Si può al mondo rimediare

Tutto fuori che la morte.

O sentiamo quale sorte

Tu ne pensi di pigliare...

La signora nuovamente

La faremo rigiurare

Che in foresta ha da restare

Fin che lei sarà vivente.

E noi a Golo in contrassegno

Gli daremo occhi di cani;

Gli parrà che siano umani...

Bello è fatto altro disegno!

Ma lo vedo che a te spiace

Ad uccidere il tuo cane;

Ma salvar due vite umane

Resta un fatto più efficace.

Quella poi della padrona

E del suo innocente figlio!

Caro Kunz, muta consiglio

E faremo opera buona.

Fosti sempre buono assai...

Via non farti adesso belva:

Li lasciamo in questa selva

Ed un premio un dì ne avrai.

Io non son niente feroce,

È un mestiere che m'annoia;

Però Golo è più che boia...

Ho temenza di sua voce.

Tieni sempre nella bocca,

Tu, quel nome ormai aborrito;

Quando un uomo ha bene agito

La condanna non lo tocca.

Ammettiam che tal facendo

Ci venisse un rischio addosso

Non sarebbe un fallo grosso

Come il ben che andiam compiendo.

Se faremo opere buone,

Ne sarem ricompensati

Su la terra o in altri lati

Se osserviam la religione.

Anche a costo di mia vita

La lor vita vo' salvare:

Tu, signora, dei giurare

Che di qui non fai sortita.

Ve lo giuro in faccia a Dio

Che per tutta la mia vita

Non farem di qui sortita

Tanto io che il figlio mio.

Giuro anch'io - per quanto dici -

Sulla mia lucente spada

Di non far più questa strada

A cercar questi infelici.

Dunque, addio - cara signora!

Fa' che baci il tuo bambino.

Cari addio! Per mio destino,

Lieta son far qui dimora.

Cosa c'è? Cosa cercate?

Di qua dentro andate via!

Ecco gli occhi in mano mia

Delle vittime ordinate.

Vi ripeto: andate via!

Io non voglio più sapere;

Altrimenti fa vedere

Morte a voi la mano mia.

Un di voi, se mi favella

Della misera infelice,

La sua morte mi ridice...

Morte a voi non si cancella.

La vendetta che ho ordinato

Mi sembrava dolcemente;

Or mi resta amaramente:

In eterno son dannato!