ATTO V
Se gli è ver, come si dice
Dalla bocca di persone,
Che sia morto il buon padrone,
Golo è l'uomo più felice.
Se gli è morto, hai ben ragione;
Ma lo vedo in molti affanni:
Non mi metterei suoi panni,
Se mi dessero un milione.
Vedi, ad onta della festa
Come gli è triste nel volto;
A vederlo sembra stolto:
La calunnia lo molesta.
Dici il ver, caro cugino;
Io lo stavo a rimirare
Quando stavano a mangiare
Pochi cibi o niente vino.
Che vuol dir quest'allegria
Questa sera nel castello?
Ho invitato questo e quello,
tutta questa signoria.
Cedi a me tutte le chiavi
Che appartengono al castello;
Tu, mio fido, vai al cancello:
A chi sorte pene gravi.
Mio signor, voglio avvisare:
Nella stanza qui vicina
C'è un'afflitta signorina
Che con te vuol ragionare.
Io desidero ascoltare;
Di' che venga a mia presenza.
Mio signor, con riverenza.
Tengo un pegno a te da dare.
Mi lasciò la tua consorte
Questa busta sigillata
Perché a te l'avessi data,
Se a tornare avei la sorte.
Al presente ti ringrazio
Del portato a lei rispetto;
Gran ricchezza ti prometto
E il cuor tuo resterà sazio.
'Amatissimo consorte,
A te scrivo questa mia;
Credo grata a te ne sia
Benché me condanni a morte.
In quest'orrida prigione,
Questo foglio steso a terra,
L'innocenza mia si serra:
Scrivo a te di ginocchione...
Fra poche ore mi presento
Alla corte del buon Dio...
Non resulta il fallo mio
Adulterio, tradimento!
E tu me condanni a morte
E mi accusi malfattrice?!
Desti retta a un infelice
Che respinse tua consorte.
Nonostante, ti perdono
Perché tu fosti ingannato
Da quel Golo che hai lasciato
Alle veci di patrono.
Altrimenti non potresti
Far morire due innocenti
Il tuo figlio... Ah! Questo, senti,
A punire mal facesti.
Altra volta non punire
Senza avere interrogato
La ragion dell'accusato...
E dovertene pentire.
Come noi morì innocente
Il buon Drago cuciniere;
Te lo chiedo per piacere:
Dai soccorso a quella gente...
Chi mi uccide è suo dovere;
Non ha pena da scontare...
Mal contenti stanno a fare
Quel che intima il tuo volere.
Anche a Golo dai perdono...
Io di già gli ho perdonato...
Lui gliè cieco forsennato...
Non lasciarlo in abbandono.
Chi conserva e a te consegna
Questa lettera, mio sposo,
Ricompensa assai copioso,
Che di ciò gliè molto degna.
Ne fu a me fida e gentile
Quando fui da tutti odiata
Perché adultera accusata
Da quel Golo infame e vile.
Dilettissimo mio sposo,
Questo è l'ultimo saluto;
Il destin così ha voluto
All'eterno mio riposo.
Son da tutti presa a beffa...
Sia pur tolta a me la vita:
Vieni, o morte a me gradita!
Son tua sposa Genoveffa.'
Genoveffa me perdona
Come già tuo scritto dice...
Sono l'uomo più infelice...
Come me non c'è persona.
Io più pace sulla terra
Non avrò per la mia vita...
Vieni, o morte a me gradita:
In tue braccia me rinserra.
Golo infame scellerato
Pria di me dovrà morire.
Ferma amico e non ferire
Senza averlo interrogato.
Mio buon Vuolf, hai tu ragione
Io depongo la mia spada.
A pigliar Golo si vada
E portatelo in prigione.
E da lui ne sia occupato
Quella cella ove mia moglie
Molti dì soffrì gran doglie
E mio figlio venne nato.
Fidi miei, sostate un poco
Golo andatemi a cercare:
Io lo voglio interrogare,
Sia portato in questo loco.
Dimmi Golo, che ti ho fatto...
Da potermi meritare
Mia consorte calunniare
Ché il suo onore gliera esatto.
Si gliè ver che gliè innocente!
Preso fui da una passione...
Dissi a lei la mia intenzione...
Mi respinse brutalmente.
In quel punto assai geloso
Che le venni a domandare
Certo te volea avvisare:
Io perciò venni furioso.
Per salvare la mia vita,
Venni a te calunniatore:
Preso fui da un cieco amore
La mia mente era impazzita.
Drago pur morì innocente
Perché lui tutto sapeva...
Tua consorte gli diceva
Quel che a te faccio presente.
Io, caduto in tal cimento,
Non sapea più cosa fare
Perché a te stavo a pensare,
Al tentato tradimento...
Io del tutto l'accaduto
Fatta ti ho la confessione:
Sono a tua disposizione
A pagare il contributo.
Per punire il tuo reato
Io non so di te che fare:
Morte è poca per pagare
Questo tuo male operato.
Sia levato a me davanti
Riportatelo in prigione...
Prenderò la decisione
De' tuoi detti calunnianti.
Fidi, a voi chiedo un favore...
Se sentite a me di fare...
Moglie e figlio ritrovare...
Di quell'ossa le dimore.
Siamo pronti all'obbedienza...
Quanto hai detto noi faremo...
Quelle salme troveremo
Dove sia loro esistenza.
Se i due corpi ritrovare
Voi saprete, ai luoghi ameni
Una parte dei miei beni
Giuro a voi di regalare.
Mio signor, doman mattina
Se con me vuoi far sortita,
Una caccia ho stabilita
Alla grossa selvaggina.
Nelle selve di Germania
Ci son lupi, e molti cervi...
Son già pronti cani e servi
Che alla caccia han grande smania.
Per far teco compagnia,
Ti prometto di venire:
Non ti voglio mai disdire
Se ti è presa tal mania.
Se tu sei una creatura,
Vieni fuora e vieni al giorno.
Ah! Chi vedo far ritorno?
Non aver di me paura...
Chi sei tu? Come ti chiami,
Spettro giunto a me davante?
Genoveffa di Brabante,
La tua sposa, se tu brami...
Ordinasti a me la morte
E innocente fui accusata;
Ora qua l'hai ritrovata
La fedele tua consorte.
Ma son desto, o nel letargo?!
Il passato sto a sognare?!
Fatti avanti e non tremare.
Vieni qua dov'è più largo!
Tu lo spirito sarai
Dell'estinta mia consorte?!.
Forse qui ti dieder morte?!.
Parla pur se dir potrai...
Sigelfrido amato sposo,
Non son ombra, ma vivente
Genoveffa veramente...
Non restar più pensieroso...
Quei carnefici ordinati
Di levare a me la vita,
La mia prece acconsentita,
Mi lasciaro in questi lati.
E, scampato tal periglio,
Quella cerva ci ha nutrito
Col suo latte a noi gradito
Tanto a me come a tuo figlio.
Rasserena la tua mente...
Torna in te, non vacillare...
Se puoi un verbo palesare,
Tua consorte hai qui presente...
Sento i sensi e la favella
Ritornare a poco a poco:
Nel trovarti in questo loco
Io restai privo di quella...
Or ti vedo qui davante
In cotesta condizione
Senza colpa, né cagione...
Genoveffa di Brabante!
Io colpevole ne sono;
Me condanna, mia consorte!
Che sia data a me la morte,
Non son degno del perdono...
Del perdono non languire...
Io di già ti ho perdonato
Perché tu fosti ingannato
Da chi te volea tradire.
Nel sentire il tuo perdono
Senza me rimproverare,
Poco è certo il ringraziare
Il tuo cor gentile e buono.
E del figlio cosa è stato?
E' sortito per la selva
A cercar cibi alla cerva
Cui è tanto affezionato.
Mamma! Mamma!
Enrico caro
Non aver di lui timore;
Questo è nostro salvatore,
Prenderà di noi riparo.
Qual sarà la nostra sorte
Spiega a me, mammina mia,
Se di qua ci porta via,
Dopo a noi darà la morte?...
No, mio caro figlio amato,
E' tuo babbo,... quel signore
Che ne piange dal dolore
Nel vederci in questo stato.
Bacia, Enrico, a lui la mano...
Sigelfrido, tergi il pianto...
Il tuo figlio hai teco accanto
Che fu troppo a te lontano...
Son fra il pianto e l'allegrezza...
Vieni, figlio, alle mie braccia...
E ch'io baci la tua faccia...
Falla a babbo una carezza...