Avemaria di messer Dolcibene quando andò al Sepolcro a quelle invenie
Ave, <o> grolïosa Virgo pia,
Madre di Cristo, Vergine Maria.
A te ricorro, come peccatore,
ché preghi il tuo Figliuol per lo suo amore
che non riguardi al mio gran peccato
ch'i' ho commesso poi ch'io fui nato.
Pregalo, Madre, ched e' mi perdoni:
divotamente il dico ginocchioni;
ch'i' ho peccato in mal dire e in mal fare,
e alla morte veggiomi appressare.
Or mi conforta, Madre, al mio bisogno,
ché l'altra notte i' feci un crudel sogno:
ché mi parea ch'i' fossi portato
al mio avello e dentro sotterrato;
e poscia mi destai sì pauroso
che stato son d'allora in qua pensoso,
ché io sono certo che io debbo morire.
Però ti prego che mi deggi udire,
ch'i' ho speranza che mi aiuterai,
sì ch'allo 'nferno non andrò giammai;
ché 'l Figliuolo è tanto grazïoso
che grazia ti farà del mio riposo;
ché sai ch'i' venni a vedere oltramare
le case dove stesti ad abitare,
e in più luoghi fui là in Egitto,
ch'a raccontarlo saria lungo iscritto.
Ma pur dirò in parte a tutti quanti
com'io cercai di molti luoghi santi.
Presso a Damasco fu' a diciotto miglia,
dove trovai una gran maraviglia:
Santa Maria di Sardena dipinta,
che geme l'olio sanza cosa infinta.
E andamene a quel monte presso al mare,
là dove Cristo il popol fé mangiare,
di cinque pani e due pesci saziati,
ch'erano istati cotanti affamati.
Apresso fui dov'el chiamò cotanto
gli apostoli nel mar con ciascun santo,
e su per l'acqua andò sanza bagnarsi;
con Pietro stette un pezzo a favellarsi.
Cafarnaum trovai e Nazzarette
e 'l monte di Tabòr, ov'egli stette.
E vidi dove fosti annunzïata
da l'angel Gabbrïello e salutata.
E fu' al pozzo ove Gesù a sedere
a la Sammaritana chiese bere.
Canaan Galilea è in quel cammino,
dove 'l miracol fé dell'acqua vino.
Po' me n'andai a quel castel disfatto
dove 'l Batista fu di pregion tratto;
Sebastia ha nome quel castel ch'io dico,
e par bene, a vedere, vecchio e antico.
E vidi là dov'el fu dicollato,
e ivi stetti e piansivi buon dato.
E nella valle fui di Mambrïella,
che già fuvvi fondata una cappella
dove sepolto fu Abraam e Sara,
che fu sua moglie e donna molto cara,
Isaac, Giacob, e dodici a un'otta
che fur riposti e messi in una grotta.
E ivi presso è chiamato Ebrone,
dove fé ldio il primo nostro padrone
Adamo, ed Eva, che 'n quel luogo nacque.
Poi di veder più oltre ancor mi piacque,
però che mi parca bene mill'anni
ch'io fossi dove stette san Giovanni.
Andai là dove fece penitenza,
ma d'esser morto v'ebbi gran temenza,
quando mi vidi in luogo tanto strano:
e con paura andai al fiume Giordano,
e quivi immantanente mi spogliai
e in quell'acqua tutto mi bagnai.
Po' n'andai in sul monte la mattina,
là dove Cristo fé la quarantina,
e ivi non mangiai tutto quel giorno;
po' feci in sulla strada mio ritorno.
E camminando andai a un castello:
Bettania ha nome, e vidivi uno avello,
là dove Lazzaro fu sotterrato
e Cristo nel cavò risucitato.
E fui in Belïem, là dove nacque
il nostro Salvador, com'a lui piacque.
Il luogo vidi ancora ch'i' non v'ho detto,
dove un giudeo prese il cataletto
quando portata fosti a sotterrare,
che le man li facesti ivi seccare.
La val di Giosaffà allor passai
e Te Deum laudamus vi cantai,
perch'io vi trovai tua sepoltura,
che mai non ebbi così gran ventura;
e era sotterra cinquanta scaglioni,
i qua' più volte iscesi ginocchioni.
E poi andai a veder Galilea
per una strada faticosa e rea.
E dirizzâmi a monte Uliveto,
e giunsi in su quel poggio sano e lieto.
E vidi dove Cristo amaestrava
gli apostoli, e 'l luogo ov'egli stava;
ed èvvi ancora la citerna e 'l chiostro
dove dettòe e fece il Paternostro.
E ivi più suso un poco fui menato
dov'elli in ciel salì risucitato.
Ancora vi cantai il Credo in Deo
pur per dispetto di ciascun giudeo;
ch'io m'azzuffai con uno in quel vïaggio
ed ebbi della zuffa gran vantaggio;
e perch'el dicea mal del nostro Cristo,
il feci Cogl'ingoffi molto tristo.
Un altro luogo andai anco a vedere,
là dove Cristo si volle dolere,
e indi la città si vide tutta;
piangendo disse: <Ancora fia distrutta! >.
E poi iscesi giù per una piaggia
ad altro luogo c'ha nome Beffaggia,
dov'el salì domenica d'ulivo
in sul somiero, sì com'io discrivo.
Stetti a Gerusalem presso a uno mese,
cercato ch'ebbi parte del paese.
In prima fui a quella chiesa santa
dove sant'Anna fece la tua pianta.
Di notte entrai a compagnia d'un frate
e guadagnai da trenta bastonate;
e frate Valentin fu mio compagno
ed ebbe la sua parte del guadagno;
e presso ch'i' non vi fu' mort'a ghiado,
perch'è de' Saracini il vescovado.
Partïmi doloroso una mattina;
e con gran sete venni a la Pescina,
dove si dice, e credol per lo fermo,
ch'ogn'anno vi si sana entro uno infermo.
Poi me n'andai al tempio Salamone,
dove portasti Cristo a Simïone;
ed ivi dentro non si puote entrare:
chi è cristian conviengli rinnegare.
E com'io il seppi, mi parti' di botto,
fuggendo per la strada più ch'al trotto;
e riposâmi poi, perch'era lasso,
a la casa che fu di Caïfasso.
Quella d'Erode è iviritta allato,
apresso quella d'Anna e di Pilato.
La casa di Simon v'era ancor presso,
là dove Cristo il visitava spesso.
E vidi là dove la Maddalena
li lavò i piedi, lagrimando, a cena.
E fui a quella grotta ove adorava
il tuo Figliuol, quando nascoso stava.
E quivi è l'orto là ov'el fu preso,
quando da Giuda fu cotanto offeso.
E vidi dove Pietro il rinnegò
prima tre volte che 'l gallo cantò.
E vidi il luogo ov'el fu giudicato
a morte, in sulla croce chiavellato.
Po' me n'andai a monte Calvaro,
dove i Giudei il tuo Figliuol menaro.
E vidi là dove tu lo scontrasti,
E co·la croce in collo l'abbracciasti,
dicendo: “Omè, ch'i' non ti posso atare,
ch'i' son cacciata, e ciascun mi vuol dare!
E veggio ancora che ci son di quelli
che t'han pelata la barba e' capelli;
e veggio le tue carni insanguinate,
livide e guaste e tutte maculate.
Quando ti vidi porre in su la croce,
i' piansi con istrida ad alta boce;
e molti mi diceano in sulla piazza:
'Tìrati indietro: e' par che tu sia pazza!'.
Quando udi' chiavar le dolci mani
da que' Giudei e dispietati cani,
allora caddi in terra tramortita
e parvemi passar di questa vita;
e così stetti ben presso a tre ore,
che non mi risenti' per lo dolore.
E com'io fu' sollevata a sedere,
io udi' che tu chiedesti bere.
Allora in piè con furor mi levai,
e' panni e 'l volto tutto mi stracciai.
Quando vidi la canna co·la spugna,
diêmi nel volto forte colle pugna.
Un chiovo ne' tuoi piei era confitto;
già non potevi più, sì eri afflitto.
Allora dissi: ‘Dolce Figliuol mio,
in tuo scambio costassù foss'io!’.
Alquanto allora gli tuoi occhi alzasti
e a Giovanni mi raccomandasti.
E quando udi' che tu dicesti: ‘Madre,
i' son presso che morto e vonne al Padre’,
allora dissi: ‘Io son la tua Maria:
non mi lasciar tra questa gente ria
e menami con teco al Creatore,
ch'io non rimagna qui con tal dolore’.
Allora il viso al petto ebbe chinato,
ond'io cognobbi che n'era ito il fiato.
Pensate s'io ebbi gran dolore,
vedendo morto così il mio amore.
E quivi stetti presso ch'alla sera,
ch'i' vidi la sua faccia tutta nera,
aspettando che fosse ischïavato;
venne Longino e diègli nel costato.
Poi lo ricorsi morto nelle braccia,
baciando con gran pianto la sua faccia;
la bocca puosi al fianco, a la ferita,
fioca piangendo, ch'appena er'udita.
E tanto il duol cresceva e raddoppiava
che quasi il cuore in corpo mi scoppiava;
e non poteva più, tant'era stanca:
la vita m'era quasi tutta manca.
Io abbracciava quell'altre Marie,
dicendo lor: ‘Dolci sirocchie mie,
con quanta pena l'avea allevato!
Or l'hanno morto a torto e crucïato!
E donna mi credeva esser maggiore
che fosse al mondo, e truovomi minore;
e oggi sono la più isconsolata
che fusse mai in questo mondo nata’.
E quando il vidi metter ne lo avello,
presilo stretto e volli star con ello.
Gioseppo e Niccodemo mi pigliava,
e ciaschedun con meco lagrimava;
e delle braccia a forza mel cavaro
ed a monte Sïon me ne menaro;
ed ivi entrai in casa di Giovanni,
col quale stetti poscia tredici anni.
Però perdona a questo peccatore,
dacché vuole esser nostro servidore,
lo quale è chiamato messer Dolcibene,
si ch'allo inferno rio non abbi pene,
però che m'ha promesso e m'ha giurato
ch'egli è pentuto d'ogni suo peccato”.