b. Vis'amoroso angelico e clero.
Vis'amoroso angelico e clero,
in cui regna savere e cortesia,
non v'apellate di tapin mestero
per creder cosa ch'es<s>er non por<r>ia;
ch'io partisse da voi core e penzero,
inanti foss'io morto quella dia!
Ch'io altra gioia non voglio, nè spero,
se non la vostra gaia segnoria.
E ben confesso, sono alto salito
pensando che cangiato son d'amare
da voi, cui sono fedele e giechito.
Chi altro vi fa credere o pensare
è disleale, larone e traïto,
che vuoi la nostra gioia disturbare.