Battista Guarini.

By Giovambattista Marino

Udite, o Ninfe, udite

con che nova armonia

il gran Dio de' Pastori e de le selve,

che pur dianzi solìa

con roze note spaventar le belve,

or de' suoi dolci accenti

sospende in aria innamorati i vènti.

Ditemi, o Fauni, dite,

prende forse dolcezza,

prende virtù da la già ninfa, or canna,

la cui rara bellezza,

transformata quantunque, ancor l'affanna?

e 'l suo selvaggio stile

è per opra d'Amor fatto civile?

No no (rispondon l'onde

mormorando tra' fiori)

sol da MIRTILLO il dolce suono apprese.

I calami sonori

dapoi ch'a un lauro Titiro gli appese

sdegnando i labri altrui

serbaro i pregi lor solo a costui.

Sì sì (dicon le fronde

tra' rami susurrando)

Apollo istesso a lui la palma cede.

Anzi talvolta, quando

dal Ciel, fatto Pastore, ai boschi riede,

ne la dotta cicuta

spira co' propri fiati anima arguta.

Oimè, piangete, o fonti,

ché più tra voi non sona

del buon Cantor la fistula famosa;

ma da l'alto Helicona

scesa è laggiù dentro la selva ombrosa

de' verdeggianti mirti

a consolar gli sconsolati Spirti.

Anzi gioite, o monti,

ché se non tempra e molce

più le vostr'aure il Musico canoro,

concento altro più dolce

scioglie lassù nel più sublime Coro,

lieto accordando intanto

de l'alte sfere a la Siringa il canto.