CANTARE PRIMO

By Auteur inconnu

Altissimo Signore, eterno lume,

misericordia e pace e caritate,

somma giustizia e perfetto fiume,

principio se' delle anime create;

o via di verità senza volume,

da cui son tutte cose governate;

o sommo Padre, re dell'universo,

da cui il nemico fu dal ciel somerso,

a te ricorro sempre e col tuo nome

vo' far principio, mezo e compimento;

della tua grazia mi dà tanta, come

desti a san Pier col tuo proponimento;

benché io non sia degno di tal some,

deh non guardar al mio gran fallimento!

Donami grazia ch'io principio faccia

di questa storia, sicché a tutti piaccia.

Signori e buona gente, che audire

sète venuti innanzi al mio cospetto,

pregar ne vo' l'onnipotente Sire

che m'ascoltiate in pace con diletto;

ed io vi conterò in questo dire

del valoroso re magno e perfetto,

che per suo forza, senno e gran bontade

rinnalzò molto la Cristianitade.

La gesta di Chiarmonte e di Mongrana,

la qual discese già da Costantino,

imperier primo della fé cristiana,

della qual gesta nacque il re Pipino

e molti più che lo mio dir non spiana;

e di Pipino nacque il paladino

re Carlo Mano, come el libro noma:

fu re di Francia e imperador di Roma.

Avendo questo gran re sogiogato

dell'universo parte a suo potere,

e d'ogni suo nimico vendicato

e ricredente fatto rimanere,

stando un giorno, si fu deliberato

d'aver tutta la Spagna al suo volere,

e com'egli ebbe fatto il pensamento,

di botto fece fare un parlamento.

Per tutta quanta la Cristianitade,

per valli, piani, per coste e per monti,

per ville, per cittadi e per contrade,

a principi, marchesi, duchi e conti,

a tutti suoi baron di nobiltade

comandamento fe' che fosser pronti

a lui venire alla città reale

il giorno della Pasqua di Natale.

Tutti e baron de' Cristïan nomati

il giorno di Natal furon a corte

dinanzi a Carlo Mano apresentati:

menò ciascuno di buffon più sorte

a racontar com'eran parecchiati

di loro arnesi ciascun baron forte.

Più bella gente giamai non si vide

né tanti buoni conduttori e guide.

Carlo, vegendo tanta baronia,

fra suo cuor disse: — Ben posso lodarmi

che della lege del fil di Maria

io son signore e, s'io non sono, parmi,

poi che cotanta bella compagnia

verrà, dov'io vorrò, acompagnarmi. —

In sulla sedia si levò parlando,

come udirete quiritto ascoltando:

— Ciascun di voi, signor, dee ben sapere

che la Cristianità è al mio comando;

figliuol non ho e non son per avere

e gran dolor ne ho così pensando

di chi debba il reame mantenere;

non ho parente più stretto d'Orlando

né egli ancor di figli si procaccia,

se prima re di Spagna non si faccia.

Quando Aldabella tolse, i' gli promisi

d'incoronarlo di tutta la Spagna;

però vi prego, sanz'altri divisi,

nobile baronia, possente e magna,

a ciò che siano i Saracin conquisi,

con vostro sforzo siate in mia compagna

e con Orlando, sì che incoronato

sia della Spagna, come gli ho giurato. —

Da poi che Carlo ebbe così parlato

e detto ciò che gli fu in piacimento,

in sulla sedia a seder fu tornato:

nessun baron facea rispondimento.

Re Salamone in piè si fu levato;

a parlar cominciò con ardimento:

— All'onor di Dio, padre onnipotente,

Orlando seguirò con la mia gente.

Ottomilia verran sotto mia insegna

d'ardita gente, piena d'arroganza,

che di combatter già punto disdegna,

che di duo tanti non aràn dottanza;

tanto ardimento in lor coragio regna

ch'a racontarlo mi sarie pesanza. —

Orlando disse: — Io vi ringrazio, sire,

non sol del far, ma pur del proferire. —

Poi si levò in piede il buon Danese:

— All'onor — disse — del fil di Maria

sarò col conte Orlando a suo difese

con tremila a cavallo in compagnia

e seguirollo per ogni paese;

alla sua guardia sarò tuttavia. —

Orlando disse: — I' vi ringrazio alora; —

poi si pose a seder sanza dimora.

Gan da Pontieri, traditor feroce,

levossi in piè e così prese a dire:

— All'onor di Colui che morì in croce

con sessantadue conti vo' seguire

el conte Orlando per mare e per foce

in ogni parte, che volesse gire,

con trentamila buoni cavalieri. —

Orlando il ringraziò ben volentieri.

Disse il marchese Ulivieri di Vienna,

sì come valoroso e pro' campione:

— Imperador, de' Cristïani antenna,

apparecchiato fia ciascun barone;

infin che far potrò solo una penna,

i' vo' seguire el figliuol di Milone.

Dacci comiato che ognuno s'adorni

ed alla primavera a corte torni. —

Carlo segnò Ulivieri e benedisse,

quando lo 'ntese così ben parlare;

poi comandò a ciascun barone e disse

ch'a suo paese ognun debba tornare

e sulla primavera a lui redisse

con quanto sforzo si potesse fare.

E così si partì la baronia,

detto che Carlo ebbe suo diceria.

Poi che partita fu tutta la gente

e ritornato ognuno a suo distretto,

apellò Carlo Orlando dolcemente

dicendo: — I' vo che vadi, sir perfetto,

alla città di Roma tostamente,

all'Apostolico, nel suo cospetto,

e di' che a lui molto mi racomando;

poi dirai la cagion perch'io ti mando.

Digli ch'io voglio fare assembramento

per volere in Ispagna cavalcare;

di ventimila la 'nsegna e secento

vero campion ti debba rafermare;

che per Cristianità comandamento

dalla sua parte si debba mandare:

che perdonato pena e colpa sia

a chi va in Spagna contro alla fé ria. —

Poi prese Orlando forte a cavalcare

vêr la Provenza con sue buone scorte.

Carlo fece di botto aparecchiare

al porto di Valenza di più sorte

ed in più porti ancora fe' raunare

legni con vettovaglie molto acorte,

perché Marsilio saper non potesse

quando e in che parte cavalcar volesse.

Ma pure al re Marsilio fu aportato

come Carlo facea assembramento,

onde nel cuore fu molto turbato,

e pe' fratelli sanza restamento

mandò e, quando ognun fu apresentato,

disse: — Fratelli, noi siamo in pavento,

però che Carlo, imperador romano

gran parte assembra del popul cristiano.

Dentro a Parigi egli ha fatto consiglio

con tutti e suo baroni e più possenti;

paura io ho che 'n vêr di noi l'artiglio

alzar non voglia per farci dolenti;

diservito l'abbiamo, onde a periglio

siamo, perché di lui siam men possenti;

tutta Cristianità sanza far sosta

seguirà Carlo per piano e per costa.

Sicché, se sopra noi vorrà venire,

egli arà sì gran seguito di gente

che contro a lui non poriem sofferire

né contastar, tanto sarà possente.

Fuori di Spagna converrà fugire,

se non vorremo morir certamente

per le man di quel diavol percussante,

Orlando, figlio di Milon d'Anglante. —

Re Falseron rispuose: — Fratel mio,

e' par che tu sia già impaurato,

ferito o morto ancor non ti vegg'io,

né da Orlando o Carlo impregionato;

in questo mondo non ho più desio

se non vederlo in Ispagna arrivato,

che tutti que' che Carlo seguiranno,

prigioni o morti tutti rimarranno. —

Marsilio inverso lui alzò la fronte

dicendo: — Deh! non far minacce tante;

non ti ricorda, quando in Aspramonte

arrivò il poderoso re Agolante,

con esso lui il suo figliuolo Almonte,

Gorante, Sinagone e il re Balante,

re Uliano, quel forte seracino,

Marcone con Sperante e Maldacino,

Gieresse e l'Amostante d'Alfania

con altri re, duchi e principi assai,

con settecento mila in compagnia;

tutti fuor morti con tormenti e guai.

Di quanti fur della Saracinia

pedoni e cavalier non tornâr mai.

Non so come si vada questo fatto:

giamai con lor non se ne leva il tratto. —

E poi fece Marsilio raunare

tutta suo baronia in un giardino,

e d'arïento si fece portare,

apresso ad una fonte, un gran baccino,

ed una nave di cera fe' fare,

e davanti a quel popul saracino

fe' il baccin empier d'acqua, e poi vi misse

la navicella e poi legendo disse

per gramanzia sopra il baccin più versi.

Subitamente la nave si mosse,

girando intorno in più modi diversi

ben diciassette volte, e poi percosse

nei paesi di Spagna ed a riversi

fermosse e perse tutte le sue posse:

fiaccossi tutta ov'era il porto scritto

sopra il baccino in su l'orlo diritto.

El re Marsilïon parlò allotta

al fratel Balugante e a Falserone

ed alla baronia che avea condotta:

— Ora m'intenda ciaschedun barone;

la navicella, la quale s'è rotta,

significa siccome il re Carlone

con tutti suoi baroni e gran compagna

ariverà ne' paesi di Spagna.

Di che mi par si mandi un messagero

a Carlo Mano per certo sapere

perché di gente si fa tanto altero

e della nostra gente profferere;

sicché se contro a noi ha mal pensiero,

sapremo tutto suo empio volere. —

Allor risposer i più alti e grandi:

— Per lo migliore il messagio si mandi. —

Allor Marsilio apellò un barone

e disse: — Or va ne' paesi cristiani,

davanti al magno imperador Carlone,

e questa lettera darai in suo mani.

Della risposta sappi per ragione

se cavalcare e' vuol sopra Pagani. —

El baron si partì sanza compagna

verso Navarra ed uscì dalla Spagna.

Passò Guascogna, Borgogna e Provenza

e fu in Francia a Parigi arivato;

ed in quel giorno el libro mi sentenza

che di Roma il buon conte era tornato,

Orlando, ch'ebbe cotanta potenza;

ed avevalo il papa rafermato

campion di santa Chiesa e fermamento,

di ventimila la 'nsegna e secento.

Tutta Cristianità fe' movimento,

piccoli e grandi, per gire al passagio

e fecesi sì grande assembramento

che 'l terzo racontar non vi porragio.

Lasciamo stare questo adunamento

e ritorniamo a dir di quel messagio

che nel palagio di tanto valore

andò dove sedea lo 'mperadore.

E quel messagio puose mente intorno

in quella sala per ciascuno canto,

e vide Carlo, imperadore adorno,

poi l'altro suo collegio tutto quanto;

e fra suo cuor venne quasi musorno,

vegendo Carlo con séguito tanto;

e gì davanti a lui sanza timore

e salutollo con cotal tenore:

—Quel vero Dio che fece tutto il mondo,

che dite che morì in passïone,

salvi e mantenga in stato giocondo

re Carlo Mano con sua legïone;

e non mettendo però mio dio a fondo,

salvi e mantenga il re Marsilïone

con tutta süa baronia e gesta; —

e poi li diè la lettera in podesta.

Carlo diede la lettera a Turpino

e disse: — Leggi che ciascun la 'ntenda.—

Turpin la lesse prima a suo dimino,

innanzi che a persona la distenda.

— Signor, — poi disse — odite tal latino,

che Giesù Cristo da mal vi difenda.—

Or udrete la lettera composta,

come Marsilio fe' bella proposta.

La lettera dicea cotal tenore:

— Potentissimo e franco Carlo Mano,

legittimissimo re e imperadore

di Roma e tutto il populo cristiano,

che signoregi per tuo gran valore

e reggi sotto a te colla tua mano

Francia, Provenza, Campagna e Lamagna,

e tutta l'Ungheria colla Bretagna,

Irlanda, Fiandra, Scozia e Normandia,

Ginese, l'Inghilterra e la Guascogna,

Calesse con onore e Piccardia,

Brabante, Frisia ed anche la Sansogna,

apresso Cipri e la Schïavonia,

Maganza, meza Navarra e Borgogna,

ed in Italia città e castella,

che niun dal tuo voler non si ribella;

io, Marsilio, legittimo signore

di Spagna, di Granata e di Ragona,

Sibilia, Portogallo al mio valore,

meza Navarra è sotto mia corona

e tengo più città per tal tenore;

Lucerna con la Stella e Pampalona,

ed altre più che 'l mio comandamento

fan tutte sanza alcuno fallimento;

con reverenza, signor, ti saluto,

sì come imperator magno e pregiato.

Significoti sì come i' ho saputo

il grande sforzo che hai raunato;

perché tu 'l facci, per me si tien muto:

molto mi sò di ciò maravigliato.

In quanto piaccia a te, fammi palese

quando farai partita e in che paese.

Se aiuto te bisogna di nïente,

(non per paura, ma per grande amore),

presto sarò a venir con mie gente,

la qual sarà de sì magno valore

che per quattro cotanti certamente

non fugiranno né aranno timore,

in su destrier mille volte trecento

di gente franca piena d'ardimento. —

Disse Carlo: — Messagio, i' te rispondo

sanza lettera darti a tal partito;

sia chi si vuol per l'universo mondo,

che m'abbia di nïente diservito,

per lo mio Dio signor, padre giocondo,

che a questo punto ne sarà punito.

Da me si guardi ciascun che non crede

nel vero Dio e 'n la cristiana fede. —

Udendo quel messagio tal parlare

dal giusto imperador prese comiato.

Carlo fece di botto comandare

che fusse da più gente acompagnato

fuor di Parigi sanza più tardare.

Quattro baroni, ciascuno pregiato,

fuor della terra sì l'acompagnaro

due leghe e poscia indietro ritornaro.

Cavalca quel messagio fortemente:

Francia, Provenza e Borgogna passòe,

e la Navarra ancor compiutamente

e nella Spagna en pochi giorni entròe;

a Saragoza n'andò prestamente,

che dì e notte poco si posòe.

Quando fu dentro en Saragoza giunto,

ginne al palagio sanza restar punto,

là dove il re Marsilio dimorava,

e truovò lui e la suo baronia

che dentro alla gran sala s'asettava.

Nell'altro dir dirò la diceria

che 'l messagio a Marsilio racontava

e dirò come gran cavalleria

mandò a ben guarnire ogni suo terra.

Dio ve riposi in pace sanza guerra.