Canto 2
Vana ambizion, stolto, fallace orgoglio
Ah dove fermi il vacillante piede?
Cade a un cenno Divin l'aurato soglio,
Su cui tu fondi la superba sede;
Cadono i Regi, e cade insiem la umana
Alterigia infedel, ricchezza vana
Invan porgesti il mal sicuro braccio
A l'empio Balaam, che in te si affida.
Cadde egli è vero a l'ingannevol laccio,
Che tese a lui l'ambizione infida,
Ma presto egli vedrà con suo gran danno
Quanto mal contro lor gl'empj si fanno.
Già dignitoso, e ad arte umile affrena
Vile giumento, al di cui tardo corso
Rattengono i destrier l'ardente lena,
Dei quali premon rispettosi il dorso
Gli alteri Moabiti, in cui l'evento
Insiem mesce la gioja, e lo spavento.
S'avvanzano del pari, ed egli intanto
Ne la mente ravvolge i ricchi doni,
Di liberar l'amico impero il vanto,
E da l'ampie scacciar, meste regioni
Le numerose turme, il popol fiero;
Pungono insieme il cuor, l'animo altero.
Mira fra se de' Moabiti il duolo,
Il mesto pianto, ed il bramato onore
Veder gli sembra ancor prostrati al suolo
I messaggeri star fra lo squallore,
E l'esercito ormai esser vicino;
Ma ben rammenta il cenno, ancor, Divino.
Quand'ecco d'improviso il vil giumento
Fermo si arresta, e quindi un lieve salto
Spicca veloce a l'aria, in sella a stento
Rattiensi Balaamo, e balza in alto
Il profetico pallio, e ognor feroce
Segue il giumento il corso suo veloce.
Così talor de' flutti alti, e nembosi
Scherzo, e ludibrio intorno erra, e si aggira
Nave irrequieta per gli spazj acquosi,
De l'Oceano infra lo sdegno, e l'ira,
E giuoco di procelle furibonde
Le vele sono tra il fragor de l'onde.
Le braccia ergendo, e il noderoso legno,
L'innocente animal Balam percuote,
E pinto in volto di furor, di sdegno
Il capo minaccioso, e crolla, e scuote,
E la sferza, che orrenda alto-rimbomba
Più volte sul giumento irata piomba.
Tal fra tempeste, e folgori tuonanti
Cruda grandin flagella il verde suolo,
E spinta ognor da gli austri rimugghianti
Empie ogni intorno di lamento, e duolo,
E s'ode crepitar sul lungo solco,
Ed atterrar la speme del bifolco
Erra la bestia or con piè giusto, e lento,
Ed ora inaspettata, ed improvisa
Veloce fugge, i Moabiti a stento
Pongono a fren l'involontarie risa
L'irrequieto al mirar, furioso corso,
E vacillare Balaam sul dorso.
Stanco il giumento, e pel terror smarrito
Trabocca alfine, e Balaamo altero
Cade ancor egli, e il fiero orgoglio ardito,
E il venerando aspetto, e il tuon severo
Schernito mira, e l'ambizioso volto
A ne la polve, e ne l'arena avvolto.
Tosto sorge d'intorno un mormorìo,
E un misto sussurrar, basso, e indistinto,
Ma già s'erge dal suolo il Mago rio
Di rabbia, e di rossore il volto pinto,
Ambe le mani furibondo innalza,
E l'animal: co le percosse incalza.
Qual furioso lion d'aspra ferita
Piagato il fianco, inferocito corre
Onde inseguir la turma sbigottita,
Mentre frattanto il caldo sangue scorre;
Tal da gli occhi spirando ira, e livore
Si accresce in Balaam l'alto furore.
Quando, oh portento!, la turbata testa
Volge il giumento, e tosto le cadenti
Pelose orecchie scuote, ognun si arresta,
E ad osservar tutti già sono intenti;
L'asino alfin gli parla, e sì gli dice:
T'adiri invan, più oltre andar non lice.
Dipoi sen tacque, ma il Profeta ardito
Non si rattien da l'impeto sdegnoso,
E più che mai vedendosi schernito
Con rabbia scuote il manto polveroso,
E intanto il furibondo alto-fischiante
Legno volteggia tra il fragor rombante.
Come se a fiamma ognor focosa, e ardente
Esca si aggiunga, l'ampia, ignita luce
Più viva spande; tal bieco, e furente
Balam d'aspetto spaventoso, e truce
Del giumento al parlar vieppiù feroce
Di colpi grandinava un nembo atroce
Quando improviso il nuvoloso velo,
Che a gli occhi l'ascondea del Mago insano
Squarcia lo Spirto del stellato cielo,
La spada fiammeggiante avendo in mano,
E a lui la volge, che vieppiù infierisce,
E il lampo gli occhi, e il cuor pronto ferisce
Al colpo inaspettato egli atterrito
Resta, e coperto di pallor le gote,
Si confonde, si arresta, e sbigottito
Esprimer s'ode fra il timor tai note:
Signor che vuoi?... il tuo voler mi spiega
E palpitante al suolo umil si piega.
L'Angelo allora in tuon severo, e grave
Vanne, gli dice, ma il Divin comando
Pronto eseguisci, e guai per chi non pave
Questo del cielo onnipossente brando;
Fra l'orror proverà d'avversa sorte
Lo strazio orrendo d'esecrata morte.
Vana speranza, lusinghevol cura
Delusa fosti. Pallido, e tremante
Balam ritorna a le assediate mura:
Balac esulta, e il ferro alto-fischiante
Del ciel non ode, che al cadente impero
La ruina minaccia, e al regno intero.