Canto 2

By Giacomo Leopardi

Vana ambizion, stolto, fallace orgoglio

Ah dove fermi il vacillante piede?

Cade a un cenno Divin l'aurato soglio,

Su cui tu fondi la superba sede;

Cadono i Regi, e cade insiem la umana

Alterigia infedel, ricchezza vana

Invan porgesti il mal sicuro braccio

A l'empio Balaam, che in te si affida.

Cadde egli è vero a l'ingannevol laccio,

Che tese a lui l'ambizione infida,

Ma presto egli vedrà con suo gran danno

Quanto mal contro lor gl'empj si fanno.

Già dignitoso, e ad arte umile affrena

Vile giumento, al di cui tardo corso

Rattengono i destrier l'ardente lena,

Dei quali premon rispettosi il dorso

Gli alteri Moabiti, in cui l'evento

Insiem mesce la gioja, e lo spavento.

S'avvanzano del pari, ed egli intanto

Ne la mente ravvolge i ricchi doni,

Di liberar l'amico impero il vanto,

E da l'ampie scacciar, meste regioni

Le numerose turme, il popol fiero;

Pungono insieme il cuor, l'animo altero.

Mira fra se de' Moabiti il duolo,

Il mesto pianto, ed il bramato onore

Veder gli sembra ancor prostrati al suolo

I messaggeri star fra lo squallore,

E l'esercito ormai esser vicino;

Ma ben rammenta il cenno, ancor, Divino.

Quand'ecco d'improviso il vil giumento

Fermo si arresta, e quindi un lieve salto

Spicca veloce a l'aria, in sella a stento

Rattiensi Balaamo, e balza in alto

Il profetico pallio, e ognor feroce

Segue il giumento il corso suo veloce.

Così talor de' flutti alti, e nembosi

Scherzo, e ludibrio intorno erra, e si aggira

Nave irrequieta per gli spazj acquosi,

De l'Oceano infra lo sdegno, e l'ira,

E giuoco di procelle furibonde

Le vele sono tra il fragor de l'onde.

Le braccia ergendo, e il noderoso legno,

L'innocente animal Balam percuote,

E pinto in volto di furor, di sdegno

Il capo minaccioso, e crolla, e scuote,

E la sferza, che orrenda alto-rimbomba

Più volte sul giumento irata piomba.

Tal fra tempeste, e folgori tuonanti

Cruda grandin flagella il verde suolo,

E spinta ognor da gli austri rimugghianti

Empie ogni intorno di lamento, e duolo,

E s'ode crepitar sul lungo solco,

Ed atterrar la speme del bifolco

Erra la bestia or con piè giusto, e lento,

Ed ora inaspettata, ed improvisa

Veloce fugge, i Moabiti a stento

Pongono a fren l'involontarie risa

L'irrequieto al mirar, furioso corso,

E vacillare Balaam sul dorso.

Stanco il giumento, e pel terror smarrito

Trabocca alfine, e Balaamo altero

Cade ancor egli, e il fiero orgoglio ardito,

E il venerando aspetto, e il tuon severo

Schernito mira, e l'ambizioso volto

A ne la polve, e ne l'arena avvolto.

Tosto sorge d'intorno un mormorìo,

E un misto sussurrar, basso, e indistinto,

Ma già s'erge dal suolo il Mago rio

Di rabbia, e di rossore il volto pinto,

Ambe le mani furibondo innalza,

E l'animal: co le percosse incalza.

Qual furioso lion d'aspra ferita

Piagato il fianco, inferocito corre

Onde inseguir la turma sbigottita,

Mentre frattanto il caldo sangue scorre;

Tal da gli occhi spirando ira, e livore

Si accresce in Balaam l'alto furore.

Quando, oh portento!, la turbata testa

Volge il giumento, e tosto le cadenti

Pelose orecchie scuote, ognun si arresta,

E ad osservar tutti già sono intenti;

L'asino alfin gli parla, e sì gli dice:

T'adiri invan, più oltre andar non lice.

Dipoi sen tacque, ma il Profeta ardito

Non si rattien da l'impeto sdegnoso,

E più che mai vedendosi schernito

Con rabbia scuote il manto polveroso,

E intanto il furibondo alto-fischiante

Legno volteggia tra il fragor rombante.

Come se a fiamma ognor focosa, e ardente

Esca si aggiunga, l'ampia, ignita luce

Più viva spande; tal bieco, e furente

Balam d'aspetto spaventoso, e truce

Del giumento al parlar vieppiù feroce

Di colpi grandinava un nembo atroce

Quando improviso il nuvoloso velo,

Che a gli occhi l'ascondea del Mago insano

Squarcia lo Spirto del stellato cielo,

La spada fiammeggiante avendo in mano,

E a lui la volge, che vieppiù infierisce,

E il lampo gli occhi, e il cuor pronto ferisce

Al colpo inaspettato egli atterrito

Resta, e coperto di pallor le gote,

Si confonde, si arresta, e sbigottito

Esprimer s'ode fra il timor tai note:

Signor che vuoi?... il tuo voler mi spiega

E palpitante al suolo umil si piega.

L'Angelo allora in tuon severo, e grave

Vanne, gli dice, ma il Divin comando

Pronto eseguisci, e guai per chi non pave

Questo del cielo onnipossente brando;

Fra l'orror proverà d'avversa sorte

Lo strazio orrendo d'esecrata morte.

Vana speranza, lusinghevol cura

Delusa fosti. Pallido, e tremante

Balam ritorna a le assediate mura:

Balac esulta, e il ferro alto-fischiante

Del ciel non ode, che al cadente impero

La ruina minaccia, e al regno intero.