Canto 3

By Giacomo Leopardi

Moabbo, invan di trionfanti allori

Cingi la fronte a gl'impotenti Numi,

Vedrai ben tosto tra i funesti orrori

Tinti del sangue tuo scorrere i fiumi,

E su gli estinti corpi, e sul tuo regno

Vincitor mirerai del ciel lo sdegno.

Squallido Balaam già la cittade

Mira vicina, e tosto alto spavento,

E gioia insiem d'ognun l'animo invade,

Ora il terror succede, ora il contento;

Incerto fra il timor v'è là chi pende,

E v'è chi lieto al ciel le mani stende.

Già da l'alta città Balam altero

Lieto sen esce di veder pensando

Vinto omai d'Israello il popol fiero,

Esce ubbidiente ancora al suo comando

La numerosa turma incerta, e ansante,

Il campo ingombra il cavaliere, e il fante.

Giunge Balam alfine: i lieti evviva

S'alzano tosto al cielo, echeggia intorno

La valle, e il monte, e del Giordan la riva.

Giungesti alfine, o sospirato giorno;

Balac esclama; in cui mi sia concesso

Il nemico veder vinto, ed oppresso!

Son pronto, o Rege, il cenno tuo sovrano

Ad eseguire; il Regnator del cielo

Scagliar dovrà con la possente mano

Di sua vendetta il sanguinoso telo

Contro il popol crudel, che lutto, e morte

A te minaccia, e spaventosa sorte.

Sì dice Balaamo il popol tutto

Applaude lieto, e dal suo cuore ansioso

Il duolo scaccia, lo spavento, e il lutto;

Gioisce ognun non più mesto, e dubbioso,

E il primiero obbliando, inquieto affanno

Balac il Rege a seguitar si danno.

Al cielo ergea le rilevate spalle

Erta montagna, e da la cima alpestre

Scorgeasi intorno ne la bassa valle

E le nemiche turme, e il campo equestre

Ingombrar la pianura, e ferrea messe

Scuopriasi d'armi ammonticchiate, e spesse.

Quivi Balac ascende; ha seco a lato

L'empio Profeta maestà spirando,

S'ergon l'are del Mago desiato

A l'imperioso cenno, al rio comando,

Le vittime son pronte; il regno intero

Pende dal labbro del Profeta altero.

L'olocausto sostien, Balac; ei dice;

Finchè mi porga il ciel saggio consiglio,

Onde dal popol tuo mesto, e infelice

L'imminente scacciare, aspro periglio.

Sì dice, e parte: ansioso ognuno aspetta

Contro il fiero Israel cruda vendetta.

Ed ecco tosto rabbuffato, e ardente

Sen torna Balaam, da le pupille,

E da l'incantator volto, furente

Escon di vivo fuoco acre scintille,

Ognun si arresta, ed a gli orecchi attenti

Corre l'alma ad udir gli ansiosi accenti.

Popolo di Moabbo il Dio Celeste

Benedisse Israello, egli mi vieta

Le turme di scacciar cotanto infeste

A la vostra regione or non più lieta,

Ceder essa dovrà del popol fiero

A l'impeto possente, al ferro altero.

Come lion, che da l'opaco bosco

Esce furente ad atterrar le belve,

O come serpe col mortal, rio tosco

Le fiere uccide ne le ombrose selve;

Tale Israello il Moabita impero

Abbatterà furioso, e il regno intero.

Qual cacciator, che ne la valle oscura

Mentre si vede d'ogn'intorno cinto

L'unico scampo, e insiem la via sicura

Mira rinchiusa, di pallor dipinto,

Da cruda belva, che l'unghiuta zampa

Erge, e di sdegno, e di furore avvampa:

Non altrimenti di terror, di lutto

Chiusa ogni via di libertà mirando

Intorno si riempie il popol tutto,

Che mesto geme al ciel = pietà = gridando,

E fra le vampe di furioso sdegno

Freme il Rege in veder perduto il regno.

S'ergon di nuovo invan gli amici altari,

Fermo, ed immoto Balaam sen resta;

Solcan d'ognun le gote i pianti amari,

Fra il lutto, e la tristezza orrida, e mesta,

Rammentan tutti e la magione, e i figli

Esposti al duol funesto, ed ai perigli.

Balam allora; udite, esclama, udite;

Impieghin col nemico e vezzi, e amori

Lo sdegno ad ammollir le Madianite,

E adorne vadan di olezzanti fiori

Finchè indotti da lor non sian con arte

Ad adorare i vostri Numi: e parte.

Come nocchier, che mentre erra, e si aggira

Per il vasto Ocean, mesto, ed ansante;

Inaspettato alfine il porto mira,

Infra il furor de l'Austro sibilante:

Così tai detti udendo amica calma

Torna a Moabbo, e batte palma a palma.

Si eseguisce il consiglio; al dolce aspetto,

Ai lusinghieri volti, oimè, già vinto

Cade il nemico, e dal guerriero petto

Il valoroso scaccia, antico istinto,

Ai feminili vezzi al sesso imbelle

Non resiste il temuto, aspro Israelle.

Moabbo, esulti invano, invan d'argento,

O Rege, carchi il Mago incantatore,

Invan scacci da te l'alto spavento,

Ed il guerriero, bellicoso orrore,

Invan feroce miri il campo aprico

Ove le tende alzò fiero il nemico.

L'Erebo ignito, ed il fumante averno

Giacerà vinto, e insiem l'altero orgoglio

Cadrà al voler del sommo Nume Eterno,

Che saggio regna in sul celeste soglio

Cadrà, e cadendo al Moabita altero

Del Nume mostrerà l'eccelso impero.