Canto 3
Moabbo, invan di trionfanti allori
Cingi la fronte a gl'impotenti Numi,
Vedrai ben tosto tra i funesti orrori
Tinti del sangue tuo scorrere i fiumi,
E su gli estinti corpi, e sul tuo regno
Vincitor mirerai del ciel lo sdegno.
Squallido Balaam già la cittade
Mira vicina, e tosto alto spavento,
E gioia insiem d'ognun l'animo invade,
Ora il terror succede, ora il contento;
Incerto fra il timor v'è là chi pende,
E v'è chi lieto al ciel le mani stende.
Già da l'alta città Balam altero
Lieto sen esce di veder pensando
Vinto omai d'Israello il popol fiero,
Esce ubbidiente ancora al suo comando
La numerosa turma incerta, e ansante,
Il campo ingombra il cavaliere, e il fante.
Giunge Balam alfine: i lieti evviva
S'alzano tosto al cielo, echeggia intorno
La valle, e il monte, e del Giordan la riva.
Giungesti alfine, o sospirato giorno;
Balac esclama; in cui mi sia concesso
Il nemico veder vinto, ed oppresso!
Son pronto, o Rege, il cenno tuo sovrano
Ad eseguire; il Regnator del cielo
Scagliar dovrà con la possente mano
Di sua vendetta il sanguinoso telo
Contro il popol crudel, che lutto, e morte
A te minaccia, e spaventosa sorte.
Sì dice Balaamo il popol tutto
Applaude lieto, e dal suo cuore ansioso
Il duolo scaccia, lo spavento, e il lutto;
Gioisce ognun non più mesto, e dubbioso,
E il primiero obbliando, inquieto affanno
Balac il Rege a seguitar si danno.
Al cielo ergea le rilevate spalle
Erta montagna, e da la cima alpestre
Scorgeasi intorno ne la bassa valle
E le nemiche turme, e il campo equestre
Ingombrar la pianura, e ferrea messe
Scuopriasi d'armi ammonticchiate, e spesse.
Quivi Balac ascende; ha seco a lato
L'empio Profeta maestà spirando,
S'ergon l'are del Mago desiato
A l'imperioso cenno, al rio comando,
Le vittime son pronte; il regno intero
Pende dal labbro del Profeta altero.
L'olocausto sostien, Balac; ei dice;
Finchè mi porga il ciel saggio consiglio,
Onde dal popol tuo mesto, e infelice
L'imminente scacciare, aspro periglio.
Sì dice, e parte: ansioso ognuno aspetta
Contro il fiero Israel cruda vendetta.
Ed ecco tosto rabbuffato, e ardente
Sen torna Balaam, da le pupille,
E da l'incantator volto, furente
Escon di vivo fuoco acre scintille,
Ognun si arresta, ed a gli orecchi attenti
Corre l'alma ad udir gli ansiosi accenti.
Popolo di Moabbo il Dio Celeste
Benedisse Israello, egli mi vieta
Le turme di scacciar cotanto infeste
A la vostra regione or non più lieta,
Ceder essa dovrà del popol fiero
A l'impeto possente, al ferro altero.
Come lion, che da l'opaco bosco
Esce furente ad atterrar le belve,
O come serpe col mortal, rio tosco
Le fiere uccide ne le ombrose selve;
Tale Israello il Moabita impero
Abbatterà furioso, e il regno intero.
Qual cacciator, che ne la valle oscura
Mentre si vede d'ogn'intorno cinto
L'unico scampo, e insiem la via sicura
Mira rinchiusa, di pallor dipinto,
Da cruda belva, che l'unghiuta zampa
Erge, e di sdegno, e di furore avvampa:
Non altrimenti di terror, di lutto
Chiusa ogni via di libertà mirando
Intorno si riempie il popol tutto,
Che mesto geme al ciel = pietà = gridando,
E fra le vampe di furioso sdegno
Freme il Rege in veder perduto il regno.
S'ergon di nuovo invan gli amici altari,
Fermo, ed immoto Balaam sen resta;
Solcan d'ognun le gote i pianti amari,
Fra il lutto, e la tristezza orrida, e mesta,
Rammentan tutti e la magione, e i figli
Esposti al duol funesto, ed ai perigli.
Balam allora; udite, esclama, udite;
Impieghin col nemico e vezzi, e amori
Lo sdegno ad ammollir le Madianite,
E adorne vadan di olezzanti fiori
Finchè indotti da lor non sian con arte
Ad adorare i vostri Numi: e parte.
Come nocchier, che mentre erra, e si aggira
Per il vasto Ocean, mesto, ed ansante;
Inaspettato alfine il porto mira,
Infra il furor de l'Austro sibilante:
Così tai detti udendo amica calma
Torna a Moabbo, e batte palma a palma.
Si eseguisce il consiglio; al dolce aspetto,
Ai lusinghieri volti, oimè, già vinto
Cade il nemico, e dal guerriero petto
Il valoroso scaccia, antico istinto,
Ai feminili vezzi al sesso imbelle
Non resiste il temuto, aspro Israelle.
Moabbo, esulti invano, invan d'argento,
O Rege, carchi il Mago incantatore,
Invan scacci da te l'alto spavento,
Ed il guerriero, bellicoso orrore,
Invan feroce miri il campo aprico
Ove le tende alzò fiero il nemico.
L'Erebo ignito, ed il fumante averno
Giacerà vinto, e insiem l'altero orgoglio
Cadrà al voler del sommo Nume Eterno,
Che saggio regna in sul celeste soglio
Cadrà, e cadendo al Moabita altero
Del Nume mostrerà l'eccelso impero.