CANTO I

By Alessandro Tassoni

Del bel Panaro il pian sotto due scorte

a predar vanno i Bolognesi armati,

e da Gherardo altri condotti a morte,

altri dal Potta son rotti e fugati.

Gl'incalza di Bologna entro le porte

Manfredi, i cui guerrier co' vinti entrati

fanno per una secchia orribil guerra,

e tornan trionfanti a la lor terra.

Vorrei cantar quel memorando sdegno

ch'infiammò già ne' fieri petti umani

un'infelice e vil secchia di legno

che tolsero a i Petroni i Gemignani.

Febo che mi raggiri entro lo 'ngegno

l'orribil guerra e gl'accidenti strani,

tu che sai poetar servimi d'aio

e tiemmi per le maniche del saio.

E tu nipote del Rettor del mondo

del generoso Carlo ultimo figlio,

ch'in giovinetta guancia e 'n capel biondo

copri canuto senno, alto consiglio,

se da gli studi tuoi di maggior pondo

volgi talor per ricrearti il ciglio,

vedrai, s'al cantar mio porgi l'orecchia,

Elena trasformarsi in una secchia.

Già l'aquila romana avea perduto

l'antico nido, e rotto il fiero artiglio

tant'anni formidabile e temuto

oltre i Britanni ed oltre il mar vermiglio;

e liete, in cambio d'arrecarle aiuto,

l'italiche città del suo periglio,

ruzavano tra lor non altrimenti

che disciolte polledre a calci e denti.

Sol la reina del mar d'Adria, volta

de l'Oriente a le provincie, a i regni,

da le discordie altrui libera e sciolta

ruminava sedendo alti disegni,

e gran parte di Grecia avea già tolta

di mano a gli empi usurpatori indegni;

l'altre attendean le feste a suon di squille

a dare il sacco a le vicine ville.

Part'eran ghibelline, e favorite

da l'imperio aleman per suo interesse;

part'eran guelfe, e con la Chiesa unite

che le pascea di speme e di promesse:

quindi tra quei del Sipa antica lite

e quei del Potta ardea, quando successe

l'alto, stupendo e memorabil caso,

che ne gli annali scritto è di Parnaso.

Del celeste monton già il sol uscito

saettava co' rai le nubi algenti,

parean stellati i campi e 'l ciel fiorito,

e su 'l tranquillo mar dormieno i venti;

sol Zefiro ondeggiar facea su 'l lito

l'erbetta molle e i fior vaghi e ridenti,

e s'udian gli usignuoli al primo albore

e gli asini cantar versi d'amore:

quando il calor de la stagion novella,

che movea i grilli a saltellar ne' prati,

mosse improvisamente una procella

di Bolognesi a' loro insulti usati.

Sotto due capi a depredar la bella

riviera del Panàro usciro armati,

passaro il fiume a guazzo, e la mattina

giunse a Modana il grido e la ruina.

Modana siede in una gran pianura

che da la parte d'austro e d'occidente

cerchia di balze e di scoscese mura

del selvoso Apennin la schiena algente;

Apennin ch'ivi tanto a l'aria pura

s'alza a veder nel mare il sol cadente,

che su la fronte sua cinta di gielo

par che s'incurvi e che riposi il cielo.

Da l'oriente ha le fiorite sponde

del bel Panàro e le sue limpid'acque,

Bologna incontro, e a la sinistra l'onde

dove il figlio del sol già morto giacque;

Secchia ha da l'aquilon, che si confonde

ne' giri che mutar sempre le piacque,

divora i liti, e d'infeconde arene

semina i prati e le campagne amene.

Viveano i Modanesi a la spartana

senza muraglia allor né parapetto,

e la fossa in più luoghi era sì piana,

che s'entrava ed usciva a suo diletto.

Il martellar de la maggior campana

fe' più che in fretta ognun saltar del letto,

diedesi a l'arma, e chi balzò le scale,

chi corse a la finestra, e chi al pitale;

chi si mise una scarpa e una pianella,

e chi una gamba sola avea calzata,

chi si vestì a rovescio la gonella,

chi cambiò la camicia con l'amata;

fu chi prese per targa una padella

e un secchio in testa in cambio di celata,

e chi con un roncone e la corazza

corse bravando e minacciando in piazza.

Quivi trovar che 'l Potta avea spiegato

lo stendardo maggior con le trivelle,

ed egli stesso era a cavallo armato

con la braghetta rossa e le pianelle.

Scriveano i Modanesi abbreviato

pottà per potestà su le tabelle,

onde per scherno i Bolognesi allotta

l'avean tra lor cognominato il Potta.

Messer Lorenzo Scotti, uom saggio e forte,

era allor Potta, e decideva i piati;

fanti e cavalli in tanto ad una sorte

a la piazza correan da tutti i lati.

Egli, poiché guernite ebbe le porte,

una squadra formò de' meglio armati,

e ne diede il comando e lo stendardo

al figlio di Rangon detto Gherardo.

Egli dicea: — Va figlio arditamente,

frena l'orgoglio di que' marrabisi,

non t'esporre a battaglia, acciò perdente

non resti, mentre siam così divisi:

ma ferma a la Fossalta la tua gente,

e guarda il passo e aspetta novi avisi,

ch'io ti sarò, se 'l mio pensier non falle,

innanzi sesta armato anch'io a le spalle. —

Così andava a l'impresa il cavaliero

dal fior de la milizia accompagnato,

e spettacolo in un leggiadro e fiero

si vedeva apparir da un altro lato,

cento donzelle in abito guerriero

col fianco e 'l petto di corazza armato,

e l'aste in mano e le celate in testa,

comparvero in succinta e pura vesta.

Venìan guidate da Renoppia bella

cacciatrice ed arciera a l'armi avezza;

Renoppia di Gherardo era sorella,

pari a lui di valor, di gentilezza,

ma non avea l'Italia altra donzella

pari di grazia a lei né di bellezza,

e parea co' virili atti e sembianti

rapir i cori e spaventar gl'amanti.

Bruni gli occhi e i capegli, e rilucenti,

rose e gigli il bel volto, avorio il petto,

le labbra di rubin, di perle i denti,

d'angelo avea la voce e l'intelletto.

Maccabrun da l'Anguille in que' commenti

che fece sopra quel gentil sonetto

«Questa barbuta e dispettosa vecchia»,

scrive ch'ell'era sorda da una orecchia.

Or giunta in piazza ella dicea: — Signori,

noi siam deboli sì, ma non di sorte

che non possiamo almen per difensori

guardare i passi e custodir le porte;

queste compagne mie ben avran cori

da gire anch'esse ad incontrar la morte,

né già disdice a vergine ben nata

per difender la patria, uscire armata.

Quel dì che Barbarossa arse Milano,

mio nonno guadagnò quest'armi in guerra;

Gherardo mio fratel le chiudea in vano,

ché le porte gittate abbiam per terra;

e s'al cor non vien meno oggi la mano,

se 'l nemico s'appressa a questa terra,

speriam che col suo sangue e la sua morte

ei proverà se sian di tempra forte. —

Accese i cor di generoso sdegno

il magnanimo ardir de la donzella,

onde con l'armi fuor senza ritegno

correa la gioventù feroce e bella.

Con maestoso modo e di sé degno

il Potta la raffrena e la rappella:

— Dove andate, canaglia berettina,

senza ordinanza e senza disciplina?

Credete forse che colà v'aspetti

trebbiano in fresco e torta in su 'l tagliere?

Adattatevi in fila, uomini inetti,

nati a mangiar l'altrui fatiche e bere. —

Così frenando i temerari affetti

distingueva in un tratto ordini e schiere.

Gherardo in tanto in opportuno punto

era correndo a la Fossalta giunto:

ché Bordocchio Balzan, ch'avea condotto

la prima squadra, allor quivi arrivato

s'era con molto ardir già spinto sotto

a la torre onde il passo era guardato;

quei de la torre aveano il ponte rotto

da un canto, e 'l varco stretto indi serrato,

e 'l difendean da merli e da finestre

con dardi, mazzafrusti, archi e balestre.

Il capitan de la Petronia gente,

ch'era un omaccio assai polputo e grosso,

gridava da la ripa del torrente

a i suoi, ch'eran fermati, a più non posso:

— Perché non seguitadi alliegramente?

Avìdi pora di saltar un fosso?

O volìdi restar tutti a la coda?

Passadi panirun pieni di broda. —

Così dicea, quand'ecco in vista altera

vide giugner Gherardo a l'altra riva,

onde a destra piegar fe' la bandiera

contra 'l nemico stuol ch'indi veniva,

e confidato ne l'amica schiera,

i cui tamburi già da lunge udiva,

spinse da l'alta sponda i suoi soldati

dal notturno camin stanchi e affannati.

Allor Gherardo a' suoi diceva: — O forti,

ecco Dio che divide e che confonde

questi bedani, udite i lor consorti

che sono del Panàro anco a le sponde.

Prima del giugner lor, questi fien morti,

pochi e stanchi, e ridotti entro a quest'onde:

seguitatemi voi, ché larga strada

io vi farò col petto e con la spada. —

Così dicendo urta il cavallo, e dove

la battaglia gli par più perigliosa

si lancia in mezzo a l'onda, e 'n giro move

la spada fulminante e sanguinosa.

Non fe' il capitan Curzio tante prove

sotto Lisbona mai, né su la Mosa,

quante ne fe' tra l'una e l'altra ripa

Gherardo allor su 'l popolo dal Sipa.

Uccise il Bertolotto, e 'l corpo grasso

spirò ne l'acqua fresca, e fu l'orrore

de l'acqua ch'abborriva, in su quel passo,

de l'orror de la morte assai maggiore.

Uccise appresso a lui mastro Galasso

cavadente perfetto e ciurmatore:

vendea ballotte e polvere e braghieri,

meglio per lui non barattar mestieri.

Senza naso lasciò Cesar Viano

fratel del Podestà di Medicina,

e d'un dardo cader fe' di lontano

trafitto un figlio del dottor Guaina;

indi ammazzò il barbier di Crespellano

che portava la spada a la mancina,

e mastro Costantin da le Magliette

che faceva le gruccie a le civette.

Un certo bell'umor de' Zambeccari

gli diede una sassata ne la pancia,

e a un tempo Gian Petronio Scadinari

gli forò la braghetta con la lancia;

la buona spada gli mandò del pari

come se fosse stata una bilancia,

ch'a l'uno e l'altro tagliò il capo netto,

e i tronchi ne la rena ebber ricetto.

Qual già su 'l Xanto il furibondo Achille

fe' del sangue troian crescer quell'onda,

o Ippomedonte a le tebane ville

fe' de l'Asopo insanguinar la sponda,

tal il giovane fier l'onde tranquille

fa rosseggiar del sangue ostil che gronda,

ma da la tanta copia infastidita

diede la Musa a pochi nomi vita.

L'oste dal Chiù, Zambon dal Moscadello,

facea tra gli altri una crudel ruina,

una zazzera avea da farinello

senz'elmo in testa e senza cappellina;

si riscontrò con Sabatin Brunello

primo inventor de la salciccia fina,

che gli tagliò quella testaccia riccia

con una pestarola da salciccia.

Bordocchio intanto il fiume avea passato

soverchiand'ogn'incontro, ogni ritegno,

quando del Potta, che venìa, fu dato

da la torre a Gherardo e a gl'altri il segno.

Se n'avide Bordocchio, e rivoltato

di ripassare a' suoi facea disegno,

ma ne l'onda il destrier sotto gli cade,

e rimase prigion fra cento spade.

Quei ch'erano con lui dianzi passati

dal figlio di Rangon tutti fur morti;

e già gli altri fuggian rotti e sbandati

del mal consiglio lor, ma tardi, accorti,

quando in aiuto da' vicini prati

vider venir correndo i lor consorti,

che del Panàro a la sinistra sponda

passar più lenti, ov'è più cupa l'onda.

Gian Maria de la Grascia, un furbacciotto

ch'era di quella squadra il capitano,

come vide fuggir dal campo rotto

quei di Bordocchio insanguinando il piano

rinfacciò lor con dispettoso motto

la fuga vile e l'ardimento insano,

e furioso i suoi quindi spingendo

fe' de' nemici un potticidio orrendo.

Radaldo Ganaceti era su 'l ponte

con molti suoi per impedir il passo,

e insieme col destrier tutto in un monte

fu da la sponda ruinato al basso.

Voltò Gherardo a quel rumor la fronte

e in aiuto de' suoi venìa a gran passo,

quando comparve 'l Potta al suon di mille

corni, gridi, tamburi e trombe e squille.

Si raccoglie il nemico, e si ritira

al terror di tant'armi, al suono, a i lampi,

ma l'incalza Gherardo, e al vanto aspira

d'aver col suo valor rotti due campi;

corre a destra, a sinistra, urta, raggira

il destriero, e di sangue inonda i campi:

rotta ha la spada, e porta ne lo scudo

cento saette, e mezzo 'l capo ha ignudo.

Ma tratta da l'arcion ferrata mazza,

Fantin Vizzani e Prospero Castelli,

Astor de l'Armi e Taddeo Bianchi ammazza

e 'l cavalier Martin de gli Asinelli.

A questi spada, scudo, elmo e corazza

fece levar, ch'eran dorati e belli,

per onorarsen poi; ma veramente

fu peccato ammazzar sì nobil gente.

Spinte il Potta in aiuto in tanto avea

le prime insegne a i Gemignani stracchi;

ed egli verso il ponte, ove parea

che più fossero i suoi deboli e fiacchi,

sopra una mula a più poter correa,

che mordendo co' piè giucava a scacchi,

quando ferito fu d'una zagaglia

quel de la Grascia, e uscì de la battaglia.

Poiché mirò de' capitani suoi

l'un fatto prigionier, l'altro ferito

la progenie antichissima de' Boi,

e si vide ridotta a mal partito,

que' valorosi che facean gli eroi,

senza aspettar chi lor facesse invito,

chi a cavallo, chi a piè per la campagna

si diedono a menar de le calcagna.

Ma ratto fu con una ronca in mano

il Potta lor come un demonio addosso,

e tanti ne mandò distesi al piano

che ne fu il Ciel de la pietà commosso:

quel fiume crebbe sì di sangue umano

che più giorni durò tiepido e rosso,

e dove prima il Fiumicel chiamato,

fu dappoi sempre il Tepido nomato.

Tutto quel dì, tutta la notte intiera

i miseri Petroni ebber la caccia;

ne coperse ogni strada, ogni riviera

Manfredi Pio, che ne seguì la traccia.

Con trecento cavalli a la leggiera

con tanto ardire il giovane li caccia,

che su 'l primo sparir de l'aria scura

si trovò giunto a le nemiche mura.

La porta San Felice aperta in fretta

fu a' cittadini suoi, ch'erano esclusi,

ma tanta fu la calca in quella stretta

che i vincitori e i vinti entrar confusi.

Quei di Manfredi un tiro di saetta

corser la terra, e vi restavan chiusi,

s'ei da la porta ove fermato s'era

non li chiamava tosto a la bandiera.

Spinamonte del Forno e Rolandino

Savignani e Aliprando d'Arrigozzo

de' Denti da Balugola e Albertino

Foschiera e Calatran di Borgomozzo,

affannati dal caldo e dal cammino

trovar non lunge da la porta un pozzo,

e una secchia calar nuova d'abete

per rinfrescarsi e discacciar la sete.

La carrucola rotta e saltellante,

e la fune annodata in quella mena,

e l'acqua ch'era assai cupa e distante

feron più tardi uscir la secchia piena:

le si avventaron tutti in un istante

e Rolandino avea bevuto a pena,

quand'ecco a un tempo da diverse strade

fur lor intorno più di cento spade.

Scarabocchio, figliol di Pandragone,

Petronio Orso e Ruffin dalla Ragazza

e Vianese Albergati e Andrea Griffone

venìan gridando innanzi: — Ammazza, ammazza. —

ma i Potteschi già pronti in su l'arcione,

d'elmo e di scudo armati e di corazza,

strinser le spade e rivoltar le facce

a l'impeto nemico e a le minacce.

E Spinamonte, che la secchia presa

per bere avea, spargendo l'acqua in terra

e tagliando la fune ond'era appesa,

se ne servì contro i nemici in guerra,

con la sinistra man la tien sospesa

per riparo, e con l'altra il brando afferra;

l'aiutano i compagni e fangli sponda

contra il furor che d'ogni parte inonda.

Lotto Aldrovandi e Campanon Ringhiera

gridavano ambidue: — Canaglia matta

lasciate quella secchia ove prim'era,

o la bestialità vi sarà tratta. —

— Fatevi innanzi voi, disse il Foschiera,

notate la consegna che v'è fatta. —

E 'n questo dire un manrovescio lascia

e taglia a Campanone una ganascia.

Non fu rapita mai con più fatica

Elena bella al tempo di Sadocco,

né combattuta Aristoclèa pudica

al par di quella secchia da un baiocco.

Passata a Calatran fu la lorica

sì che nel ventre penetrò lo stocco

d'un fiero colpo di Carlon Cartari,

falciatore sovran de' macellari.

Rolandino ferì d'un sopramano

Napulion di Fazio Malvasìa,

ed egli a lui storpiò la manca mano

con una daga che brandita avìa.

Se di Manfredi un poco più lontano

era il soccorso, alcun non ne fuggìa;

restò ferito quel de la Balugola,

e del tanto gridar gli cadde l'ugola.

Manfredi in su la porta i suoi raccoglie

e l'inimico stuol frena e reprime,

e poiché dal periglio si discioglie

torna, e ripassa il Ren su l'orme prime;

né potendo mostrar più degne spoglie,

in atto di trofeo leva sublime

sopra una lancia l'acquistata secchia,

ché presentarla al Potta s'apparecchia.

Parendo a lui via più nobile e degno

de la vittoria, aver su 'l chiaro giorno

corsa Bologna e trattone quel pegno

che sarebbe a' nemici eterno scorno,

da la Samoggia un messo a darne segno

a Modana spedì senza soggiorno,

e tosto la città si mise in core

di girgli incontro e fargli un bell'onore.

Era vescovo allor per aventura

de la città messer Adam Boschetto,

che di quel gregge avea solenne cura,

e 'l mantenea d'ogni contagio netto;

non dava troppo il guasto a la Scrittura,

ed era entrato al popolo in concetto

che in cambio di dir vespro e matutino

giucasse i benefici a sbarraglino.

Questi, poiché venir dal messaggiero

con quella secchia udì l'amica gente

tolta per forza a un popolo sì fiero

di mezzo una città tanto possente,

si mise anch'egli in ordine col clero

per girla ad incontrar solennemente,

e si fe' porre intorno il piviale

ch'usava il dì di Pasqua e di Natale.

Un superbo robon di drappo rosso

si mise il Potta e una beretta nera,

che mezzo palmo largo e un dito grosso

avea l'orlo d'intorno a la testiera;

gli Anziani appo lui col lucco indosso

seguivano a cavallo in lunga schiera

sopra certe lor mule afflitte e grame,

che pareano il ritratto de la fame.

Gli portava dinanzi un paggio armato

la spada nuda e la rotella bianca,

e avea dal destro e dal sinistro lato

i due primi Anzian, teste di banca;

lo stendardo del popolo spiegato

portava il cont'Ettor da Villafranca,

giovinetto che Marte avea nel core

e ne la bocca e ne' begli occhi Amore.

Due compagnie di lance e di corrazze,

una dinanzi e l'altra iva di dietro;

i cursori del popol con le mazze

facevan ritirar le genti indietro,

che correan tutte a gara come pazze

a la vicina porta di San Pietro,

per veder quella secchia a la campagna

credendosi che fosse una montagna.

In ultimo cinquanta contadine

con le gonnelle bianche di bucato,

ne le canestre lor di vinco fine

portavan pane, vin, torta in buon dato,

uova sode, frittate e gelatine

al famoso drappello affaticato

che venìa con la secchia; e così andando

giunsero a la Fossalta ragionando.

Quivi trovar che 'l prete de la cura

gìa confortando ancor gli agonizanti,

gli assolvea da' peccati, e ponea cura

fra i paterni ricordi onesti e santi,

se 'n dito anella avean per aventura,

o ne le borse o nel giubbon contanti,

e per guardargli da gli furti altrui

gli togliea in serbo e gli mettea co' sui.

Manfredi in tanto apparve, e conducea

distinta a coppia a coppia la sua schiera;

portar la secchia in alto egli facea

da Spinamonte innanzi a la bandiera,

e di mirto e di fior cinta l'avea

sì che spoglia parea pomposa e altera:

subito il Potta il corse ad abbracciare

dicendogli: — Ben venga mio compare. —

Indi gli chiese come avea potuto

con quella secchia uscir fuor di Bologna,

che non l'avesse ucciso o ritenuto

quel popolo per ira o per vergogna;

disse Manfredi: — Iddio sa dare aiuto

a chi si fida in lui, quando bisogna:

il nemico a seguirci ebbe due piedi,

e noi quattro a fuggir, come tu vedi. —

Fer poi le Cataline il lor invito

su l'erba fresca d'un fiorito prato,

e perché ognun moriva d'appetito

in un Avemaria fu sparecchiato;

finita la merenda, e risalito

a cavallo ciascuno al loco usato,

ripresero il cammino in ver la porta

raccontando fra lor la gente morta.

Sotto la porta stava Monsignore

con lo spruzzetto in man da l'acqua santa,

e intonando la laude in quel tenore

che fa il capon quando talvolta canta.

Quivi smontaro tutti a farli onore,

e l'inchinar con l'una e l'altra pianta,

e a suon di trombe se n'andar con esso

a render grazie a Dio del gran successo;

ma la secchia fu subito serrata

ne la torre maggior dove ancor stassi

in alto per trofeo posta e legata

con una gran catena a' curvi sassi;

s'entra per cinque porte ov'è guardata

e non è cavalier che di là passi

né pellegrin di conto, il qual non voglia

veder sì degna e gloriosa spoglia.