Canto L

By Giovanni Boccaccio

Dico che poi che 'l sonno fu partito

tutto di me, che stava lagrimando

ancora in me di tal bene smarrito,

in piè drizzato, intorno a me guardando

vidi la bella donna, la qual voi

per lo giardin mi feste andar cercando.

– Che pensi? – disse a me, e poco poi

soggiunse: – Andiam, ch'egli è voler di quella

che nel tuo sonno mi ti diè ancoi –.

Ond'io risposi stupefatto ad ella:

– E dove andremo? e torneren noi forse

dov'io era or con quella donna bella? –.

– Mai sì –, disse allora, – e ciò che porse

il tuo dormire alla tua fantasia

tututto avrai, se da me non ti smorse.

Ancora più per me dato ti fia

di grazia, di veder ciò che perdesti

quando lasciasti la mia compagnia.

In quella parte là, dove or dicesti,

sanza consiglio molto esaminato

ir non si vuol, ché tu ten penteresti.

Primieramente là dove m'è grato

seguita, ché sanza dubbio intenta

farò di farti a tempo consolato:

e quel disio, che or più ti tormenta,

porrò in pace con quella bellezza

che l'alma al cor tuttora ti presenta –.

Ristette allora, ed io tanta dolcezza

presi della promessa, che nel viso

tututto sfavillava d'allegrezza.

Con voce piana e tutto pien di riso

risposi a lei: – Donna gentile, io vegno,

né più da te voglio esser mai diviso.

Humile e pian, quant'io posso, m'assegno

a te: fa sì ch'al piacer di colei,

di cui io sono, io non trapassi il segno –.

– Ell'ha del mio voler –, disse costei,

– in mano il fren, sì ch'io non posso fare

se non sol quel ch'è in piacere a lei.

Di tanto sempre mi veggo onorare

da essa, ch'io lel lascio, che giammai

oltre alla voglia mia non vuol mutare –.

E questo detto disse: – Andiamo omai,

ché 'l tempo è brieve a quel che voi fornire –;

per ch'io sanza più dir la seguitai.

Così adunque vo per pervenire,

donna gentile, al loco dove sendo

voi ebbi tanta gioia nel mio dormire,

tuttor notando quel ch'andrò vedendo

dietro a costei per la portella stretta,

e di scriverlo oltre ancora attendo.

Or vi voglio pregar, donna diletta,

che poi che la passata visione

tututta con diletto avrete letta,

mirando dove cade riprensione

mi correggiate, e cara la teniate

pensando alla mia buona affezione.

Io non mi curo poi se dispregiate

fien forse le sue rime e sua sentenza,

sol che a voi sien dilettose e grate.

Per vostro onore e somma reverenza

della fé ch'io vi deggio, come a donna

di virtuosa e somma intelligenza,

atando me la possa che s'indonna

in ciascun cuor gentil che da virtute

per accidente alcun mai non si sdonna,

rispetto avendo ancora alla salute

che da vo' isperanza mi promette

a mitigar l'amorose ferute,

aggio composte queste parolette

in rima, e fine faccio col piacere

di voi, in cui l'alma tutta si rimette,

vaga e contenta solo di potere

far cosa che v'agrada, e questo vole,

questo disia e questo l'è 'n calere,

ed il contrario più ch'altro le dole.

Dunque, donna gentile e valorosa,

di biltà fonte, com di luce sole,

rimirate alla fiamma che nascosa

dimora nel mio petto, ed ispegnete

quella con l'esser verso me piatosa.

Amor mi diede a voi, voi sola sete

il ben che mi promette la speranza,

sola mia vita in gioia tener potete.

Solo mio ben, sola mia disianza,

solo conforto della vaga mente,

sola colei che mia virtute avanza

sete e sarete sempre al mio vivente;

né più disio né disiar più voglio

fuor che d'esser a tal biltà servente.

Adunque quello ardor in cui m'invoglio

terminerete omai quando vi piace,

ch'io vi sono entro ognor più ch'i' non soglio:

io v'acomando al Sir di tutta pace.