CANTO OTTAVO.
O Quante sono in antatrici: o quanti
Incantator tra noi, che non si sanno.
Che con lor ar ti: huomini e donne, amanti
Di se: cangian/ do ivisi lor:fatto hanno.
Non con spirti constretti tali incanti
Ne con osservation di stelle fanno,
Ma con simulation, menzogne e frodi,
Legano i cor d'indissolubil nodi.
Chi l'anello d'Angelica: o piu tosto
Chi havesse quel de la ragion,potria
Veder a tutti il viso, che nascosto
Da fintione e d'arte non saria,
Tal ci par bello e buono che deposto
Il liscio, brutto e rio forse parria:
Fu gran ventura quella di Ruggiero,
C'hebbe l'annel che gli scoperse il vero.
Ruggier (come io dicea) dissimulando
Su Rabican venne alla porta armato,
Trovo le guardie sprovedute: e quando
Giunse tra lor: non tenne il brando a lato
Chi morto, e chi a mal termine lasciando
Esce del ponte, e il rastrello ha spezzato,
Prende al bosco la via:ma poco corre,
Ch'ad un de servi de la fata occorre.
Il servo inpugno havea un augel grifagno
Che volar con piacer facea ogni giorno :
Hora a campagna, hora a un vicino stagno,
Dove era sempre da far preda intorno
Havea da lato il can fido compagno,
Cavalcavaun ronzin non troppo adorno,
Ben penso che Ruggier dovea fuggire,
Quando lo vide in tal fretta venire.
Se gli fe incontra e con sembiante altiero
Gli domando perche in tal fretta gisse,
Risponder non gli volse il buonRuggiero,
Percio colui piu certo che fuggisse
Di volerlo arrestar fece pensiero,
Et distendendo il braccio manco disse
Che dirai tu se subito ti fermo?
Se contra questo augel non havrai schermo?
Spinge l'augello, e quel batte si l'ale,
Che non l'avanza Rabican di corso ,
Del palafreno il cacciator giu sale:
E tutto a un tempo gli ha levato il morso,
Quel par da l'arco uno aventato strale
Di calci formidabile e di morso
E'l servo dietro si veloce viene
Che par ch'il vento, anzi che il fuoco ilmene.
Non vuol parere il can d'esser piu tardo
Ma segue Rabican: con quella fretta
Con che le Lepri suol seguire il Pardo,
Vergogna a Ruggier par se non aspetta,
Voltasi a quel che vien si a pie gagliardo:
Ne glivede arme fuor ch'una bacchetta
Quella con cheubidire al cane insegna .
Ruggier di trar la spada si disdegna.
Quel se gli appressa, e forte lo percuote
Lo morde aun tempo il can nel piede manco
Lo sfrenato destrier la groppa scuote:
Trevolte e piu, ne falla il destro fianco:
Gira l'augello, e gli fa mille ruote:
E con l'ugna sovente il ferisce ancho,
Si il destrier collo strido impaurisce,
Ch'alla mano e allo spirito pocoubidisce.
Ruggiero al fin constretto il ferro caccia:
Et perche tal molestia se ne vada,
Hor glianimali, hor quel villan minaccia
Col taglio: e con la punta de la spada,
Quella importuna turba piu l'impaccia
Presa ha, chi qua, chi la, tutta la strada,
Vede Ruggiero il dishonore: e il danno,
Che gli averra, se piu tardar lo fanno.
Sa ch'ogni poco piu ch'ivi rimane,
Alcina havra col populo alle spalle:
Di trombe, di tamburi, e di campane,
Gia s'ode alto rumore in ogni valle
Contra un servo senza arme, e contra un cane
Gli par ch'a usar la spada troppo falle,
Meglio e piu breve e dunque, che gli scopra
Lo scudo che d'Atlante era stato opra.
Levo il drappo vermiglio in che coperto
Gia molti giorni lo scudo si tenne,
Fece l'effetto mille volte esperto,
Il lume, ove a ferir ne gliocchi venne,
Resta da i sensi il cacciator deserto.
Cade il cane e il ronzin, cadon le penne,
Ch'in aria sostener l'augel non ponno,
Lieto Ruggier li lascia in preda al sonno,
Alcina c'havea in tanto havuto aviso
Di Ruggier che sforzato havea la porta.
E de la guardia buon numero ucciso
Fu vinta dal dolor, per restar morta
Squarciossi i panni, e si percosse il viso,
E sciocca nominossi, e mal'accorta,
E fece dar all'arme immantinente,
E intorno a se raccor tutta sua gente.
E poi ne fa due parti, e manda l'una
Per quella strada, oveRuggier camina,
Al porto l'altra subito raguna
In barca, & uscir fa ne la marina,
Sotto le vele aperte il mar s'imbruna,
Con questi va la disperata Alcina,
Che'l desiderio di Ruggier si rode
Che lascia sua citta senza custode.
Non lascia alcuno a guardia del palagio
Il che a Melissa che stava alla posta
Per liberar di quel regno malvagio
La gente ch'in miseria v'era posta,
Diede commodita, diede grande a gio
Di gir cercando ogni cosa a sua posta,
Imagini abbruciar, suggelli torre
E Nodi, e Rombi, e Turbini disciorre.
Indi pei campi accelerando i passi,
Gliantiqui amanti, ch'erano in gran torma
Conversi in fonti, in fere, in legni, in sassi,
Fe ritornar ne la lor prima forma,
E quei, poi ch'allargati furo i passi,
Tutti del buon Ruggier seguiron l'orma
A Logistilla si salvaro, & indi
Tornaro a Sciti, a Persi, aGreci, ad Indi.
Li rimando Melissa in lor paesi
Con obligo di mai non esser sciolto,
Fu inanzi a glialtri il Duca de gl'Inglesi
Ad esser ritornato in human volto,
Che'l parentado on questo e li cortesi
Prieghi del bon Ruggier gli giovar molto
Oltre i prieghi Ruggier le die l'annello
Accio meglio potesse aiutar quello.
A prieghi dunque di Ruggier, rifatto
Fu'l paladin ne la sua prima faccia,
Nulla pare a Melissa d'haver fatto
Quando ricovrar l'arme non gli faccia,
E quella lancia d'or ch'al primo tratto
Quanti ne tocca de la sella caccia
De l'Argalia poi fu d'Astolfo lancia
E molto honor fe a l'uno, e a l'altro in Francia
Trovo Melissa questa lancia d'oro
Ch'Alcina havea reposta nel palagio,
E tutte l'arme che del Duca foro
E gli fur tolte ne l'hostel malvagio
Monto il destrier de'l Negromante Moro
E fe montar Astolfo in groppa adagio
E quindi a Logistilla si condusse
D'un'hora prima che Ruggier vi fusse,
Tra duri sassi, e folte spine gia
Ruggiero in tanto in ver la fata saggia,
Di balzo in balzo, e d'una in altra via
Aspra, solinga, inhospita, e selvaggia,
Tanto ch'a gran fatica riuscia
Su la fervida nona, in una spiaggia,
Tra'l mare, e'l monte, al mezodi scoperta
Arsiccia, nuda, sterile, e deserta.
Percuote il Sole ardente il vicin colle :
E del calor che si riflette adietro
In modo l'aria, e l'arena ne bolle:
Che saria troppo a far liquido ilvetro:
Stassi cheto ogni augello all'ombra molle
Sol la cicala col notioso metro
Fra i densi rami: del fronzuto stelo
Levalli, e imonti assorda, e il mare, e il cielo
Quivi il caldo, la sete, e la fatica
Ch'era di gir per quella via arenosa:
Facean lungo la spiaggia erma & aprica,
A Ruggier compagnia grave e noiosa,
Ma perche non convien che sempre io dica
Ne ch'io vi occupi sempre in una cosa,
Io lascero Ruggiero in questo caldo,
E giro in Scotia a ritrovar Rinaldo.
Era Rinaldo molto ben veduto
Dal Re, da la figliola, e dal paese,
Poi la cagion che quivi era venuto :
Piu adagio il paladin fece palese,
Ch'in nome del suo Re chiedeva aiuto
E dal regno di Scotia e da l'Inglese,
Et a i preghi suggiunse ancho di Carlo
Giustissime cagion di dover farlo,
Dal Re senza indugiar gli fu risposto
Che di quanto sua forza s'estendea
Per utile, & honor sempre disposto
Di Carlo e del'Imperio esser volea,
Et che fra pochi di gli havrebbe posto,
Piu cavallieri in punto che potea,
E se non ch'esso era hoggimai pur vecchio
Capitanoverria del suo apparecchio .
Ne tal rispetto anchor gli parria degno
Di farlo rimaner: se non havesse,
Il figlio che di forza , e piu d'ingegno
Dignissimo era: a ch'il governo desse:
Ben che non si trovasse allhor nel regno
Ma che sperava che venir dovesse
Mentre ch'insieme aduneria lo stuolo:
E ch'adunato il troveria il figliuolo.
Cosi mando per tutta la sua terra
Suoi thesorieri, a far cavalli e gente:
Navi apparecchia, e munition da guerra,
Vettovaglia e danar maturamente,
Venne intanto Rinaldo in Inghilterra,
E'l Re nel suo partir cortesemente
Infino a Beroicche accompagnollo,
E visto pianger fu quando lasciollo.
Spirando il vento prospero alla poppa,
Monta Rinaldo, & a Dio dice a tutti:
La fune indi al viaggio il nocchier sgroppa
Tanto che giunge ove ne i falsi flutti
Il bel Tamigi amareggiando intoppa,
Col gran flusso del mar quindi condutti
I naviganti per camin sicuro
A vela e remi infino a Londra furo.
Rinaldo havea da Carlo e dal Re Othone
Che con Carlo in Parigi era assediato
Al principe di Vallia commissione
Per contrasegni e lettere portato,
Che cio che potea far la regione,
Di fanti e di cavalli in ogni lato,
Tutto debba a Calefio traghitarlo,
Si che aiutar si possa Francia e Carlo.
Il principe ch'io dico,ch'era in vece
D'Othon rimaso nel seggio reale:
A Rinaldo d'Amon tanto honor fece
Che non l'havrebbe al suo Re fattouguale
Indi alle sue domande satisfece
Perche a tutta la gente martiale
E di Bretagna, e de l'Isole intorno
Di ritrovarsi al mar prefisse il giorno.
Signor far mi convien come fa il buono
Sonator, sopra il suo instrumento arguto:
Che spesso muta corda, e varia suono,
Ricercando hora il grave, hora l'acuto,
Mentre a dir di Rinaldo attento sono
D'Angelica gentil m'e sovenuto
Di che lasciai, ch'era da lui fuggita:
E c'havea riscontrato uno Eremita
Alquanto la sua historia io vo seguire
Dissi:che domandava con gran cura:
Come potesse alla marina gire:
Che di Rinaldo havea tanta paura:
Che non passando il mar:credea morire:
Ne in tutta Europa si tenea sicura,
Ma l'Eremita a bada la tenea:
Perche di star con lei piacer havea.
Quella rara bellezza il cor gli accese
E gli scaldo le frigide medolle:
Ma poi che vide che poco gli attese:
E ch'oltra soggiornar seco non volle,
Di cento punte l'asinello offese:
Ne di sua tardita perho lo tolle:
E poco va di passo, e men di trotto,
Ne stender gli si vuol la bestia sotto.
E perche molto dilungata s'era,
E poco piu n'havria perduta l'orma,
Ricorse il frate alla spelonca nera
E di demoni uscir fece una torma,
E ne sceglie uno di tutta la schiera:
E del bisogno suo prima l'informa,
Poi lo fa entrare adosso al corridore:
Che via gli porta con la donna il core.
E qual sagace can nel monte usato
A volpi,o lepri dar spesso la caccia:
Che se la fera andar vede da un lato
Ne va daun'altro, e par sprezzi la traccia,
Al varco poi lo senteno arrivato
Che l'ha gia in bocca, e l'apre il fianco e straccia,
Tal l'Eremita per diversa strada
Aggiugnera la donna, ovunque vada.
Che sia il disegno suo, ben io comprendo
E dirollo ancho a voi, ma in altro loco,
Angelica di cio nulla temendo
Cavalcava a giornate, hor molto hor poco
Nel cavallo il Demon si gia coprendo
Come si cuopre alcuna volta il fuoco:
Che con si grave incendio poscia avampa
Che non si estingue: e a pena se ne scampa.
Poi che la donna preso hebbe il sentiero
Dietro il gran mar che li Guasconi lava
Tenendo appresso all'onde il suo destriero,
Dove l'humor la via piu ferma dava,
Quel le fu tratto dal demonio fiero
Ne lacqua si che dentro vi nuotava,
Non sa che far la timida donzella
Se non tenersi ferma in su la sella.
Per tirar briglia, non gli puo dar volta :
Piu e piu sempre quel si caccia in alto,
Ella tenea la vesta in su raccolta,
Per non bagnarla: e trahea i piedi in alto,
Per le spalle la chioma iva disciolta
E l'aura le facea lascivo assalto,
Stavano cheti tutti i maggior venti
Forse a tanta belta, col mare attenti.
Ella volgea i begliocchi a terra in vano
Che bagnavan di pianto il viso, e'l seno,
E vedea il lito andar sempre lontano
E decrescer piu sempre e venir meno,
Il destrier che nuotava a destra mano:
Dopo un gran giro: la porto al terreno,
Tra scuri sassi, e spaventose grotte
Gia cominciando ad oscurar la notte.
Quando si vide sola in quel deserto
Che a riguardarlo sol mettea paura,
Ne l'hora che nel mar Phebo coperto
L'aria e la terra havea lasciata oscura:
Fermossi in atto c'havria fatto incerto
Chiunque havesse vista sua figura:
S'ella era donna sensitiva e vera:
O sasso colorito in tal maniera.
Stupida e fissa nella incerta sabbia:
Coi capelli disciolti e rabuffati:
Con le man giunte: e con l'immote labbia
I languidi occhi al ciel tenea levati:
Come accusando il gran motor che l'habbia
Tutti inclinati nel suo danno i fati,
Immota, e come attonita,ste alquanto
Poi sciolse al duol la lingua,e gliocchi al pianto.
Dicea fortuna che piu a far ti resta
Accio di me ti satii e ti disfami?
Che dar ti posso homai piu? se non questa
Misera vita? ma tu non la brami:
C'hora a trarla del mar sei stata presta
Quando potea finir suoi giorni grami,
Perche ti parve di voler piu anchora
Vedermi tormentar prima ch'io muora.
Ma che mi possi nuocere non veggio
Piu di quel che sin qui nociuto m'hai,
Per te cacciata son del Real seggio,
Dove piu ritornar non spero mai,
Ho perduto l'honor: ch'e stato peggio
Che se ben con effetto io non peccai:
Io do perho materia, ch'ognun dica,
Ch'essendovagabonda io sia impudica.
C'haver puo donna al mondo piu di buono
A cui la castita levata sia?
Mi nuoce (ahime) ch'io son giovane e sono
Tenuta bella, o sia vero, o bugia,
Gia non ringratio il ciel di questo dono,
Che di qui nasce ogni ruina mia:
Morto per questo fu Argalia mio frate
Che poco gli giovar l'arme incantate.
Per questo il Re di Tartaria Agricane
Disfece il genitor mio Galaphrone:
Ch'in India del Cataio era gran Cane:
Onde io son giunta a tal conditione,
Che muto albergo da sera a dimane:
Se l'haver se l'honor se le persone
M'hai tolto, e fatto il mal che far mi puoi:
A che piu doglia ancho serbar mi vuoi?
Se l'affogarmi in mar morte non era
A tuo senno crudel: pur ch'io ti satii
Non recuso che mandi alcuna fera
Che mi divori: e non mi tenga in stratii,
D'ogni martir che sia: pur ch'io ne pera
Esser non puo ch'assai non ti ringratii,
Cosi dicea la donna con gran pianto
Quando le apparve l'Eremita accanto.
Havea mirato da l'estrema cima
D'un rilevato sasso l'Eremita,
Angelica che giunta alla parte ima
E de lo scoglio, afflitta e sbigottita:
Era sei giorni egli venuto prima:
Ch'un Demonio il porto per via non trita
E venne a lei, fingendo divotione,
Quanta havesse mai Paulo, o Hilarione.
Come la Donna il comincio a vedere
Prese, non conoscendolo conforto,
E cesso a poco a poco il suo temere,
Benche ella havesse anchora il viso smorto:
Come fu presso, disse miserere
Padre di me: chi son giunta a mal porto,
E con voce interrotta dal singulto
Gli disse quel ch'a lui non era occulto.
Comincia l'Eremita a confortarla
Con alquante ragion belle e divote:
E pon laudaci man mentre che parla:
Hor per lo seno: hor per l'humide gote,
Poi piu sicuro va per abbracciarla,
Et ella sdegnosetta lo percuote
Con una man nel petto e lo rispinge
E d'honeso rossor tutta si tinge.
Egli ch'allato haveauna tascha,aprilla,
E trassene una ampolla di liquore
E ne gliocchi possenti: onde sfavilla
La piu cocente face c'habbia Amore,
Spruzzo di quel leggiermente una stilla
Che di farla dormire hebbe valore,
Gia resupina ne l'arena giace
A tutte voglie del vecchio rapace.
Egli l'abbraccia: & a piacer la tocca
Et ella dorme, e non puo fare ischermo
Hor le bacia il bel petto:hora la bocca
Non e ch'il veggia in quel loco aspro& ermo
Ma ne l'incontro il suo destrier trabocca,
Ch'al disio non risponde il corpo infermo,
Era mal atto, perche havea troppi anni,
E potra peggio, quanto piu l'affanni.
Tutte le vie, tutti li modi tenta:
Ma quel pigro rozzon non perho salta,
Indarno il fren gli scuote: e lo tormenta,
E non puo far che tenga la testa alta:
Al fin presso alla donna s'addormenta
E nuova altra sciagura ancho l'assalta:
Non comincia Fortuna mai per poco:
Quando un mortal si piglia a scherno e a gioco
Bisogna prima ch'io vi narri il caso
Ch'un poco dal sentier dritto mi torca,
Nel mar di tramontana in ver l'occaso
Oltre l'Irlanda una Isola si corca
Hebuda nominata, ove e rimaso
Il popul raro: poi che la brutta Orca
E l'altro marin gregge la distrusse
Ch'in sua vendetta Proteo vi condusse.
Narran l'antique historie, o vere o false
Che tenne gia quel luogoun re possente:
C'hebbe una figlia in cui bellezzavalse
E gratia si: che pote facilmente
Poi che mostrossi in su l'arene salse:
Proteo lasciare in mezo l'acque ardente
E quello (un di che sola ritrovolla)
Compresse, e di se gravida lasciolla.
La cosa fu gravissima e molesta
Al padre, piu d'ogn'altro empio esevero
Ne per iscusa, o per pieta: la testa
Le perdono: si puo lo sdegno fiero,
Ne per vederla gravida si resta
Di subito esequire il crudo impero,
E'l Nipotin che non havea peccato
Prima fece morir, che fosse nato.
Proteo marin che pasce il fiero armento
Di Neptunno che l'onda tutta regge:
Sente de la sua donna aspro tormento
E per grand'ira, rompe ordine e legge:
Si che a mandare in terra non e lento
L'Orche e le Phoche, e tutto il marin gregge
Che distruggon non sol pecore e buoi
Ma ville e borghi, e li cultori suoi.
E spesso vanno alle citta murate
E d'ognintorno lor mettono assedio:
Notte e di stanno le persone armate
Con gran timore, e dispiacevol tedio:
Tutte hanno le campagne abbandonate
E per trovarvi al fin qualche rimedio:
Andarsi a consigliar di queste cose
All'Oracol che lor cosi rispose.
Che trovar bisognava una donzella
Che fosse all'altra di bellezza pare,
Et a Proteo sdegnato offerir quella
In cambio de la morta in lito al mare,
S'a sua satisfation gli parra bella
Se la terra: ne li verraa a sturbare:
Se per questo non sta:se gli appresenti
Una & unaltra: fin che si contenti.
E cosi comincio la dura sorte,
Tra quelle che piu grate eran di faccia:
Ch'a Proteo ciascun giorno una si porte
Fin che trovino donna che gli piaccia,
La prima, e tutte l'altre hebbeno morte:
Che tutte giu pel ventre se le caccia
Un'Orca, che resto presso alla foce
Poi che'l resto parti del gregge atroce,
O vera o falsa, che fosse la cosa
Di Proteo, ch'io non so che mene dica
Servosse in quella terra, con tal chiosa
Contra le donne un'empia lege antica:
Che di lor carne l'Orca monstruosa,
Che viene ogni di al lito: si notrica:
Ben ch'esser donna sia in tutte le bande,
Danno e sciagura, quivi era pur grande.
O misere donzelle, che trasporte
Fortuna ingiuriosa al lito ainfausto,
Dove le genti stan sul mare accorte,
Per far de le straniere empio holocausto
Che come piu di fuor ne sono morte,
Il numer de le loro e meno eshausto
Ma perche il vento ogn'hor preda non mena
Ricercando ne van per ogni arena.
Van discorrendo tutta la marina
ConFuste, e Grippi: & altri legni loro,
E da lontana parte, e da vicina:
Portan sollevamento allor martoro,
Molte donne han per forza e per rapina,
Alcune per lusinghe: altre per oro,
E sempre da diverse regioni
N'hanno pi ene le torri e le prigioni .
Passando una lor Fusta a terra a terra:
Inanzi a quella solitaria riva
Dove fra sterpi in su l'herbosa terra
La sfortunata Angelica dormiva,
Smontaro alquanti galeotti in terra
Per riportarne e legna: & aqua viva
E di quante mai fur belle e leggiadre
Trovaro il fiore, in braccio al santo padre
O troppo cara o troppo escelsa preda
Per si barbare genti e si villane
O Fortuna crudel: chi fia ch'il creda
Che tanta forza hai ne le cose humane?
Che per cibo d'un mostro tu conceda
La gran belta, ch'in India ilRe Agricane
Fece venir da le Caucasee porte:
Con meza Scythia: a guadagnar la morte
La gran belta che fu da Sacripante
Posta inanzi al suo honore e al suo bel regno
La gran belta, ch'al granSignord'Anglante
Macchio la chiara fama, e l'alto ingegno,
La gran belta che fe tutto Levante
Sottosopra voltarsi: e stare al segno,
Hora non ha (cosi e rimasa sola)
Chi le dia aiuto pur d'una parola.
La bella donna di gran sonno oppressa
Incathenata fu: prima che desta
Portaro il frate incantator con essa
Nel legno pien di turba afflitta e mesta,
La vela in cima all'arbore rimessa
Rende la nave all'isola funesta
Dove chiuser la donna in rocca forte
Fin a quel di ch'a lei tocco la sorte .
Ma pote si per esser tanto bella:
La fiera gente muovere a pietade:
Che molti di: le differiron quella
Morte, e serbarla a gran necessitade,
E fin c'hebber di fuore altra donzella
Perdonaro all'angelica beltade,
Al Mostro fu condotta finalmente
Piangendo dietro a lei tutta la gente.
Chi narrera l'angoscie, i pianti, i gridi,
L'alta querela che nel ciel penetra?
Maraviglia ho, che non s'apriro i lidi
Quando fu posta in su la fredda pietra,
Dove in cathena priva di sussidi:
Morte aspettava abominosa e tetra,
Io nol diro: che si il dolor mi muove
Che mi sforza voltar le rime altrove.
E trovar versi non tanti lugubri
Fin che'l mio spirto stanco si rihabbia,
Che non potrian li squalidi colubri
Ne l'orba tigre accesa in maggior rabbia/
Ne cio che da l'Athlante ai liti Rubri
Venenoso erra per la calda sabbia,
Ne veder ne pensar senza cordoglio
Angelica legata al nudo scoglio.
O se l'havesse il suo Orlando saputo,
Ch'era per ritrovarla ito a Parigi:
O li dui ch'inganno quel vecchio astuto
Col messo che venia da i luoghi stygi:
Fra mille morti, per donarle aiuto,
Cercato havrian gli angelici vestigi:
Ma che fariano? havendone ancho spia
Poi che distanti son di tanta via?
Parigi intanto havea l'assedio intorno
Dal famoso figliuol del Re Troiano,
E venne a tanta estremitade un giorno
Che n'ando quasi al suo nimico in mano,
E se non che li voti il ciel placorno
Che dilago di pioggia oscura il piano,
Cadea quel di per l' Africana lancia
Il santo Imperio, e'l gran nome diFrancia.
Il sommo Creator gliocchi rivolse
Al giusto lamentar del vecchio Carlo
E con subita pioggia il fuoco tolse
Ne forse human saper potea smorzarlo,
Savio chiunque a Dio sempre si volse
Ch'altri non pote mai meglio aiutarlo,
Ben dal devoto Re fu conosciuto
Che si salvo per lo divino aiuto.
La notte Orlando alle noiose piume
Del veloce pensier fa parte assai,
Hor quinci hor quindi il volta, hor lo rassume
Tutto in un loco, e non l'afferma mai
Qual d'acqua chiara il tremolante lume
Dal Sol percossa o da notturni rai
Per gliampli tetti va con lungo salto
A destra, & a sinistra, e basso, & alto.
La donna sua, che gli ritorna a mente
Anzi che mai non era indi partita:
Gli raccende nel core: e fa piu ardente
La fiamma che nel di parea sopita,
Costei venuta seco era in Ponente
Fin dal Cataio, e qui l'havea smarrita
Ne ritrovato poi vestigio d'ella
Che Carlo rotto fu presso|a Bordella.
Di questoOrlando havea gran doglia, e seco
Indarno a sua sciochezza ripensava:
Cor mio (dicea) come vilmente teco
Mi son portato, ohime quanto mi grava,
Che potendoti haver notte e di meco
Quando la tua bonta non mel negava
T'habbia lasciato in man di Namo porre|
Per non sapermi a tanta ingiuria opporre.
Non haveva ragione io di scusarme?
E Carlo non m'havria forse disdetto:
Se pur disdetto, e chi potea sforzarme?
Chi ti mi volea torre al mio dispetto?
Non poteva io venir piu tosto all'arme?
Lasciar piu tosto trarmi il cor del petto?
Ma ne Carlo ne tutta la sua gente
Di tormiti per forza era possente.
Almen l'havesse posta in guardia buona
Dentro a Parigi, o in qualche rocca forte:
Che l'habbia data a Namo mi consona:
Sol perche a perder l'habbia a questa sorte,
Chi la dovea guardar meglio persona
Di me? ch'io dovea farlo fino a morte:
Guardarla piu che'l cor, che gliocchi miei
E dovea e potea farlo, e pur nol fei
Deh dove senza me, dolce mia vita
Rimasa sei si giovane e si bella?
Come poi che la luce e dipartita
Riman tra boschi la smarrita agnella,
Che dal pastor sperando essere udita
Si va lagnando in questa parte e in quella,
Tanto che'l lupo l'ode da lontano
E'l misero pastor ne piagne in vano.
Dove speranza mia, dove hora sei?
Vai tu soletta forse anchor errando?
O pur t'hanno trovata i lupi rei
Senza la guardia del tuo fido Orlando?
E il fior ch'in ciel potea pormi fra i Dei,
Il fior ch'intatto io mi venia serbando
Per non turbarti (ohime) l'animo casto
Ohime per forza havranno colto e guasto .
O infelice, o misero che voglio,
Se non morir, sel mio bel fior colto hanno,
O sommo Dio fammi sentir cordoglio
Prima d'ognaltro che di questo danno:
Se questo e ver con le mie man mi toglio
La vita: e l'alma disperata danno
Cosi piangendo forte: e sospirando
Seco dicea l'addolorato Orlando.
Gia in ogni parte, gli animanti lassi
Davan riposo a i travagliati spirti:
Chi su le piume: e chi su i duri sassi
E chi su l'herbe: e chi su faggi o mirti
Tu le palpebre Orlando a pena abbassi
Punto da tuoi pensieri, acuti, & hirti
Ne quel si breve: e fuggitivo sonno
Godere in pace ancho lasciar ti ponno.
Parea ad Orlando, s'una verde riva
D'odoriferi fior tutta dipinta:
Mirare il bello avorio,e la nativa
Purpura c'havea Amor di sua man tinta :
E le due chiare stelle, onde nutriva
Ne le reti d'amor l'anima avinta,
Io parlo de begliocchi, e del bel volto,
Che glihanno il cor di mezo il petto tolto.
Sentia il maggior piacer la maggior festa
Che sentir possa alcun felice amante,
Ma ecco intanto uscire una tempesta
Che struggea i fiori, & abbatea le piante,
Non se ne suol veder simile a questa
Quando giostra Aquilone, Austro e levante
Parea, che per trovar qualche coperto
Andasse errando in van per un deserto.
In tanto l'infelice (e non sa come)
Perde la donna sua per l'aer fosco:
Onde di qua e di la del suo bel nome
Fa risonare ogni campagna e bosco,
E mentre dice indarno:misero me
Chi ha cangiata mia dolcezza in tosco,
Ode la donna sua, che gli domanda
Piangendo aiuto, e se gli raccomanda.
Onde par ch'esca il grido, va veloce:
E quinci e quindi s'affatica assai:
O quanto e il suo dolore aspro & atroce
Che non puo rivedere i dolci rai,
Ecco ch'altronde ode da un'altra voce
Non sperar piu gioirne in terra mai,
A questo horribil grido risvegliossi
E tutto pien di lachryme trovossi.
Senza pensar che sian l'imagin false
Quando per tema, o per disio si sogna,
De la donzella per modo gli calse
Che stimo giunta a danno, od'a vergogna,
Che fulminando fuor del letto salse,
Di piastra e maglia, quanto gli bisogna
Tutto quarnissi, e Brigliadoro tolse,
Ne di scudiero alcun servigio volse .
E per potere entrare ogni sentiero
Che la sua dignita macchia non pigli,
Non l'honorata insegna del quartiero
Distinta di color bianchi e vermigli:
Ma portar volse un'ornamento nero
E forse accio, ch'al suo dolor simigli,
E quello havea giatolto auno Amostante:
Ch'uccise di sua man pochi anni inante.
Da meza notte tacito si parte
E non saluta e non fa motto al Zio,
Ne al fido suo compagno Brandimarte,
Che tanto amar solea, pur dice a Dio,
Ma poi che'l Sol con l'auree chiome sparte
Del ricco Albergo di Tithoneuscio,
Et se l'ombra fugire humida e nera
S'avide il Re che'l paladin non vera.
Con suo gran dispiacer s'avede Carlo
Che partito la notte e'l suo Nipote,
Quando esser dovea seco, e piu aiutarlo :
E ritener la colera non puote:
Ch'a lamentarsi d'esso & a gravarlo
Non incominci di biasmevol note,
E minacciar se non ritorna, e dire
Che lo faria di tanto error pentire.
Brandimarte ch'Orlando amava a pare
Di se medesmo, non fece soggiorno:
O che sperasse farlo ritornare:
O sdegno havesse udirne biasmo e scorno
E volse a pena tanto dimorare
Ch'uscisse fuor nel oscurar del giorno,
A Fiordeligi sua nulla ne disse
Perche l disegno suo non gl'impedisse.
Era questa una donna che fu molto
Da lui diletta: e ne fu raro senza,
Di costumi, di gratia, e di bel volto
Dotata, e d'accortezza: e di prudenza
E se licentia hor non n'haveva tolto
Fu che spero tornarle alla presenza
Il di medesmo, ma gli accade poi
Che lo tardo piu de i disegni suoi.
E poi ch'ella aspettato quasi un mese
In darno l'hebbe, e che tornar nol vide,
Di desiderio si di lui s'accese
Che si parti senza compagni o guide,
E cercandone ando molto paese,
Come l'historia al luogo suo dicide,
Di questi dua non vi dico hor piu inante
Che piu m'iporta il cavallier d'Anglante
Ilqual poi che mutato hebbe d'Almonte
Le gloriose insegne, ando alla porta,
E disse nel'orecchio: io sono il Conte:
A un capitan che vi facea la scorta,
E fattosi abassar subito il ponte
Per quella strada con piu breve porta
A gl'inimici, se n'ando diritto
Quel che segui nel'altro canto e scritto.