CANTO QUARTO

By Giovanni Pascoli

Ed il lor sogno anche vanì dai cuori.

E si sparsero intorno, come i cani

dopo una morte: vagolano fuori,

fiutano cento miglia oggi, domani

piangono all'uscio. Quella madre a Dio

tendeva, sola, dentro sé, le mani.

Ma c'era, ahimè! tanto piagnucolìo

di madri, al mondo! che potean soltanto

dire, d'un po' di carne viva: È mio!

Il cielo alfine si velò, poi franto

giù si versò. L'acqua s'udia cadere

col suono ora d'un canto, ora d'un pianto.

Non c'erano nel mondo albe né sere.

C'era un silenzio fatto di frastuono

nei giorni oscuri, nelle notti nere.

Ed ecco che rimbombò lungo un tuono

allegro, apparve in fondo al cielo un fioco

raggio di sole, un suo sorriso buono.

E su la terra non restò per poco

che un luminoso sgocciolìo sonoro;

e poi, tra i cirri e i cumoli di fuoco,

un filo, un'unghia, era una falce d'oro!