Canto quindicesimo
eL giusto Dio quando i peccati nostri
han di remission passato il segno
acciò che la giustitia sua dimostri
ugual alla pietà, spesso da regno
a tyranni atrocissimi et a mostri
e dà lor forza, et di mal far ingegno
per questo Mario et Sylla pose al mondo
et duo Neroni, et Caio furibondo
Domitiano, e il figlio d Antonino
e tolto da la immonda e bassa plebe
exaltò nel Imperio Maximino
e nascer prima fe Creonte a Thebe
e diè Mezentio al populo Agilino
che grasse fe di sangue human le glebe
e diede Italia a tempi men remoti
in preda agli Hunni, ai Longobardi ai Gothi
Che d Atila dirò? che de l iniquo
Ezzellin da Roman? che d altri cento?
che dopo lungo andar sempre in obliquo
ne manda Dio per multa et per tormento
di questo haven non pur al tempo antiquo
ma anchora al nostro, chiaro experimento
quando a noi greggi inutili et mal nati
hà dato per guardian lupi arrabbiati
A cui non par c habbia a bastar lor fame
c habbia il lor ventre a capir tanta carne
e chiaman lupi di piu ingorde brame
da boschi oltramontani a divorarne
di Trasimeno l insepulto ossame
di Canne e Trebbia poco e d Allia parne
verso quel che le ripe e i campi ingrassa
dove Ada e Mella e il Ronco e il Tarro passa
Hor Dio consente che noi sian puniti
da populi di noi forse peggiori
de li multiplicati et infiniti
nostri nefandi obbrobriosi errori
tempo verrá che a depredar lor liti
andaren noi, se mai saren migliori
e li peccati lor giungano al segno
che l eterna bontà muovano a sdegno
Deveano allhora haver li excessi loro
di Dio turbata la serena fronte
ch ogni lor luoco scorse il Turco e il Moro
con stupri, uccision, rapine, et onte
ma piu di tutti li altri danni, foro
gravati dal furor di Rodomonte
dissi c hebbe di lui la nuova Carlo
et che in piazza venia per ritrovarlo
Vede tra via la gente sua troncata
arsi i palazzi et ruinati i templi
gran parte de la terra desolata
mai non si vider si crudeli exempli
dove fuggite turba spaventata
non è tra voi ch il danno suo contempli?
che città, che refugio piu vi resta
quando si perda si vilmente questa?
Dunque un huom solo in vostra terra preso
cinto di mura onde non può fuggire
si partirà per viltá vostra illeso
quando tutti v havrà fatto morire
così Carlo dicea, che d ira acceso
tanta vergogna non potea patire
et giunse dove inanti alla gran corte
vide il Pagan por la sua gente a morte
Quivi gran parte era del populazzo
sperandovi trovar aiuto, ascesa
perche forte di mura era il palazzo
con munition, da far lunga difesa
Rodomonte di orgoglio e d ira pazzo
solo s havea tutta la piazza presa
e l una man che prezza il mondo poco
ruota la spada, e l altra getta el fuoco
E de la regal casa alta e sublime
percuote e risuonar fa le gran porte
gettan le turbe da le excelse cime
et merli et torri, et si metton per morte
guastar li tetti non è alcun che stime
et legna, et pietre, vanno ad una sorte
lastre, colonne, e li dorati travi
che furo in prezzo a li lor padri et avi
Stà quel crudel et su la prima entrata
di ferrigno splendor lucido appare
come il serpe che dianzi la vernata
pasciute hà ne le tane l esche amare
che poscia che la pelle hà rinovata
esce del scuro albergo all aure chiare
et le splendide scaglie et scorze nuove
superbo liscia, e al sol girando muove
Non sasso, merlo, trave, arco, o balestra
ne ciò che sopra il Saracin percuote
ponno allentar la sanguinosa destra
che la gran porta taglia spezza e scuote
et dentro fatto le hà tanta finestra
che ben veder e veduto esser puote
da visi impressi di color di morte
che tutta piena havea quivi la corte
Risuonan dentro a spatiosi tetti
feminil gridi gemiti et lamenti
l afflitte donne percuotendo i petti
corron per casa pallide et dolenti
et abbracciano e li usci e i cari letti
come habbiano a lassarsi a strane genti
tratta la cosa era in periglio tanto
quando il Re giunse, et suoi baroni a canto
Carlo si volse a quelle man robuste
c hebbe altre volte a gran bisogno pronte
non sete quelli voi che meco fuste
contra Agolante (disse) in Aspramonte?
sono le vostre forze hora si fruste
che s uccideste Lui, Troiano, e Aimonte
con cento mila, hor ne temete un solo
che pur è di quel sangue et di quel stuolo
Perche debbo veder minor fortezza
adesso in voi, ch io la vedessi allhora
mostrate a questo Can vostra prodezza
a questo Can che li huomini divora
un magnanimo cor morte non prezza
presto o tardi che pur che ben mora
ma dubitar non posso ove voi sete
che fatto sempre vincitor m havete
Al fin de le parole urta il destriero
con l hasta bassa al Saracino adosso
mossesi a un tratto il paladino Ugiero
a un tempo Namo et Olivier s è mosso
Avino, Avolio, Othone et Belingiero
ch un senza l altro mai veder non posso
et tutti ferir sopra a Rodomonte
et nel petto, et ne fianchi, et ne la fronte
Ma lasciamo per dio signor hormai
di parlar d ira, et ragionar di morte
et sia per questa volta detto assai
del Saracin non men crudel che forte
che tempo è ritornar dove lasciai
Griphon, giunto a Damasco in su le porte
con Horrigille perfida, et con quello
che adultero era, et non di lei fratello
De le piu ricche terre di Levante
de le piu popolose, e meglio ornate
si dice esser Damasco, che distante
siede a Hierusalem sette giornate
in un piano fruttifero e abondante
non men giocondo il verno che l estate
a questa terra il primo raggio tolle
de la nascente Aurora, un vicin colle
Per la città duo fiumi crystallini
vanno inaffiando per diversi rivi
un numero infinito di giardini
che mai non son de fiori o frondi privi
dicesi anchor, che macinar molini
potrian far l acque Nanfe che son quivi
e chi va per le vie vi sente, fuore
di tutte quelle case, uscirne odore
Tutta coperta è la strada maestra
di panni di diversi color lieti
et di odorifer herba, et di silvestra
fronda, la terra, et tutte le pareti
adorna era ogni porta ogni finestra
di finissimi drappi, et di tapeti,
ma piu di belle et ben ornate donne
di ricche gemme, et di superbe gonne
Vedeasi celebrar dentro alle porte
in molti luochi solazzevol balli
il popul per le vie di miglior sorte
moeva li ben guarniti, et bei cavalli
facea piu bel veder la ricca corte
di principi baroni et gran vassalli
con ciò che d India e d Erithree Maremme
di perle haver si può d oro et di gemme
Venia Griphone et la sua compagnia
mirando quinci et quindi il tutto adagio
quando fermolli un cavalliero in via
et li fece smontare a un suo palagio
e per lusanza, et per sua cortesia
di nulla li lascio patir dissagio
li fece in bagno entrar, poi con serena
fronte, raccolse a sontuosa cena
E narrò lor, come il Re Norandino
Re di Damasco e di tutta Soria
fatto havea il paesano e il peregrino
ch ordine havesse di cavalleria
alla giostra invitar, ch al matutino
del dì seguente, in piazza si faria
et che s havean valor pare al sembiante
potrian mostrarlo senza andar piu inante
Anchor che quivi non venne Griphone
a questo effetto, pur l invito tenne
che qual volta se n habbia occasione
mostrar virtude mai non disconvenne
interrogollo poi de la cagione
di quella festa, et s ella era solenne
usata ogn anno, o pur impresa nuova
del Re, che i suoi veder volesse in pruova
Rispose il Cavallier, la bella festa
s ha da far sempre ad ogni quarta luna
de l altre che verran la prima é questa
anchora non se n è fatta piu alcuna
serà in memoria che salvò la testa
il Re in tal giorno da una gran fortuna
dopo che quattro mesi in doglie e in pianti
sempre era stato et con la morte inanti
Ma per dirti la cosa pienamente,
il nostro Re che Norandin s appella
molti et molt anni ha havuto il cor ardente
per desiderio di Lucina bella
figlia del Re di Cypro, et finalmente
l hebbe per moglie, et si partì con quella
con cavallieri et donne in compagnia
sperando ritornarsene in Soria
Ma poi che fummo tratti a piene vele
lungi dal porto nel Carpathio iniquo
la tempesta saltò tanto crudele
che sbigottì sino al padrone antiquo
tre dì e tre notti andammo errando, ne le
minacciose onde, per camino obliquo
uscimmo al fin nel lito stanchi e molli
tra freschi rivi ombrosi e verdi colli
Piantar li padiglioni et le cortine
fra li arbori tirar facemmo lieti
s apparecchiaro i fuochi et le cucine
le mense d altra parte in su tapeti
in tanto il Re cercando alle vicine
valli, era andato a boschi piu secreti
se ritrovasse capre, o danni, o cervi
et l arco gli portar drieto duo servi
Mentre che in gran piacer stiamo attendendo
che da cacciar ritorni il signor nostro
vedemo l Orco a noi venir correndo
lungo il lito del mar terribil mostro
Dio vi guardi signor ch el viso horrendo
del Orco agliocchi mai vi sia dimostro
meglio è per fama haver notitia d esso
che andargli sì che lo veggiate appresso
Non gli può comparir quanto sia lungo
si smisuratamente é tutto grosso
in luoco d occhi, di color di fungo
sotto la fronte, ha duo coccole d osso
verso noi vien (come vi dico) lungo
el lito, e par, ch un monticel sia mosso
mostra le zanne fuor come fa il porco
ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco
Correndo vien, e il muso a guisa porta
chel braccio suol quando entra in su la traccia
tutti che lo veggiam con faccia smorta
in fuga andamo, ove il timor ne caccia
poco, il veder lui cieco, ne conforta
quando fiutando sol, par che piu faccia
ch altri non fa c habbia odorato et lume
et a fuggirne era uopo haver le piume
Corron chi qua chi la, ma poco lece
fuggir da lui veloce piu chel Noto
di quaranta ch eramo, a pena diece
sopra il naviglio si salvaro a nuoto
sotto il braccio un fastel d alcuni fece
nel grembo si lasciò nel seno vuoto
un suo capace Zaino impiessene ancho
che gli pendea, come a pastor, dal fianco
Portonne alla sua tana il Mostro cieco
che stava in ripa al mar cava in un scoglio
di marmo così bianco era quel speco
come esser soglia anchor non scritto foglio
quivi habitava una matrona seco
di dolor piena in vista et di cordoglio
et havea in compagnia donne et donzelle
d ogni età, d ogni sorte, et brutte et belle
Era presso alla grotta in ch egli stava
quasi alla cima del giogo superno
un altra non minor di quella cava
dove del gregge suo facea governo
tanto n havea che non si numerava
et n era egli il pastor l estade e l verno
gli apriva alli suoi tempi, et tenea chiuso
per spasso che n havea, piu che per uso
L humana carne meglio si sapeva
et prima il fa veder che all antro arrivi
che tre de nostri gioveni che haveva
tutti li mangia, anzi trangugia vivi
viene alla stalla, e un gran sasso ne lieva
ne caccia il gregge, e ne riserra quivi
con quel se n va dove il suol far satollo
suonando una zampogna chavea in collo
El signor nostro in tanto ritornato
alla marina, il suo danno comprende
che truova gran silentio in ogni lato
vuoti, fraschati, padiglioni, e tende
ne fa pensar che si gli habbia rubato
et pien di gran timor al lito scende
onde i nocchieri suoi vede in disparte
l ancore trarre e in opra por le sarte
Tosto ch essi lui veggono sul lito
el palaschermo mandano a levarlo
ma non si presto ha Norandino udito
de l Orco che venuto era a rubarlo
che senza piu pensar piglia partito
dovunque andato sia di seguitarlo
vedersi tor Lucina sì gli duole
che o racquistarla o non piu viver, vuole
Dove vede apparir lungo la sabbia
la frescha orma, ne va con quella fretta
con che lo spinge l amorosa rabbia
fin che giunge alla tana ch io vhò detta
ove con tema la maggior che s habbia
a patir mai, l Orco da noi s aspetta
ad ogni suono di sentirlo parne
che affamato ritorni a divorarne
Quivi fortuna il Re da tempo guida
che senza l Orco in casa era la moglie
come ella il vede, fuggine gli grida
misero te, se l Orco te ci coglie
coglia (disse) o non coglia, o salvi, o uccida
che miserrimo i sia, non mi si toglie
disir mi mena e non error di via
chò di morir presso alla moglie mia
Poi seguì dimandandole novella
di quei che prese l Orco in su la riva
prima de li altri, di Lucina bella
se l havea morta, o la tenea captiva
la donna humanamente gli favella
e lo conforta che Lucina è viva
e che non è alcun dubbio, ch ella mora
che mai femina l Orco non divora
Esser di ciò argumento ti posso io
et tutte queste donne che son meco
a noi non è mai l Orco stato rio
pur che partir non si voglian dal speco
a chi cerca fuggir pon grave fio
ne pace mai pon ritrovar piu seco
o le sotterra vive, o l incatena
o fa star nude al sol sempre in l arena
Quando hoggi egli portò qui la tua gente
le femine da i maschi non divise
ma si come l havea, confusamente
dentro a quella spelonca tutti mise
sentirà a naso il sesso differente
le donne non temer che siano uccise
li huomini siane certo, et impieranne
di quattro, il giorno, o sei l avide canne
Di levar lei di qui non hò consiglio
che dar ti possa, e contentar te puoi
che ne la vita sua non è periglio
starà qui al ben e al mal c havremo noi
ma vattene (per dio) vattene figlio
che l Orco non te senta e non te ingoi
tosto che giunge d ognintorno annasa
et sente sin a un topo che sia in casa
Rispose il Re, non si voler partire
se non vedea la sua Lucina prima
e piu presto voler con lei morire
che viver senza lei faceva stima
quando vede ella non poterli dire
cosa, chel muova da la voglia prima
per aiutarlo fa nuovo disegno
e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno
Morte havea in casa e in ogni tempo appese
con lor mariti, assai capre et agnelle
onde a se et alle sua facea le spese
et dal tetto pendea piu d una pelle
la donna fe, chel Re del grasso prese
chavea un gran becco intorno le budelle
et che se n unse dal capo alle piante
fin che l odor cacció ch egli hebbe inante
Et poi chel tristo puzzo haver gli parve
di che il fetido becco ogn hora sape
piglia l hirsuta pelle, et fallo intrarve
si spatiosa che tutto vi cape
coperto sotto a così strane larve
per le corna carpon seco lo rape
la dove chiuso era da un sasso grave
de la sua donna il bel viso soave
Norandin ubidisce, et alla buca
de la spelonca, ad aspettar si mette
acciò col gregge dentro si conduca
e fin al sera disiando stette
ode la sera il suon de la sambuca
con che invita a lasciar l humide herbette
e ritornar le pecore all albergo
l horribile pastor, channo da tergo
Pensate voi se gli tremava il core
quando l Orco sentì che ritornava
e il crudel viso pien di tanto horrore
vide appressar all uscio de la cava
ma puote la pietà piu ch el timore
vedi se ardeva, o fintamente amava
vien l Orco al speco, et lieva il sasso et apre
Norandin entra fra pecore et capre
Intrato il gregge, l Orco a noi discende
ma prima sopra se l uscio si chiude
tutti ne va odorando, al fin duo prende
che vuol cenar de le lor carni crude
al rimembrare di quelle zanne horrende
non posso far ch anchor non tremi e sude
partito l Orco, il Re getta la gonna
chavea di becco, e abbraccia la sua donna
Dove haverne piacer deve et conforto
(vedendol quivi) ella nha affanno e noia
lo vede giunto, ove ha da restar morto
et non può far perhò, ch essa non muoia
con tutto il mal (diceagli) ch io supporto
sentia signor non mediocre gioia
che ritrovato non t eri con nui
quando da l Orco hoggi pigliata fui
Che sel morir ben m era duro et forte
come è a ciascun per natural instinto
sol pianto harei, che havesse la mia sorte
del mondo in sul fiorir, mio viver spinto
pianger la tua convienmi, et la mia morte
o prima o dopo me, che tu sia extinto
et poi seguì, mostrando che del danno
havria di lui, piu che del proprio, affanno
La speme (disse il Re) mi fa venire
chó di salvarte, et tutti questi teco
et s io nol posso far, meglio è morire
che senza te, mio sol, viver poi cieco
come io ci venni mi potrò partire
et voi tutti altri ne verrete meco
se non havete, come io non hò havuto
schivo, a pigliar odor d animal bruto
La fraude insegnò noi, che contra il naso
de l Orco, allui mostrò la moglie d esso
et le pelli vestir, per ogni caso
ch egli ne palpi ne l uscir del fesso
poi che di questo ognun fu persuaso
per quanti eran de l uno et l altro sesso
tanti uccidemmo de li hirsuti becchi
quelli che piu fetean ch eran piu vecchi
Se ungemo i corpi di quel grasso opimo
che ritroviamo alle intestina intorno
et de l horride pelli si vestimo
in tanto uscì dal aureo albergo il giorno
alla spelonca come apparve il primo
raggio del Sol, fece il pastor ritorno
et dando spirto alle sonore canne
chiamò il suo gregge fuor de le cappanne
Tenea la mano al buco de la tana
acciò col gregge non uscisson noi
ne prendea al varco, e quando pelo o lana
sentia sul dosso, ne lasciava poi
huomini et donne uscimmo per si strana
starda, coperti da li hirsuti cuoi
et l Orco alcun di noi mai non ritenne
fin che con gran timor Lucina venne
Lucina o fusse per ch ella non volle
ungersi, come noi, che schivo n hebbe
o chavesse l andar piu lento o molle
che l imitata bestia non harebbe
o quando l Orco la groppa toccolle
gridasse, per la tema che le accrebbe
o che se le sciogliessero le chiome
sentita fu, ne ben sò dirvi come
Tutte eramo si intenti al caso nostro
che non havemmo gliocchi alli altrui fatti
io mi rivolsi al grido, et vide il Mostro
che i spogli hirsuti havea a Lucina tratti
poi vide che la chiuse in stretto chiostro
noi altri dentro a nostre gonne piatti
col gregge andiamo, ove il pastor ne mena
tra verdi colli in una piaggia amena
Quivi attendemo in fin che steso all ombra
d un bosco opaco il nasuto Orco dorma
chi lungo il mar, chi verso il monte sgombra
sol Norandin non vuol seguir nostra orma
l amor de la sua donna si l ingombra
che alla grotta tornar vuol fra la torma
ne partirsene mai sino alla morte
se non racquista la fedel consorte
Che quando dianzi havea all uscir del chiuso
vedutola restar captiva sola
fu per gettarsi dal dolor confuso,
spontaneamente al vorace Orco in gola
et si mosse et gli corse in sino al muso
ne fu lontano andar sotto la mola
ma pur lo tenne in mandra la speranza
che havea di trarla anchor di quella stanza
La sera quando alla spelonca mena
il gregge l Orco, et che fuggito sente
noi tutti, et che riman privo di cena
chiama Lucina d ogni mal nocente
et la condanna star sempre in catena
sopra il suo tetto nel scoglio eminente
vedela il Re per sua cagion patire
et di duol spasma, et sol non può morire
Matino e sera l infelice amante
la può veder come se affliga et agna
che misto fra le capre le va inante
torni alla stalla, o torni alla campagna
ella con viso mesto e supplicante
gli accenna, che per dio qui non rimagna
dove egli sta a gran rischio de la vita
ne perhò allei puó dare alcuna aita
Così la moglie anchor de lOrco prega
il Re che se ne vada, ma non giova
che di gir mai senza Lucina niega
et sempre in ciò piu fermo si ritruova
in questa servitude, in che lo lega
Pietate e Amor, stette con lunga pruova
tanto che a capitar venne a quel sasso
il figlio d Agrican e l Re Gradasso
Dove con lor audacia tanto fenno
che liberaron la bella Lucina
ben che vi fu aventura piu che senno
et lei al padre, che per la marina
venia cercando liberarla, denno
et questo fu ne l hora matutina
che Norandin con l altro gregge stava
a ruminar ne la montana cava
Ma poi ch el giorno aperta fu la sbarra
e seppe il Re, la Donna esser partita
che la moglie de l Orco gli lo narra
e come apunto era la cosa gita
gratie a Dio rende, et con voto ne inarra
ch essendo fuor di tal miseria uscita
faccia che giunga, onde per arme possa
per prieghi o per thesoro esser riscossa
Pien di letitia va con l altra schiera
del simo gregge, et vien a i verdi paschi
et quivi aspetta, sin che all ombra nera
vinto dal sonno il Mostro in l herba caschi
poi ne vien tutto il giorno et tutta sera
sicuro al fin che l Orco non l intaschi
sopra un naviglio monta in Satalia
et son tre mesi che arrivò in Soria
In Rhodi in Cypro per città e castella
e d Africa e d Egytto e di Turchia
il Re cercar fe di Lucina bella
ne fin l altriher ne puote spia
l altriher n hebbe dal socero novella
che seco l havea salva in Nicosia
dopo che molti dì vento crudele
era stato contrario alle sue vele
Per allegrezza de la buona nuova
prepara il nostro Re la ricca festa
et vuol che ad ogni quarta luna nuova
una se n habbia a far simil a questa
che la memoria refrescar gli giova
de quattro mesi, che in hirsuta vesta
fu tra il gregge de l Orco, e un giorno quale
serà dimane, uscì di tanto male
Questo ch io v hò narrato in parte vidi
in parte udì da chi trovosse al tutto
dico dal Re, che le Kalende et l Idi
vi stette, sin che volse in riso il lutto
e se n udite mai far altri gridi
dicete a chi li fa ch è mal instrutto
el gentilhuomo in tal modo a Griphone
di lor festa narrò l alta cagione
Un gran pezzo di notte si dispensa
da cavallieri in tal ragionamento
e conchiudon ch amore e pietà immensa
mostrò quel Re con grande experimento
trarronsi, poi che si levar da mensa
dove hebbon grato e buon alloggiamento
nel seguente matin sereno e chiaro
al suon de le allegrezze si destaro
Vanno scorrendo timpani et trombette
et ragunando impiazza la cittade
hor poi che de cavalli et de carrette
e gente udiro ribombar le strade
Griphon le lucide arme si rimette
che son di quelle che si truovan rade
che le havea impenetrabili e incantate
la Fata bianca di sua man temprate
Quel d Antiochia piu d ogn altro vile
armossi seco, e compagnia gli tenne
preparate havea lor l hoste gentile
nerbose lance, e salde e grosse antenne
e del suo parentado non humile
compagnia tolta, e seco in piazza venne
e scudieri a caval, e alcuni a piede
a tal servigi attissimi, lor diede,
Giunsero in piazza e trarronsi in disparte
ne pel campo curar far di se mostra
per veder meglio il bel popul di Marte
ch ad uno, a dua, a tre, veniano in giostra
chi con colori accompagnati ad arte
letitia o doglia alle sue donne mostra
chi nel cimier, chi nel depinto scudo
disegna amor, se l hà benigno o crudo
Soriani in quel tempo haveano usanza
d armarsi a questa guisa di Ponente
forse ve l inducea la vicinanza
che de Franceschi havean continuamente
che quivi allhor reggean la sacra stanza
dove in carne habitò Dio omnipotente
chor li superbi e miseri christiani
con biasmo lor, lasciano in man de Gani
Dove abbassar devrebbeno la lancia
in augumento de la santa fede
tra lor si dan nel petto, e ne la pancia
a destruttion del poco che si crede
che fate qui gente di Spagna e Francia?
volgete altrove e voi Svizari il piede
e voi Thedeschi a far piu degno acquisto
che quanto qui cercate è già di Christo
S esser voi christianissimi volete
e voi altri catholici nomati
perche di Christo li huomini uccidete?
perche de beni lor son dispogliati?
perche Hierusalem non rihavete?
che tolto è stato a voi da rinegati
perche Constantinopoli, e del mondo
la miglior parte, occupa il Turco immondo?
Non hai tu Spagna l Africa vicina
che t hà via piu di questa Italia offesa
e pur per dar travaglio alla meschina
lasci la prima tua si bella impresa
o d ogni vitio fetida sentina
dormi Italia imbriaca, e non ti pesa
chora di questa gente, hora di quella
che già serva ti fu, sei fatta ancella
Se l dubbio di morir ne le tue tane
Svizer di fame, in Lombardia ti guida
e tra noi cerchi, o chi ti dia del pane
o per uscir d inopia chi te uccida
alle ricchezze d Asia pon le mane
d Europa il Turcho, o almen di Grecia snida
o del lungo digiun potrai sfamarti
o cader con piu merto in quelle parti
Quel ch a te dico, i dico al tuo vicino
Thedesco anchor, la le ricchezze sono
che vi portò da Roma Constantino
portonne il meglio, e fe del resto dono
Pactolo et Hermo onde si trà l or fino
Migdonia e Lydia e quel paese buono
per tante laudi in tante historie noto
non è, s andar vi vuoi, troppo remoto
Tu gran Leone a cui premon le terga
de le chiavi del ciel le gravi some
non lasciar che nel sonno si summerga
Italia, se la man l hai ne le chiome
tu sei Pastore, e Dio t hà quella verga
data a portar, e scelto il fiero nome
perche tu ruggia, e che le braccia stenda
sì che da lupi il gregge tuo difenda
Ma d un parlare in altro ove sono ito
si lungi dal camin ch io facevo hora
non lo credo perhò si haver smarrito
ch io non lo sappia ritrovare anchora
dicea ch in la Soria si tenea il rito
d armar, che li Franceschi haveano allhora
si che bella in Damascho era la piazza
di gente armata d elmo e di corazza
Le vaghe donne gettano da palchi
sopra i giostranti, i fior vermigli e gialli
mentre essi fanno a suon de li oricalchi
levare a salti et aggirar cavalli
ciascuno o bene o mal ch egli cavalchi
vuol far quivi vedersi, e sprona e dalli
di ch altri ne riporta pregio e lode
move altri a riso, e gridar drieto s ode
De la giostra era il prezzo una armatura
che fu donata al Ré pochi dì inante
che su la strada ritrovò a ventura
ritornando d Armenia un mercadante
el Re di nobilissima testura
le sopraveste all arme giunse, e tante
perle vi pose intorno, et gemme et oro
che stimar si potea molto thesoro
Se connosciute il Re quell arme havesse
care havute l haria sopra ogni arnese
ne n premio de la giostra l havria messe
come che liberal fusse e cortese
lungo seria chi raccontar volesse
chi l havea si sprezzate e vilipese
ch in la publica strada le lasciasse
preda, a chiunque inanzi o indrieto andasse
Di questo hò da contarvi piu di sotto
hor dirò di Griphon ch alla sua giunta
un paro e piu di lancie trovò rotto
menato piu d un taglio e d una punta
de li piu cari a Norandin furo otto
che quivi insieme havean liga congiunta
gioveni in arme pratichi et industri
tutti o signori o di famiglie illustri
Rispondean questi in la sbarrata piazza
per quel dì ad uno ad uno, a tuttol mondo
prima di lancia e poi di spada o mazza
sin che guardarli al Re fusse giocondo
e si foravan spesso la corazza
per giuoco in summa qui facean, secondo
fan li nemici capitali, excetto
che potea il Re partirli a suo diletto
Quel d Antiochia un huom senza ragione
che Martano il codardo nominosse
come se de la forza di Griphone
esso consorte e participe fosse
audace intrò nel martiale agone
e poi da canto ad aspettar fermosse
sin che finisce una battaglia fiera
che tra duo cavallier comminciata era
El signor di Seleucia di quelli uno
ch a sostener l impresa haveano tolto
combattendo in quel tempo con Ombruno
lo ferì d una punta in mezo il volto
si che l uccise, e pietà n hebbe ognuno
ognun n hebbe pietà, perch era molto
buon cavallier, ne un altro si cortese
era in Damasco, o in tutto quel paese
Veduto ció Martano hebbe paura
che parimente a se non avenisse
e ritornando in la sua vil natura
a pensar cominciò come fuggisse
pur Griphon ch era appresso e nhavea cura
lo spinse al fin poi ch assai fece e disse
contra un gentil guerrier, che s era mosso
come si spinge il cane al lupo adosso
Che diece passa gli và drieto o venti
e poi si ferma, et abbaiando guarda
come degrigni i minacciosi denti
e come in gli occhi horribil fuoco gli arda
quivi ove erano e principi presenti
e tanta gente nobile e gagliarda
fuggì l incontro il timido Martano
e torse il freno e il capo a destra mano
Pur la colpa potea dar al cavallo
chi di scusarlo havesse tolto il peso
ma con la spada poi fe si gran fallo
che non l havria Demosthene difeso
di charta amato par, non di metallo
si teme d ogni colpo essere offeso
ne fugge al fine, e l ordine disturba
ridendo intorno allui tutta la turba
El batter de le mani il grido il scorno
se gli levò de populari drieto
tornò all albergo, e gran spatio del giorno
stette aspettando in camera secreto
fin che la compagnia fesse ritorno
ma torniamo a Griphon, che poco lieto
di costui vide le biasmevol prove
e stato volentier serebbe altrove
Arde nel core, e fuor nel viso avampa
come sia tutta sua quella vergogna
perche l opere sue di simil stampa
vedere aspetta il populo et agogna
si che refulga chiara piu che lampa
sua virtù, questa volta gli bisogna
ch un oncia, un dito sol d error che faccia
per la mal impression parrá sei braccia
Già la lancia havea tolta su la coscia
Griphon ch errare in arme era poco uso
spinse il cavallo a tutta briglia, e poscia
ch alquanto andato fu, la messe suso
e portò nel ferire estrema angoscia
al baron di Sidonia ch andò giuso
ognun maravigliando in piè si lieva
chel contrario di ciò tutto attendeva
Tornò Griphon con la medesma antenna
ch intiera e ferma ricovrata havea
et in tre pezzi la ruppe alla penna
del scudo del signor di Lodicea
quel per cader tre volte e quattro accenna
che tutto steso in la groppa giacea
pur rilevato al fin la spada strinse
volta il cavallo, e ver Griphon si spinse
Griphon chel vede in sella, e che non basta
si fiero incontro perche a terra vada
dice fra se, quel che non puote l hasta
in cinque colpi o sei, fará la spada
e su la tempia subito l attasta
d un dritto tal che par che dal ciel cada
e un altro gli accompagna e un altro appresso
tanto che l hà stordito, e in terra messo
Quivi erano d Apamia duo germani
soliti in giostra rimaner di sopra
Tirse e Corimbo, et ambo per le mani
del figlio d Olivier cader sosopra
lasciò il primo li arcion nel scontro vani
con l altro messa fu la spada in opra
già per commun giudicio si tien certo
che di costui fia de la giostra il merto
Entrato era in la lizza Salinterno
gran Diodarro e Maliscalco regio
costui di tutto il stato havea il governo
e di sua man fu cavallier egregio
e disdegnoso ch un guerrier externo
debbia portarne de la giostra il pregio
piglia una lancia, e verso Griphon grida
e minacciando alla battaglia il sfida
Ma quel con un lancion gli fa risposta
chavea per lo miglior fra diece eletto
e per non fare error nel scudo apposta
e quel via passa e la corazza e il petto
passa il ferro crudel tra costa e costa
e fuor pel tergo un palmo esce di netto
el colpo (excetto l Re) fu a tutti caro
ch ognuno odiava Salinterno avaro
Griphone appresso a questi in terra getta
dui di Damasco, Ermophilo, e Carmondo
la militia del Re dal primo è retta
del mar grande Almiraglio era il secondo
l uno al scontro lasciò la sella in fretta
adosso a l altro riversciossi il pondo
del rio destrier che sostener non puote
l alto valor con che Griphon percuote
El signor di Seleucia anchor restava
miglior guerrier di tutti li altri sette
e ben la sua possanza accompagnava
con destrier buono, e con arme perfette
dove de l elmo la vista si chiava
sua lancia al scontro l uno e l altro mette
pur Griphon maggior scontro al Pagan diede
che lo fe staffeggiar dal manco piede
Gettaro i tronchi e si tornaro adosso
pieni di molt ardir coi brandi nudi
fu l Pagan prima da Griphon percosso
d un colpo che spezzato haria l incudi
con quel fender si vide e ferro et osso
d un ch eletto s havea tra mille scudi
e se non era doppio e fin l arnese
feria la coscia, ove cadendo scese
Ferì quel di Seleucia alla visera
Griphone a un tempo, e fu quel colpo tanto
che l haria aperta e rotta, se non era
fatta come l altre arme, per incanto
gli è un perder tempo chel Pagan piu fera
che non ha via dove entri in ignun canto
e in piu parti Griphon già fessa e rotta
hà l armatura a lui, ne perde botta
Già si potea veder quanto di sotto
il signor di Seleucia era a Griphone
et se a partir non li venian di botto
quel che stà peggio la vita vi pone
siche l Re alla sua guardia fece motto
ch intrasse a distaccar l aspra tenzone
quindi fu l uno, et quindi l altro tratto
et fu lodato il Re di si buon atto
Li otto che dianzi havean col mondo impresa
e non potuto durar poi contra uno
havendo mal la parte lor difesa
usciti eran del campo ad uno ad uno
l altri ch eran venuti allor contesa
quivi restar senza contrasto alcuno
havendo lor Griphon solo interrotto
quel che tutti essi havean a far contra otto
Et durò quella festa così poco
ch in men d un hora il tutto fatto s era
ma Norandin per far lungo il giuoco
et per continuarlo insino a sera
dal palco scende al spatioso luoco
et fa partir in dua la grossa schiera
indi secondo il sangue, et la lor prova
li huomini accoppia, et fa una giostra nuova
Griphon in tanto havea fatto ritorno
alla sua stanza, pien d ira et di rabbia
che del compagno piu gli preme il scorno
che non giova l honor ch esso vinto habbia
quivi per tor l obbrobrio chavea intorno
Martano adopra le mendaci labbia
et l astuta et bugiarda meretrice
come meglio sapea gli era adiutrice
O sí o non ch el Gioven lor credesse
mostrò pur starsi a quella scusa cheto
et pel suo meglio allhora allhora elesse
quindi levarsi, tacito et secreto
temendo che Martano si facesse
se comparia, gridarsi il popul drieto
così per una via nascosa et corta
usciro al camin lor fuor de la porta
Griphon, o ch egli o il caval stanco fosse
o gli gravasse il sonno pur le ciglia
al primo albergo che trovar, fermosse
che non erano andati oltra duo miglia
trassesi l elmo, et tutto disarmosse
et trar fece a cavalli et sella et briglia
et poi serrossi in camera soletto
et nudo per dormir si pose in letto
Non hebbe così presto il capo basso
che chiuse li occhi, et fu dal sonno oppresso
così profundamente, che mai Tasso
ne Ghiro mai s addormentò quanto esso
Martano in tanto et Horrigille a spasso
entrati in un giardin, ch era li presso
un tradimento ordir, che fu il piu strano
che mai cadesse in sentimento humano
Martano disegnò torre il destriero
et panni, et arme, che Griphon s hà tratte
venire inanzi al Re pel cavalliero
che tante prove havea giostrando fatte
l effetto ne seguì fatto il pensiero
tolle il caval piu candido che latte
scudo, cimiero, et arme, et sopraveste
et tutte di Griphon l insegne veste
Et con la Donna et suoi scudieri, dove
era il populo anchora, in piazza venne
et giunse a tempo che finian le prove
di girar spade et arrestar antenne
commanda il Re chel cavallier si truove
che per cimier havea le bianche penne
bianche le vesti, et bianco il corridore
chel nome non sapea del vincitore
Colui che in dosso il non suo cuoio haveva
come l Asino già quel del Leone
chiamato se ne andò come attendeva
a Norandino, in luoco di Griphone
quel Re cortese incontro se gli leva
l abbraccia et bacia, e allato se lo pone
ne gli basta honorarlo et dargli loda
che vuol chel suo valor per tutto s oda
Et fa gridarlo a suon de li oricalchi
vincitor de la giostra di quel giorno
l alta voce ne va per tutti i palchi
che l nome indegno udir fa d ognintorno
seco il Re vuol che apar apar cavalchi
quando al palazzo suo poi fa ritorno
et di sua gratia tanto gli comparte
che bastaria che fusse Hercole o Marte
Bello et ornato alloggiamento dielli
in corte, et honorar fece con lui
Horrigille ancho, e nobili donzelli
mandò con essa et cavallieri sui
ma tempo è homai che di Griphon favelli
il qual ne dal compagno ne d altrui
temendo inganni, addormentato s era
ne mai se risveglió fino alla sera
Tosto che è desto et che de l hora tarda
s accorge, esce di camera con fretta
dove il falso cognato et la bugiarda
Horrigille, lasciò con l altra setta
et come non gli truova et che riguarda
non v esser l arme et suoi panni, suspetta
ma il veder poi piu suspettoso il fece
quelli del suo compagno in quella vece
Sopravien l hoste, et di colui l informa
che già gran pezzo di bianche arme adorno
con la donna et col resto de la torma
havea ne la città fatto ritorno
truova Griphon a poco a poco l orma
che ascosa gli havea amor sin a quel giorno
et con suo gran dolor vede esser quello
adulter di Horrigille, et non fratello
Di sua sciocchezza indarno hora si duole
c havendo il ver da peregrini udito
lasciato mutar s habbia alle parole
di chi l havea piu volte già tradito
vendicar si potea, ne seppe, hor vuole
l inimico punir che gli è fuggito
et è constretto con troppo gran fallo
a tor di quel vil huom l arme é l cavallo
Eragli meglio andar senza arme e nudo
che porsi indosso la corazza indegna
o che imbracciar l abominato scudo
o por su l elmo la beffata insegna
ma per seguir la meretrice e l drudo
ragion in lui par al disio non regna
a tempo venne alla città, che anchora
il giorno havea quasi di vivo un hora
Presso alla porta ove Griphon venia
siede a sinistra un splendido castello
che piu che forte, et a guerre atto sia
di ricche stanze, è accommodato et bello
con gran signori et primi di Soria
ed alte donne in un gentil drappello
quivi si celebrava in loggia amena
la real sontuosa et lieta cena
La bella loggia sopra il muro usciva
con l alta rocca fuor de la cittade
et per gran tratto di lontan scopriva
li larghi campi, et le diverse strade
hor che Griphon verso la porta arriva
con quell arme di obbrobrio et di viltade
fu con non troppa aventurosa sorte
dal Re veduto, et da tutta la corte
Et reputato quel di chi havea insegna
mosse le donne e i cavallieri a riso
el vil Martano, come quel che regna
in gran favor, dopo il Re, è il primo assiso
et presso allui la Donna di se degna
da quali Norandin con lieto viso
volse saper, chi fusse quel codardo
che havea sì del suo honor poco riguardo
Chavendo fatto il dì la trista pruova
con tanta fronte, hor torna loro inante
dicea, questa mi par cosa assai nuova
ch essendo voi guerrier degno e prestante
costui compagno habbiate, che non truova
di viltà pare in terra di Levante
forse il facete, per mostrar maggiore
per tal contrario il vostro alto valore
Ma ben vi giuro per li eterni dei
che se non fusse ch io riguardo a vui
la publica ignominia gli farei
ch io soglio far a glialtri uguali a lui
perpetua ricordanza, gli darei
come ognhor di viltá nimico fui
ma sappia grado, se si parte indenne
che hoggi in vostra compagnia qui venne
Colui che fu di vitii un pieno vaso
rispose, alto signor dir non sapria
chi sia costui, che ritrovallo a caso
venendo d Antiochia in su la via
il suo sembiante m havea persuaso
che fusse degno di mia compagnia
che di lui pruova non hò inteso o vista
se non quella che fece hoggi assai trista
Laqual mi spiacque sì, che mancò poco
che per punir l estrema sua viltade
non gli facessi allhora allhora un giuoco
che non toccasse mai lance ne spade
ma hebbi piu che allui rispetto al luoco
et reverentia a vostra maestade
ne per me voglio che gli sia guadagno
d essermi stato un giorno o dui compagno
Di che contaminato ancho esser parme
et sopra il cor mi serà eterno peso
se con vergogna del mestier de l arme
costui de nostre man si parte illeso
et meglio che lasciarlo, satisfarne
potrete, se quel fia da un merlo impeso
et fia lodevol opra et signorile
per chel sia exempio et specchio d ogni vile
Al detto suo Martano Horrigille have
senza accennar confermatrice presta
non son (rispose il Re) l opre si prave
ch al mio parer v habbia d andar la testa
voglio per pena del peccato grave
che sol rinuovi al populo la festa
e presto a un suo baron che fe venire
impose quanto havesse ad exequire
Molti armati il baron drieto si tolse
et alla porta de la terra scese
e quivi con silentio li raccolse
et la venuta di Griphone attese
e nel entrar sì d improviso il colse
che fra i duo ponti a salvamento il prese
et lo ritenne con beffe et con scorno
in una oscura stanza in sin al giorno
Il Sol a pena havea il dorato crine
tolto di grembio alla nutrice antica
et cominciava da le piaggie alpine
a cacciar l ombre, e far la cima aprica
quando temendo il vil Martan, ch al fine
Griphone ardito la sua causa dica
et ritorni la colpa onde era uscita
tolse licentia, et fece indi partita
Trovando idonia scusa al priego regio
perche non stia ad spettacolo ordinato
altri doni gli havea fatto, col pregio
de la non sua vittoria, il signor grato
et sopra tutto un amplo privilegio
dove era d alti honori al summo ornato
lasciando andar, ch io vi prometto certo
che la mercede havrà secondo il merto
Fu Griphon tratto a gran vergogna in piazza
quando piu si trovò piena di gente
gli havean levato l elmo et la corazza
lasciatolo in farsetto, assai vilmente
et come il conducessero alla mazza
posto l havean sopra un carro eminente
che lento lento tiravan duo vacche
da lunga fame attenuate e fiacche
Venian d intorno all ignobil quadriga
vecchie sfacciate et dishoneste putte
di che n era una, et hor un altra auriga
et con gran biasmo lo mordeano tutte
poneanlo li fanciulli in maggior briga
che, oltra le parole infami et brutte
l harian con sassi insino a morte offeso
se da i piu saggi non era difeso
L arme che del suo mal erano state
cagion, che di lui fer non vero indicio
da la coda del carro strasinate
patian nel fango debito supplicio
le ruote inanzi a un tribunal fermate
gli fero udir de l altrui maleficio
la sua ignominia, ch en su gliocchi detta
gli fu, gridando un publico trombetta
Quindi il levaro, et lo mostrar per tutto
dinanzi a templi, et officine et case
dove alcun nome scelerato et brutto
che non gli fusse detto, non rimase
fuor de la terra all ultimo condutto
fu da la turba, che si persuase
bandirlo, et cacciar indi, a suon di busse
non connoscendo ben ch egli si fusse
Si presto a pena gli sferraro i piedi
et liberaro l una et l altra mano
che torre l scudo, et impugnar gli vedi
la spada che rigò gran pezzo il piano
non hebbe contra se lance ne spiedi
che senza arme venia il populo insano
ma differisco in l altro canto il resto
che tempo è homai signor di finir questo