CANTO QUINTO

By Giovanni Pascoli

Crescea la luna. Ognuno già per ogni

plaga passava come a lui straniera.

Ognuno al Lago ora pensò, dei Sogni.

Forse la morte non temean, tant'era

la lor tristezza. E il Lago era pur bello

con le bianche ninfee di primavera!

Ivi abbracciato al dolce oblìo gemello

era il ricordo. Ivi cantava un nido,

da sé, partito ch'era già l'uccello.

Cantava il cuore, ora, da sé, col grido

d'allora, a notte! E ve l'udian cantare

i soli morti assisi lungo il lido.

Ed era il Lago ora nel lume, e chiare

fiorian le schiume. Ecco, una luce scialba

si diffondea nel Caucaso lunare.

E dalle grotte orlate di vitalba

videro, i due, rifulgere le accette

lassù, nel monte, tra il chiaror dell'alba.

S'udiva per le valli e per le strette

l'arido scroscio delle foglie morte...

I lor compagni erano sulle vette,

volti ai Laghi dei Sogni e della Morte!