CANTO SECONDO
By Ugo Foscolo
O beato colui, che il sacro manto
Di pietà stende, ed il sudor non terge
Dalla stanca sua fronte, onde in soave
Obblio sopire l'infinite angosce
Dell'infelice umanità! Beato
Tré e quattro volte! e te beato, o memmo,
ANGELO in terra, che nel sangue mai
Tingesti il ferro, che a tua man commise
Giustizia dura, pria che il dolce labbro
Della Pietà nel generoso petto
Con accenti caldissimi, sublimi
A prò dell'uom, che di non visti casi
Tratto è dall'urto a involontarie colpe.
Te la più bella fra le belle dive,
Pietà, nel giorno che gl'illirj campi
In maestà calcasti, e passeggiava
A te dinanzi colla spada in alto
Giustizia fera, te Pietà clemente
Seguì di retro, e benedì tua destra
II villanello, che sui pingui colti
Con l'innocente famigliuola il grano
A' rigidi apprestava boreali
Giorni del verno; e il pescator stillante
Dalle lacere vesti, e dalle fredde
Membra marine gocce accolte in ghiaccio
DalFimpetrita sabbia, inni ed evviva
A te lanciava, e a tua pietà! S'udirò,
Quando partisti, lamentose e sole
Errar le ninfe, dell'illiria terra
Presidi eteme, e di memmo, e di memmo
Gir ripetendo fra sospiri il nome;
E per più giorni impietosita l'Eco
MEMMO d'intorno rispondeva MEMMO.
Te accompagnò Pietà quando volgesti
Leggiadramente alteramente un tempo
Per le cerulee splendidissim'onde
Dell'Ionio soggetto aurata nave
Cinta di quercia; su l'eccelsa prora
Stea tua fortuna, ed al governo attento
Presiedeva il tuo fato, augusto fato
Da Dio scolpito nell'eterno libro:
Zeffiro fra le vele agili piume
Spiegava, e '1 crin della superba testa
Del tuo Leon, che ti ruggiva al fianco,
Scuotea passando. Di trofei ricinta
Te Corcira adorò; d'Itaca i solchi
Al tuo apparire germinare offrendo
A te raro tributo; e Cefalene
Ancor ne serba la memoria dolce.
Ma Pietà tacque, e tuonasti vendetta
Decretata già in ciel, quando alle ricche
Zacintie spiagge tu lanciasti un guardo.
Tremare. — Ahi come abbandonate e sole
Stavan sui freddi talami le meste
Consorti cinte dai piangenti figli;
Ahi! come il sangue uman sparso dall'uomo
Scorreva a rivi! ahi! come in man del ladro
Era la lance di giustizia, e come
Tutto era notte, tempesta, spavento.
Ma tu sorgesti, e il lutto sparve: ancora,
Al memmio nome, l'omicida infame
Getta il pugnale, ed all'aratro toma;
Onde sien carchi di Britannia i pini,
Del dolce frutto di Zacinto onore.
Ma te richiama, e tua pietà, la mite
Città di Clodio, e tu rimetti, il brando
Nella vagina, e col soave manto
Della pietà per le contrade umili
Passi e sorridi; e si rallegra il retto
Popolo industre, che di frutta e fiori,
E di coralli, e di crostacei t'offre
Pieni canestri, e le navali moli
T'addita al guardo, che dal genio erette
Di non superbo artefice, vedransi
Dovizìanti, e d'ampie merci onuste
Un giorno forse primeggiar sui mari.
Quando il Settentrìon l'onde solleva,
Quando sul lido la procella mugge,
E notte casca sul turbato mondo,
Quante s'ingoia, oimè! vittime umane
L'irato mare; quante disperdendo
Vane querele nell'ìante bocca
Soffoca il nome di padre e di figli,
Che senza scorta il navigante invano
Drizza le vele, ed il timon governa
Tra il calcato notturno immenso orrore.
Ma di te, padre di tua grata gente,
Angel sublime, eITè opra (di te degna)
La somma lampa che s'estolle, e annunzia
Di MEMMO il vanto sul marmoreo ponte,
Che innanzi alla città tutto il mar guarda.
Oh! quante volte il liberato amico
Baciar vedrassi su quel ponte; oh quante
Di benedizìon tenere voci
S'udranno sparse a te; quante corone
Su la memore lapide sacrate,
Poiché tu scorta a' naviganti ergesti,
E bastò MEMMO gl'implacati flutti
Deluder solo, ed il furor dei venti.
Pera colui, che il popolar diritto
Infranse primo, e calpestò la plebe
Schiava, già donna di sé stessa e d'altri.
Tu, MEMMO augusto, dal suo vile fango
L'alzasti, e i dritti antiqui ormai scordati
Tu le rendesti, e di Pietà fu voce
Mista a Giustizia; e in te l'orgoglio tacque,
Che prepotente di chi regna, siede
Sul soglio, e spegne di virtù la face;
E tu mostrasti alla clodiense gente,
Che mal s'accorda con virtù l'orgoglio.
Del giudizio final suoni la tromba,
E l'Eterno discenda; innanzi al santo
Giudice tremendissimo trarranti
E Giustizia e Pietà : quest'è '1 ministro,
Diran, sacro a noi sole. Focheggeranno
Gli angeli tutti, e su le candid'ali
Fra plausi etemi recheran tuo spirto
Nell'increata inenarrabil luce.