CANTO SESTO

By Giovanni Pascoli

Più che mezza la luna era, e più ore

restava su, tra l'iridato alone,

e le notti imbevea del suo pallore.

E sonava il fragor d'un acquazzone,

sempre: era il fiume che la terra brulla

fendea, cantando la sua gran canzone.

Rimpennava ogni tiglio, ogni betulla.

Era la primavera, era lo sgelo.

E, una sera, uno esclamò: "Fanciulla!

Dov'è colui che sa le vie del cielo?

La luna è là. Le cose ormai son fatte".

Ciascuno attese. Anche quel vecchio, anelo...

"Oh! no! Restiamo! O madre che si batte

perché ci nutra! O madre che si lascia

se non dà pane, dopo dato il latte!"

"Dov'è?" chiedeva con segreta ambascia

la trista madre. Che darebbe or ella

ai bimbi, a cena? il ferro, ormai, dell'ascia?

"Dov'è?" Splendeva una solinga stella

presso la luna, per il gran deserto

del cielo. "Dove?" "Sì, dov'è, sorella?"

"Dov'è? Cerchiamo. In qualche luogo è certo".