CANTO SESTO
«Tiranno non fu mai lassù nel mondo
più iniquo di costui, più disleale,
più falso, più bugiardo e più iracondo.
Questi non pensò mai altro che male,
questi fatt'ha morir molti di fame,
di fé né di pietà punto gli cale.
Assai paesi e terre ha fatto grame.
Quante donne ha private dei mariti,
che non han punto a cui se ne richiame!
Di tutti questi 'sempi farò equiti,
tanto gli schiaccerò le tempie e l'ossa
che fine avran le sue pudrite liti.
Più superbio è di me, giusta sua possa;
in questo tegno non è 'l più crudele,
né chi sua coscienzia abbia più grossa.
Mosca non volò mai sì presta al mèle
quanto costui ad ogni gran peccato
l'animo aguzza e cala le suo vele.
Soddomito non è più scelerato;
tolse el garzone a Luca da Rabatta,
quando tenne l'ufizio del senato.
In quel putente vizio sì s'imbratta
che già non vuol veder la propia moglie,
donna di gran valore e d'alta schiatta.
Così, seguendo tutte le suo voglie,
uccide la ragion contra natura,
ben che da me n'avrà infinite doglie.
Nulla cosa fé mai co mente pura
che non usasse fellonia e difetto,
perché solo a mal far dispon sua cura.
Che tradimento fece a Beldiletto
io te 'l dirò per ordine e disteso,
ben che fallato gli venisse el getto.
Come si fu col suo Ciarlon inteso,
fece consiglio con que' da Pensauro,
el qua' cota' mestieri ha ben compreso.
Disposti nel lasciar per forza d'auro
per fïzion né per studio o per arte
quando scaldava el sol la coda al Tauro,
finse con gente d'arme seguir Marte
per voler gire a socorere allora
l'aquila, che cacciò la guelfa parte.
Pier di Viterbo, ch'è maestro ancora
de l'arte d'Antenòr molto solenne,
a Camerin mandò sanza dimora,
e co Ridolfo da Varana tenne
pratica di dare a Pier Gentile
la figlia in moglie; e così si convenne.
Indi quel traditor crudele e vile
concluse i patti e sugellò el contratto
di cotal matrimonio perverile.
Partissi presto, come l'ebbe fatto,
e a San Severin n'andò di botto
e pose campo e mostrò voler patto.
Po', come l'ora fu di dare il botto,
mosse le 'nsegne sue falsi e fallaci
di notte tempo sanza far marmotto,
e a Beldiletto con pensier veraci
giunse. Ma Quel che mi cacciò di cielo
fece mancar le suo voglie rapaci,
sì che i diavoli miei, a cui con zelo
lui ha servito e serve e servirà,
non potêr far che si torcesse un pelo
a Ridolfo e' suo figli; e per bontà
dell'aversario mio, che qui mi tene,
libero fu di tanta aversità.
Rimase la mogliera in gravi pene
allora nel palazzo assediata
da quel nimico d'ogni virtù e bene.
Essa per sé fé patti e sua brigata
di rendere al mio servo la fortezza,
salve le lor persone a quella fiata.
Or odi tradimento e grande asprezza
che fece el traditor ch'io spesso rodo:
tosto gli prese, ogni convegno sprezza.
Fegli tutti prigioni; ond'io ne godo,
perch'ogni male mi ralegra e piace,
e ogni vïolenza e falso frodo
mi fa contento e lui fa star vivace;
e più di lui ne gode Ciarlon sire,
ch'or è qui meco ne l'ardente face.
Quanto lo fa superbia al ciel salire
e quanta ha nella testa altera rabbia
la mia possanza nol potrebbe dire.
Tanta . . . . . . . . .