CANTO SESTO

By Giovanni Pegolotti

«Tiranno non fu mai lassù nel mondo

più iniquo di costui, più disleale,

più falso, più bugiardo e più iracondo.

Questi non pensò mai altro che male,

questi fatt'ha morir molti di fame,

di fé né di pietà punto gli cale.

Assai paesi e terre ha fatto grame.

Quante donne ha private dei mariti,

che non han punto a cui se ne richiame!

Di tutti questi 'sempi farò equiti,

tanto gli schiaccerò le tempie e l'ossa

che fine avran le sue pudrite liti.

Più superbio è di me, giusta sua possa;

in questo tegno non è 'l più crudele,

né chi sua coscienzia abbia più grossa.

Mosca non volò mai sì presta al mèle

quanto costui ad ogni gran peccato

l'animo aguzza e cala le suo vele.

Soddomito non è più scelerato;

tolse el garzone a Luca da Rabatta,

quando tenne l'ufizio del senato.

In quel putente vizio sì s'imbratta

che già non vuol veder la propia moglie,

donna di gran valore e d'alta schiatta.

Così, seguendo tutte le suo voglie,

uccide la ragion contra natura,

ben che da me n'avrà infinite doglie.

Nulla cosa fé mai co mente pura

che non usasse fellonia e difetto,

perché solo a mal far dispon sua cura.

Che tradimento fece a Beldiletto

io te 'l dirò per ordine e disteso,

ben che fallato gli venisse el getto.

Come si fu col suo Ciarlon inteso,

fece consiglio con que' da Pensauro,

el qua' cota' mestieri ha ben compreso.

Disposti nel lasciar per forza d'auro

per fïzion né per studio o per arte

quando scaldava el sol la coda al Tauro,

finse con gente d'arme seguir Marte

per voler gire a socorere allora

l'aquila, che cacciò la guelfa parte.

Pier di Viterbo, ch'è maestro ancora

de l'arte d'Antenòr molto solenne,

a Camerin mandò sanza dimora,

e co Ridolfo da Varana tenne

pratica di dare a Pier Gentile

la figlia in moglie; e così si convenne.

Indi quel traditor crudele e vile

concluse i patti e sugellò el contratto

di cotal matrimonio perverile.

Partissi presto, come l'ebbe fatto,

e a San Severin n'andò di botto

e pose campo e mostrò voler patto.

Po', come l'ora fu di dare il botto,

mosse le 'nsegne sue falsi e fallaci

di notte tempo sanza far marmotto,

e a Beldiletto con pensier veraci

giunse. Ma Quel che mi cacciò di cielo

fece mancar le suo voglie rapaci,

sì che i diavoli miei, a cui con zelo

lui ha servito e serve e servirà,

non potêr far che si torcesse un pelo

a Ridolfo e' suo figli; e per bontà

dell'aversario mio, che qui mi tene,

libero fu di tanta aversità.

Rimase la mogliera in gravi pene

allora nel palazzo assediata

da quel nimico d'ogni virtù e bene.

Essa per sé fé patti e sua brigata

di rendere al mio servo la fortezza,

salve le lor persone a quella fiata.

Or odi tradimento e grande asprezza

che fece el traditor ch'io spesso rodo:

tosto gli prese, ogni convegno sprezza.

Fegli tutti prigioni; ond'io ne godo,

perch'ogni male mi ralegra e piace,

e ogni vïolenza e falso frodo

mi fa contento e lui fa star vivace;

e più di lui ne gode Ciarlon sire,

ch'or è qui meco ne l'ardente face.

Quanto lo fa superbia al ciel salire

e quanta ha nella testa altera rabbia

la mia possanza nol potrebbe dire.

Tanta . . . . . . . . .