CANTO SESTODECIMO.

By Ludovico Ariosto

G Ravi pene in A mor si provan molte,

Diche patito io n'ho la mag / gior parte,

E quelle in dan no mio si ben raccolte

Ch'io ne posso parlar come per arte,

Perho s'io dico e s'ho detto altre volte

E quando in voce, e quando in vive charte,

Ch'un mal sia lieve, un'altro acerbo efiero

Date credenza al mio giudicio vero.

Io dico e dissi e diro fin ch'io viva

Che chi si truova in degno laccio preso,

Se ben di se vede sua Donna schiva,

Se in tutto aversa al suo desire acceso,

Se bene Amor d'ogni mercede il priva,

Poscia che'l tempo e la fatica ha speso

Pur ch'altamente habbia locato il core,

Pianger non de, se ben languisce e muore.

Pianger de quel, che gia sia fatto servo

Di duovaghi occhi, e d'una bella treccia,

Sotto cui si nasconda un cor protervo

Che poco puro habbia con molta feccia,

Vorria il miser fuggire, e come Cervo

Ferito, ovunque va porta la freccia,

Ha di sestesso e del suo Amor vergogna

Ne l'osa dire e in van sanarsi agogna.

In questo caso e il Giovene Griphone

Che non si puo emendare, e il suo error vede,

Vede quanto vilmente il suo cor pone

In Horrigille iniqua e senza fede,

Pur dal mal'uso e vinta la ragione

E pur l'arbitrio all'appetito cede

Perfida sia quantunque ingrata e ria

Sforzato e di cercar dove ella sia.

Dico la bella historia ripigliando,

Ch'usci de la citta secretamente:

Ne parlarne s'ardi col fratel, quando

Ripreso in van da lui ne fu sovente,

Verso Rama a sinistra declinando

Prese la via piu piana e piu corrente,

Fu in sei giorni a Damasco di Soria

Indi verso Antiochia se ne gia.

Scontro presso a Damasco il cavalliero

A cui donato havea Horrigille il core:

E convenian di rei costumi in vero

Come ben si convien l'herba col fiore:

Che l'uno e l'altro era di cor leggiero,

Perfido l'uno e l'altro e traditore,

E copria l'uno e l'altro il suo difetto

Con danno altrui, sotto cortese aspetto.

Come io vi dico il cavallier venia

S'un gran destrier con molta pompa armato,

La perfida Horrigille in compagnia

In un vestire Azur d'oro fregiato,

E duo valletti, donde si servia

A portar'elmo e scudo, haveva allato,

Come quel che volea con bella mostra

Comparire in Damasco ad una giostra.

Una splendida festa che bandire

Fece il Re di Damasco in quelli giorni

Era cagion di far quivi venire

I cavallier quanto potean piu adorni,

Tosto che la Puttana comparire

Vede Griphone, ne teme oltraggi e scorni,

Sa che l'amante suo non e si forte

Che contra lui l'habbia a camparda morte.

Ma si come audacissima e scaltrita

Anchor che tutta di paura trema:

S'acconcia il viso, e si la voce aita

Che non appar in lei segno di tema,

Col Drudo havendo gia l'astutia ordita

Corre, e fingendo una letitia estrema,

Verso Griphon l'aperte braccia tende

Lo stringe aal collo, e gran pezzo ne pende.

Doppo accordando affettuosi gesti

Alla suavita de le parole,

Dicea piangendo Signor mio son questi

Debiti premii a chi t'adora e cole?

Che sola senza te gia un'anno resti

E va per l'altro, e anchor non te ne duole

E s'io stava aspettare il tuo ritorno

Non so se mai veduto havrei quel giorno.

Quando aspettava che di Nicosia,

Dove tu te n'andasti alla gran corte,

Tornassi a me: che con la febbre ria

Lasciata havevi in dubbio de la morte,

Intesi che passato eri in Soria,

Il che a patir mi fu si duro e forte

Che non sapendo come io ti seguissi

Quasi il cor di man propria mi trafissi.

Ma Fortuna di me con doppio dono

Mostra d'haver, quel che non hai tu: cura

Mandommi il fratel mio col quale io sono

Sin qui venuta del mio honor sicura,

Et hor mi manda questo incontro buono

Di te, ch'io stimo sopra ogni aventura,

E bene a tempo il fa, che piu tardando

Morta sarei, te Signor mio bramando.

E seguito la Donna fraudolente

Di cui l'opere fur piu che di volpe,

La sua querela cosi astutamente

Che riverso in Griphon tutte le colpe,

Gli fa stimar colui, non che parente,

Ma che d'un padre seco habbia ossa e polpe

E con tal modo sa tesser gl'inganni

Che men verace par Luca e Giovanni.

Non pur di sua perfidia non riprende

Griphon la donna iniqua piu che bella,

Non pur vendetta di colui non prende

Che fatto s'era adultero di quella,

Ma gli par far assai se si difende

Che tutto il biasmo in lui non riversi ella,

E come fosse suo cognato vero

D'accarezzar non cessa il cavalliero.

E con lui se ne vien verso le porte

Di Damasco, e da lui sente tra via

Che la dentro dovea splendida corte

Tenere il ricco Re de la Soria,

Et ch'ognun quivi, di qualunque sorte

O sia Christiano, o d'altra legge sia

Dentro e di fuori ha la citta sicura

Per tutto il tempo che la festa dura.

Non perho son di seguitar si intento

L'historia de la perfida Horigille,

Ch'a giorni suoi, non pur'un tradimento

Fatto a gliamanti havea, ma mille e mille,

Ch'io non ritorni a riveder dugento

Mila persone, o piu de le scintille

Del fuoco stuzzicato, ove alle mura

Di Parigi facean danno e paura.

Io vi lasciai come assaltato havea

Agramante una porta de la terra

Che trovar senza guardia si credea:

Ne piu riparo altrove il passo serra,

Perche in persona Carlo la tenea,

Et havea seco i mastri de la guerra

Duo Guidi, duo Angelini, uno Angeliero

Avino, Avolio, Ottone, eBerlingiero.

Inanzi a Carlo, inanzi al Re Agramante

L'un stuolo e l'altro si vuol far vedere,

Ove gran loda, ove merce abondante

Si puo acquistar, facendo il suo dovere .

I Mori non perho fer pruove tante

Che par ristoro al danno habbiano havere,

Perche ve ne restar morti parecchi

Ch'a glialtri fur di folle audaciaspecchi

Grandine sembran le spesse saette

Dal muro sopra gl'inimici sparte

Il grido insin'al ciel paura mette

Che fa la nostra, e la contraria parte,

Ma Carlo un poco, & Agramante aspette

Ch'io vo cantar de l'Africano Marte

Rodomonte terribile & horrendo

Che va per mezo la citta correndo.

Non so Signor se piu vi ricordiate

Di questo Saracin tanto sicuro,

Che morte le sue genti havea lasciate

Tra il secondo riparo e'l primo muro:

Da la rapace fiamma devorate

Che non fu mai spettacolo piu oscuro,

Dissi ch'entro d'un salto ne la terra

Sopra la fossa che la cinge e serra.

Quando fu noto il Saracino atroce

All'arme istrane alla scagliosa pelle

La dove i vecchi, e'l popul men feroce

Tendean l'orecchie a tutte le novelle,

Levossi un pianto, un grido, un'alta voce

Con un batter di man ch'ando alle stelle,

E chi pote fuggir non vi rimase

Per serrarsi ne templi e ne le case.

Ma questo a pochi il brando rio conciede

Ch'intorno ruota il Saracin robusto,

Qui fa restar con meza gamba un piede,

La fa un capo sbalzar lungi dal busto:

L'un tagliare a traverso se gli vede,

Dal capo all'anche un altro fender giusto

E di tanti ch'uccide fere e caccia

Non se gli vede alcun segnare in faccia.

Quel che la Tigre de l'armento imbelle

Ne campi Hircani, o la vicino al Gange,

O'l Lupo de le capre e de l'agnelle

Nel monte che Typheo sotto si frange,

Quivi il crudel Pagan facea di quelle

Non diro squadre, non diro Phalange:

Ma vulgo e populazo voglio dire

Degno, prima che nasca di morire.

Non ne trova un che veder possa in fronte

Fra tanti che ne taglia fora e svena:

Per quella strada che vien dritto al ponte

Di san Michel, si popolata e piena

Corre il fiero e terribil Rodomonte

E la sanguigna spada a cerco mena:

Non riguarda ne al servo ne al Signore

Ne al giusto ha piu pieta, ch'al peccatore

Religion non giova al sacerdote,

Ne la innocentia al Pargoletto giova,

Per sereni occhi, o per vermiglie gote

Merce ne donna ne donzella truova,

La vecchiezza si caccia e si percuote,

Ne quivi il Saracin fa maggior pruova

Di gran valor, che di gran crudeltade

Che non discerne sesso, ordine, etade.

Non pur nel sangue human l'ira si stende

Del'empio Re, capo e Signor de gli empi,

Ma contra i tetti anchor, si che n'incende

Le belle case e i profanati tempi,

Le case eran per quel che se n'intende

Quasi tutte di legno in quelli tempi,

E ben creder si puo, ch'in Parigi hora

De le diece le sei son cosi anchora.

Non par,quantunque il fuoco ogni cosa arda:

Che si grande odio anchor satiar si possa:

Dove s'aggrappi con le mani, guarda

Si che ruini un tetto ad ogni scossa,

Signor havete a creder che bombarda

Mai non vedeste a Padova si grossa

Che tanto muro possa far cadere

Quanto fa in una scossa il Re d'Algiere.

Mentre quivi col ferro il maledetto

E con le fiamme facea tanta guerra

Se di fuor Agramante havesse astretto

Perduta era quel di tutta la terra,

Ma non v'hebbe agio, che'gli fu interdetto

Dal Paladin che venia d'Inghilterra

Col populo alle spalle Inglese e Scotto

Dal Silentio e da l'Angelo condotto.

Dio volse che all'entrar che Rodomonte

Fe ne la terra, e tanto fuoco accese,

Che presso a i muri il fior diChiaramonte

Rinaldo giunse, e seco il campo Inglese,

Tre leghe sopra havea gittato il ponte

E torte vie da man sinistra prese,

Che disegnando i Barbari assalire

Il fiume non l'havesse ad impedire.

Mandato havea sei mila fanti arcieri

Sotto l'altiera insegna d'Odoardo

E duo mila cavalli e piu, leggieri:

Dietro alla guida d'Ariman gagliardo,

E mandati gli havea per li sentieri

Chevanno e vengon dritto al mar Picardo

Ch'a porta san Martino, e san Dionygi

Entrassero a soccorso di Parigi.

I cariaggi e glialtri impedimenti

Con lor fece drizzar per questa strada,

Egli con tutto il resto de le genti

Piu sopra ando girando la contrada,

Seco havean navi, e ponti, & argumenti

Da passar Senna, che non ben si guada,

Passato ogn'uno, e dietro i ponti rotti

Ne le lor schiere ordino Inglesi e Scotti.

Ma prima quei Baroni e Capitani

Rinaldo intorno havendosi ridutti:

Sopra la riva ch'alta era da i piani

Si che poteano udirlo e veder tutti

Disse, Signor ben a levar le mani

Havete a Dio, che qui v'habbia condutti,

Accio dopo un brevissimo sudore

Sopra ogni nation vi doni honore.

Per voi saran dui principi salvati

Se levate l'assedio a quelle porte

Il vostro Re, che voi sete ubligati

Da servitu difendere, e da morte

Et uno Imperator de piu lodati

Che mai tenuto al mondo habbiano corte,

E con loro altri Re, Duci e Marchesi,

Signori, e Cavallier di piu paesi.

Si che salvando una citta, non soli

Parigini ubligati vi saranno,

Che molto piu che per li proprii duoli

Timidi afflitti e sbigottiti stanno

Per le lor mogli, & per li lor figliuoli

Ch'a un medesmo pericolo seco hanno,

E per le sante vergini richiuse,

C'hoggi non sien de i voti lor deluse.

Dico, salvando voi questa cittade

V'ubligate non solo i Parigini,

Ma dogn'intorno tutte le contrade,

Non parlo sol de i populi vicini,

Ma non e terra per Christianitade

Che non habbia qua dentro cittadini,

Si che vincendo, havete da tenere

Che piu che Francia v'habbia obligo havere.

Se donavan gli antiqui una corona

A chi salvasse a un cittadin la vita,

Hor che degna mercede a voi si dona?

Salvando multitudine infinita?

Ma se da invidia, o da vilta, si buona

E si santa opra rimarra impedita

Credetemi,che prese quelle mura

Ne Italia ne Lamagna ancho e sicura.

Ne qualunque altra parte ove s'adori

Quel che volse per noi pender su'l legno.

Ne voi crediate havere lontani i Mori

Ne che pel mar sia forte il vostro regno,

Che s'altre volte quelli uscendo fuori

Di Zibeltaro, e del Herculeo segno

Riportar prede da l'Isole vostre,

Che faranno hor, s'havran le terre nostre?

Ma quando anchornessuno honor, nessuno

Util, v'inanimasse a questa impresa,

Commun debito e ben:soccorrer l'uno

L'altro, che militian sotto una Chiesa.

Ch'io non vi dia rotti i nemici, alcuno

Non sia chi tema, e con poca contesa,

Che gente male esperta tutta parmi

Senza possanza, senza cor, senz'armi.

Pote con queste e con miglior ragioni

Con parlare espedito e chiara voce

Eccitar quei magnanimi baroni

Rinaldo, e quello esercito feroce,

E fu, com'e in proverbio, aggiunger sproni

Al buon corsier che gia ne va veloce

Finito il ragionar fece le schiere

Muover pian pian sotto le lor bandiere.

Senza strepito alcun senza rumore

Fa il tripartito esercito venire:

Lungo il fiume a Zerbin dona l'honore

Di dover prima i Barbari assalire,

E fa quelli d'Irlanda con maggiore

Volger di via, piu tra campagna gire,

E i cavallieri, e i santi d'Inghilterra

Col Duca di Lincastro in mezo serra.

Drizzati che gli ha tutti allor camino

Cavalca il Paladin lungo la riva,

E passa inanzi al buon Duca Zerbino

E a tutto il campo che con lui veniva,

Tanto c'hal Re d'Orano, e al Re Sobrino

E a glialtri lor compagni sopr'arriva

Che mezo miglio appresso a quei di Spagna

Guardavan da quel canto la campagna.

L'esercito Christian che con si fida

E si sicura scorta era venuto

C'hebbe il Silentio, e l'Angelo per guida

Non pote hormai patir piu di star muto,

Sentiti gli'nimici alzo le grida

E de le trombe udir fe il suono arguto

E con l'alto rumor ch'arrivo al cielo

Mando ne l'ossa a Saracini il gelo.

Rinaldo inanzi a glialtri il destrierpunge

E con la lancia per cacciarla in resta

Lascia gli Scotti un tratto d'arco lunge

(Ch'ogni indugio a ferir si lo molesta)

Come groppo di vento talhor giunge

Che si tra dietro un'horrida tempesta

Tal fuor di squadra, il cavallier gagliardo

Venia spronando il corridor Baiardo

Al comparir del Paladin di Francia

Dan segno i Mori alle future angosce,

Tremare a tutti in man vedi la lancia

I piedi in staffa, e ne l'arcion le cosce,

Re Puliano sol non muta guancia

Che questo esser Rinaldo non conosce:

Ne pensando trovar si duro intoppo

Gli muove il destrier contra di galoppo.

E su la lancia nel partir si stringe

E tutta in se raccoglie la persona:

Poi con ambo gli sproni il destrier spinge

E le redine inanzi gli abandona,

Da l'altra parte il suo valor non finge

E mostra in fatti quel ch'in nome suona

Quanto habbia nel giostrare e gratia & arte

Il figliuolo d'Amone, anzi di Marte.

Furo al segnar de gli aspri colpi pari

Che si posero i ferri ambi alla testa,

Ma furo in arme, & in virtu dispari

Che l'un via passa, & l'altro morto resta,

Bisognan di valor segni piu chiari

Che por con leggiadria la lancia in resta,

Ma fortuna ancho piu bisogna assai,

Che senza val virtu raro: o non mai.

La buona lancia il Paladin racquista

E verso il Re d'Oran ratto si spicca

Che la persona havea povera e trista

Di cor, ma d'ossa e di gran polpe ricca

Questo por tra bei colpi si puo in lista

Ben ch'in fondo allo scudo gli l'appicca

E chi non vuol lodarlo habbialo escuso

Perche non si potea giunger piu insuso.

Non lo ritien lo scudo che non entre

Ben che fuor sia d'acciar, dentro di palma,

E che da quel gran corpo uscir pel ventre

Non faccia l'inequale e piccola alma,

Il destrier che portar si credea mentre

Durasse il lungo di, si grave salma,

Riferi in mente sua gratie a Rinaldo

Ch'a quello incontro gli schivoun gran caldo

Rotta l'hasta Rinaldo il destrier volta

Tanto leggier, che fa sembrar c'habbia ale

E dove la piu stretta e maggior folta

Stiparsi vede, impetuoso assale,

Mena Fusberta sanguinosa in volta

Che fa l'arme parer di vetro fral,

Tempra di ferro il suo tagliar non schiva

Che non vada a trovar la carne viva.

Ritrovar poche tempre e pochi ferri

Puo la tagliente spada, ove s'incappi,

Ma targhe, altre di cuoio, altre di cerri

Giupe trapunte, e attorcigliati drappi ,

Giusto e ben dunque che Rinaldo atterri

Qualunque assale, e fori, e squarci, e affrappi/

Che non piu si difende da sua spada

C'herba da falce, o da tempesta biada.

La prima schiera era gia messa in rotta

Quando Zerbin con l'antiguardia arriva,

Il cavallier inanzi alla gran frotta

Con la lancia arrestata ne veniva:

La gente sotto il suo pennon condotta

Con non minor fierezza lo seguiva,

Tanti Lupi parean, tanti Leoni

Ch'andassero assalir capre o montoni.

Spinse a un tempo ciascuno il suo cavallo

Poi che fur presso, e spari immantinente

Quel breve spatio, quel poco intervallo

Che si vedea fra luna e laltra gente,

Non fu sentito mai piu strano ballo

Che ferian gli Scozesi solamente

Solamente i pagani eran distrutti

Come sol per morir fosser condutti.

Parve piu freddo ogni pagan che ghiaccio

Parve ogni Scotto piu che fiamma caldo,

I Mori si credean c'havere il braccio

Dovesse ogni Christian c'hebbe Rinaldo

Mosse Sobrino i suoi schierati avaccio,

Senza aspettar che lo'nvitasse Araldo,

De l'altra squadra questa era migliore

Di capitano, d'arme, e di valore.

D'Africa v'era la men trista gente

Ben che ne questa anchor gran prezzovaglia,

Dardinel la sua mosse incontinente

E male armata, e peggio usa in battaglia

Ben ch'egli in capo havea l'elmo lucente

E tutto era coperto a piastra e a maglia

Io credo che la quarta miglior sia

Con laqual Isolier dietro venia

Trasone in tanto il buon Duca di Marra

Che ritrovarsi all'alta impresa gode

A i cavallieri suoi leva la sbarra

E seco invita alle famose lode,

Poi ch'Isolier con quelli di Navarra

Entrar ne la battaglia vede & ode,

Poi mosse Ariodante la sua schiera

Che nuovo Duca d'Albania fatt'era.

L'alto rumor de le sonore trombe

De timpani, e de barbari stromenti

Giunti al continuo suon d'archi, di frombe

Di machine, di ruote, e di tormenti:

E quel, di che piu par che'l ciel ribombe

Gridi, tumulti, gemiti, e lamenti:

Rendeno un'alto suon, ch'a quel s'accorda

Con che i vicin cadendo il Nilo assorda

Grande ombra d'ognintorno il cieloinvolve

Nata dal saettar de li duo campi.

L'halito, il fumo del sudor, la polve,

Par che ne l'aria oscura nebbia stampi:

Hor qua l'un campo, hor l'altro la si volve

Vedresti hor comeun segua, hor comescampi

Et ivi alcuno o non troppo diviso

Rimaner morto ove ha il nimico ucciso.

Dove una squadra per stanchezza e mossa

Un'altra si fa tosto andare inanti:

Di qua di la, la gente d'arme ingrossa

La cavallieri, e qua si metton fanti,

La terra che sostien l'assalto e rossa

Mutato ha il verde ne sanguigni manti,

E dov'erano i fiori azurri e gialli

Giaceno uccisi hor gli huomini e i cavalli

Zerbin facea le piu mirabil pruove

Che mai facesse di sua eta garzone:

L'esercito pagan che'ntorno piove

Taglia & uccide, e mena a destruttione,

Ariodante alle sue genti nuove

Mostra di sua virtu gran paragone,

E da di se timore e meraviglia

A quelli di Navara, e di Castiglia.

Chelindo e Mosco i duo figli bastardi

Del morto Calabrun Re d'Aragona:

Et un che reputato fra gagliardi

Era Calamidor da Barcelona,

S'havean lasciato a dietro gli stendardi

E credendo acquistar gloria e corona

Per uccider Zerbin, gli furo adosso

Et ne fianchi il destrier gli hanno percosso,

Passato da tre lance il destrier morto

Cade, ma il buon Zerbin subito e in piede

Ch'a quei ch'al suo cavallo han fatto torto

Per vendicarlo va dove gli vede,

E prima a Mosco al giovene inaccorto

Che gli sta sopra, e di pigliar se'l crede

Mena di punta, e lo passa nel fianco

E fuor di sella il caccia freddo e bianco.

Poi che si vide tor come di furto

Chelindo il fratel suo, di furor pieno

Venne a Zerbino, e penso dargli d'urto

Ma gli prese egli il corridor pel freno,

Trasselo in terra, onde non e mai surto

E non mangio mai piu biada ne fieno,

Che Zerbin si gran forza a un colpo mise

Che lui col suo Signor d'un taglio uccise.

Come Calamidor quel colpo mira

Volta la briglia per levarsi in fretta:

Ma Zerbin dietro un gran fendente tira

Dicendo traditore aspetta aspetta,

Non va la botta ove n'ando la mira

Non che perho lontana vi si metta:

Lui non pote arrivar ma il destrier prese

Sopra la groppa, e in terra lo distese.

Colui lascia il cavallo, e via carpone

Va per campar: ma poco gli successe,

Che venne caso che'l duca Trasone

Gli passo sopra, e col peso l'oppresse:

Ariodante e Lurcanio si pone

Dove Zerbino e fra le genti spesse,

E seco hanno altri e cavallieri e conti

Che fanno ogn'opra che Zerbin rimonti.

Menava Ariodante il brando in giro,

E ben lo seppe Artalico e Margano,

Ma molto piu Etearco e Casimiro

La possanza sentir di quella mano,

I primi duo feriti se ne giro

Rimaser glialtri duo morti sul piano

Lurcanio fa veder quanto sia forte

Che fere, urta, riversa, e mette a morte.

Non crediate Signor che fra campagna

Pugna minor che presso al fiume sia,

Ne ch'a dietro l'esercito rimagna

Che di Lincastro il buon Duca seguia,

Le bandiere assali questo di Spagna

E molto ben di par la cosa gia,

Che fanti cavallieri e capitani

Di qua e di la sapean menar le mani.

Dinanzi Vien Oldrado e Fieramonte

Un Duca di Glocestra un d'Eborace,

Con lor Ricardo di Varuccia conte,

E di Chiarenza il Duca Henrigo audace,

Han Mattalista e Follicone a fronte

E Baricondo, & ogni lor seguace

Tiene il primo Almeria, tiene il secondo

Granata:tien Maiorca Baricondo.

La fiera pugna un pezzo ando di pare

Che vi si discernea poco vantaggio,

Vedeasi hor l'uno hor l'altro ire e tornare

Come le biade al ventolin di Maggio,

O come sopra'l lito un mobil mare

Hor viene hor va ne mai tiene un viaggio,

Poi che Fortuna hebbe scherzato un pezzo

Dannosa a i Mori ritorno da sezzo.

Tutto in un tempo il Duca di Glocestra

A Matalista fa votar l'arcione,

Ferito a un tempo ne la spalla destra

Fieramonte riversa Follicone,

E l'un Pagano e l'altro si sequestra

E tra gl'Inglesi se ne va prigione,

E Baricondo a un tempo riman senza

Vita,per man del Duca di Chiarenza.

Indi i Pagani tanto a spaventarsi

Indi i Fedeli a pigliar tanto ardire,

Che quei non facean altro che ritrarsi

E partirsi da l'ordine e fuggire,

E questi andar inanzi, & avanzarsi

Sempre terreno, e spingere e seguire

E se non vi giungea, chi lor die aiuto

Il campo da quel lato era perduto.

Ma Ferrau che sin qui mai non s'era

Dal Re Marsilio suo troppo disgiunto,

Quando vide fuggir quella bandiera

E l'esercito suo mezo consunto,

Sprono il cavallo, e dove ardea piu fiera

La battaglia lo spinse, e arrivo a punto

Che vide dal destrier cadere in terra

Col capo fesso Olimpio da la serra.

Un giovinetto che col dolce canto

Concorde al suon de la cornuta cetra

D'intenerire un cor si dava vanto,

Anchor che fosse piu duro che pietra,

Felice lui se contentar di tanto

Honor sapeasi, e scudo, arco, e pharetra

Haver in odio, e scimitarra e lancia

Che lo fecer morir giovine in Francia.

Quando lo vide Ferrau cadere

Che solea amarlo, e havere in molta estima

Si sente di lui sol via piu dolere

Che di mill'altri che periron prima,

E sopra chi l'uccise in modo fere

Che gli divide l'elmo da la cima

Per la fronte, per gliocchi, e per la faccia

per mezo il petto, e morto a terra il caccia.

Ne qui s'indugia, e ilbrando intorno ruota

Ch'ogni elmo rompe, ogni lorica smaglia,

A chi segna la fronte, a chi la gota,

Ad altri il capo, ad altri il braccio taglia

Hor questo hor quel di sangue, & d'almavota

E ferma da quel canto la battaglia

Onde la spaventata ignobil frotta

Senza ordine fuggia spezzata e rotta.

Entro ne la battaglia il Re Agramante

D'uccider gente, e di far Pruove vago:

E seco ha Baliverzo, Farurante:

Prusion, Soridano, e Bambirago:

Poi son le genti senza nome tante

Che del lor sangue hoggi faranno un lago

Che meglio conterei ciascuna soglia

Quando l'Autunno gli arbori ne spoglia.

Agramante dal muro una gran banda

Di fanti havendo e di cavalli tolta

Col Re di Feza subito li manda

Che dietro a i padiglion piglin la volta,

E vadano ad opporsi a quei d'Irlanda

Le cui squadre vedea con fretta molta

Dopo gran giri, e larghi avolgimenti

Venir per occupar gli alloggiamenti.

Fu'l Re di Feza ad esequir ben presto

Ch'ogni tardar troppo nociuto havria

Raguna in tanto il ReAgramante il resto

Parte le squadre e alla battaglia invia,

Egli va al fiume, che gli par ch'in questo

Luogo, del suo venir bisogno sia,

E da quel canto un messo era venuto

Del Re Sobrino a domandare aiuto.

Menava in una squadra piu di mezo

Il campo dietro, e sol del gran rumore

Tremar gli Scoti, e tanto fu il ribrezo

Ch'abbandonavan l'ordine e l'honore:

Zerbin, Lurcanio, e Ariodante in mezo

Vi restar soli incontra a quel furore,

E Zerbin ch'era a pie vi peria forse

Ma'l buon Rinaldo a tempo se n'accorse.

Altrove intanto il Paladin s'havea

Fatto inanzi fuggir cento bandiere,

Hor che l'orecchie la novella rea

Del gran periglio di Zerbin gli fere,

Ch'a piedi fra la gente Cyrenea

Lasciato solo haveano le sue schiere,

Volta il cavallo, e dove il campo Scotto

Vede fuggir, prende la via di botto.

Dove gli Scotti ritornar fuggendo

Vede s'appara, e grida hor dove andate?

Perche tanta viltade in voi comprendo

Che a si vil gente il campo abbandonate?

Ecco le spoglie de le quali intendo

Ch'esser dovean le vostre chiese ornate,

O che laude, o che gloria, che'l figliuolo

Del vostro Re si lasci a piedi e solo.

D'un suo scudier una grossa hasta afferra

E vede Prusion poco lontano

Re d'Alvaracchie, e adosso se gli serra

E de l'arcion lo porta morto al piano

Morto Agricalte, e Bambirago atterra

Dopo fere aspramente Soridano

E come glialtri l'havria messo a morte

Se nel ferir la lancia era piu forte.

Stringe Fusberta, poi che l'hasta e rotta

E tocca Serpentin quel da la Stella,

Fatate l'arme havea, ma quella botta

Pur tramortito il manda fuor di sella:

E cosi al Duca de la gente Scotta

Fa piazza intorno spatiosa e bella,

Si che senza contesa un destrier puote

Salir di quei che vanno a selle vote.

E ben si ritrovo salito a tempo

Che forse nol facea se piu tardava,

Perche Agramante e Dardinello a un tempo

Sobrin col Re Balastro v'arrivava,

Ma egli che montato era per tempo

Di qua e di la col brando s'aggirava

Mandando hor questo hor quel giu nel inferno

A dar notitia del viver moderno.

Il buon Rinaldo ilquale a porre in terra

I piu dannosi havea sempre riguardo,

La spada contra il Re Agramante afferra

Che troppo gli parea fiero e gagliardo,

Facea egli sol piu che mille altri guerra

E se gli spinse adosso con Baiardo,

Lo fere a un tempo, & urta di traverso

Si che lui col destrier manda riverso.

Mentre di fuor con si crudel battaglia

Odio, rabia, furor, l'un l'altro offende

Rodomonte in Parigi il popul taglia

Le belle case, e i sacri templi accende,

Carlo ch'in altra parte si travaglia,

Questo non vede, e nulla anchor ne'ntende

Odoardo raccoglie & Arimanno

Ne la citta col lor popul Britanno.

Allui venne un scudier pallido in volto

Che potea a pena trar del petto il fiato,

Ahime Signor ahime, replica molto ,

Prima c'habbia a dir altro incominciato,

Hoggi il Romano imperio hoggi e sepolto,

Hoggi ha il suo popul Cristo abandonato

Il Demonio dal cielo e piovuto hoggi,

Perche in questa Citta piu non s'alloggi.

Satanasso (perch'altri esser non puote)

Strugge e ruina la citta infelice,

Volgiti e mira le fumose ruote,

De la rovente fiamma predatrice,

Ascolta il pianto che nel ciel percuote

E faccian fede a quel che'l servo dice:

Un solo equel, ch'a ferro e a fuoco strugge

La bella terra, e inanzi ognun gli fugge.

Quale e colui che prima oda il tumulto

E de le sacre squille il batter speso

Che vegga il fuoco, anessun'altro occulto

Ch'a se, che piu gli tocca e gli e piu presso:

Tal'e il Re Carlo, udendo il nuovo insulto

E conoscendol poi con l'occhio istesso:

Onde lo sforzo di sua miglior gente,

Al grido drizza e al gran rumor che sente

De i Paladini e de i guerrier piu degni

Carlo si chiama dietro una gran parte,

E ver la piazza fa drizzare i segni

Che'l Pagan s'era tratto in quella parte

Ode il rumor vede gli horribil segni

Di crudelta, l'humane membra sparte:

Hora non piu, ritorni un'altra volta

Chi voluntier la bella historia ascolta.