CANTO SETTIMO

By Ludovico Ariosto

C Hi va lontan da la sua patria: vede

Cose da quel: che gia credea lontane,

Che narrando le poi non se gli crede,

E stimato bu / giardo ne rimane,

Che'l scioccovulgo nonglivuol dar fede

Se non le vede e tocca chiare e piane,

Per questo io so che l'inesperienza

Fara al mio canto dar poca credenza,

Poca o moltach'io ci habbianon bisogna

Ch'io ponga mente al vulgo sciocco eignaro,

A voi so ben chenon parra menzogna

Che'l lume del discorso havete chiaro

Et a voi soli, ogni mio intento agogna

Che'l frutto sia di mie fatiche e caro,

Io vi lasciai che'l ponte e la riviera

Vider che'n guardia haveaEriphilla altiera

Quell'era armata del piu fin metallo

C'havean di piu color gemme distinto,

Rubin vermiglio, chrysolito giallo

Verde smeraldo, con flauto hiacynto,

Era montata, ma non a cavallo,

In vece havea di quelloun lupo spinto,

Spinto haveaun lupo, ove si passa il fiume

Con riccha sella fuor d'ogni costume,

Non credo ch'un si grandeApulia n'habbia

Egli era grosso, & alto piu d'un bue,

Con fren spumar non le facea le labbia:

Ne so come lo regha a voglie sue,

La sopravesta di color di sabbia

Su l'arme havea la maledetta lue,

Era fuor che'l color di quella sorte

Ch'i Vescovi e i Prelati usano in corte.

Et havea ne lo scudo:e sul cimiero,

Una gonfiata e velenosa botta,

Le donne la mostraro al cavalliero

Di qua dal ponte per giostrar ridotta,

E fargli scorno, e rompergli il sentiero

Come ad alcuni usata era talhotta:

Ella a Ruggier che torni adietro grida,

Quel pigliaun'hasta, ela minaccia e sfida

Non men la Gigantessa ardita e presta

Sprona il gran Lupo e ne l'arcion si serra:

E pon la lancia a mezo il corso in resta:

E fa tremar nel suo venir la terra,

Ma pur sul prato al fiero incontro resta,

E fa tremar nel suo venir la terra,

Ma pur sul prato al fiero incontro resta,

Che sotto l'elmo il buon Ruggier l'afferra

E de l'arcion con tal furor la caccia,

Che la riporta indietro oltra sei braccia.

E gia (tratta la spada c'havea cinta)

Venia a levarne la testa superba,

E ben lo potea far che come estinta

Eriphilla giacea tra fiori e l'herba,

Ma le donne gridar: basti sia vinta

Senza pigliarne altra vendetta acerba,

Ripon cortese cavallier la spada

Passiamo il ponte e seguitian la strada.

Alquanto malagevole & aspretta

Per mezo un bosco presero la via:

Che oltra che sassosa fosse: e stretta

Quasi su dritta alla collina gia,

Ma poi che furo ascesi in su la vetta

Usciro in spatiosa prateria:

Dove il piu bel palazzo, e'lpiu giocondo

Vider che mai fosse veduto al mondo.

La bella Alcina venne un pezzo inante

Verso Ruggier, fuor de le prime porte,

E lo raccolse in signoril sembiante,

In mezo bella & honorata corte,

Da tutti glialtri tanto honore: e tante

Riverentie fur fatte al guerrier forte:

Che non ne potrian far piu, se tra loro

Fosse Dio sceso dal superno choro.

Non tanto il bel palazzo era escellente

Perche vincesse ogn'altro di ricchezza

Quanto c'havea la piu piacevol gente

Che fosse al mondo, e di piu gentilezza,

Poco era l'un da l'altro differente

E di fiorita etade, e di bellezza,

Sola di tutti Alcina era piu bella

Si come e bello il Sol piu d'ogni stella.

Di persona era tanto ben formata,

Quanto me finger san pittori industri,

Con bionda chioma lunga: & annodata,

Oro non e che piu risplenda,e lustri:

Spargeasi per la guancia delicata

Misto color di rose, e di ligustri,

Di terso avorio era la fronte lieta,

Che lo spatio finia con giusta meta.

Sotto duo negri: e sottilissimi archi

Son duo negri occhi, anzi duochiari Soli

Pietosi a riguardare, a mover parchi:

Intorno cui par ch'Amor scherzi e voli

E ch'indi tutta la pharetra scarchi,

E che visibilmente i cori involi,

Quindi il naso per mezo il viso scende,

Che non truova l'Invidia ove l'emende.

Sotto quel sta: quasi fra due vallette,

La bocca sparsa di natio cinabro,

Quivi due filze son di perle elette

Che chiude & apre, un bello e dolce labro

Quindi escon le cortesi parolette

Da render molle: ogni cor rozo e scabro,

Quivi si forma quel suave riso,

Ch'apre a sua posta in terra il paradiso,

Bianca nieve e il bel collo: e'l petto latte

Il collo e tondo, il petto colmo e largo

Due pome acerbe: e pur d'avorio fatte

Vengon e van, come onda al primo margo

Quando piacevole aura il mar combatte

Non potria l'altre parti veder Argo

Ben si puo giudicar che corrisponde

A quel ch'appar di fuor quel che s'asconde.

Mostran le braccia sua misura giusta

E la candida man spesso si vede,

Lunghetta alquanto: e di larghezza angusta,

Dove ne nodo appar: ne vena escede,

Si vede al fin de la persona augusta

Il breve asciutto: e ritondetto piede,

Gli angelici sembianti nati in cielo

Non si ponno celar sotto alcun velo.

Havea in ogni sua parte un laccio teso

O parli: o rida: o canti: o passo muova:

Ne maraviglia e se Ruggier n'e preso

Poi che tanto benigna se la truova,

Quel che di lei gia havea dal Mirto inteso

Com'e perfida e ria, poco gli giova,

Ch'inganno o tradimento non gli e aviso,

Che possa star con si soave riso.

Anzi pur creder vuol:che da costei

Fosse converso Astolfo in su l'arena,

Per li suoi portamenti ingrati e rei

E sia degno di questa. e di piu pena,

E tutto quel ch'udito havea di lei

Stima esser falso: e che vendetta mena

E mena astio & invidia quel dolente

A lei biasmare, e che del tutto mente.

La bella donna, che cotanto amava

Novellamente gli e dal cor partita,

Che per incanto Alcina gli lo lava

D'ogni antica amorosa sua ferita,

E di se sola, e del suo amor lo grava

E in quello essa riman sola sculpita,

Si che scusar il buon Ruggier si deve:

Se si mostro quivi inconstante: e lieve.

A quella mensa Cithare, Arpe, e Lyre,

E diversi altri dilettevol suoni

Faceano intorno l'aria tintinire,

D'armonia dolce: e di concenti buoni:

Non vi mancava chi cantando dire

D'Amor sapesse: gaudii: e passioni,

O con inventioni, e Poesie,

Rappresentasse grate fantasie.

Qual mensa triomphante, e suntuosa,

Di qual si voglia successor di Nino:

O qual mai tanto celebre: e famosa:

Di Cleopatra al vincitor latino,

Potria a questa esser par, che l'amorosa

Fata havea posta inanzi al paladino,

Tal non cred'io che s'apparecchi dove

Ministra Ganymede al sommo Giove.

Tolte che fur le mense, e le vivande

Facean sedendo in cerchio un giuoco lieto,

Che ne l'orecchio l'un l'altro domande

Come piu piace lor, qualche secreto,

Ilche a gli amanti fu commodo grande:

Di scoprir l'amor lor senza divieto

E furon lor conclusioni estreme

Di ritrovarsi quella notte insieme.

Finir quel giuoco tosto, e molto inanzi

Che non solea la dentro esser costume,

Con torchi allhora i paggi entrati inanzi

Le tenebre cacciar con molto lume,

Tra bella compagnia dietro e dinanzi:

Ando Ruggiero a ritrovar le piume,

In una adorna e fresca cameretta,

Per la miglior di tutte l'altre eletta.

E poi che di confetti: e di buon vini

Di nuovo fatti fur debiti inviti:

E partir glialtri riverenti, e chini,

Et alle stanze lor tutti sono iti:

Ruggiero entro ne profumati lini

Che pareano di man d'Arachne usciti ,

Tenendo tuttavia l'orecchie attente:

S'anchor venir la bella donna sente.

Ad ogni piccol moto ch'egli udiva

(Sperando che fosse ella il capo alzava,

Sentir credeasi, e spesso non sentiva:

Poi del suo errore accorto sospirava,

Tal voltauscia del letto, e l'uscio apriva

Guatava fuori, e nulla vi trovava,

Et maledi ben mille volte l'hora

Che facea al trapassar tanta dimora.

Tra se dicea sovente, hor si parte ella,

E cominciava a noverare i passi

Ch'esser potean da la sua stanza, a quella

Donde aspettando sta che Alcina passi,

E questi & altri, prima che la bella

Donna vi sia, vani disegni fassi,

Teme di qualche impedimento spesso

Che tra il frutto e la man, non gli sia messo.

Alcina poi ch'a pretiosi odori:

Dopo gran spatio pose alcuna meta,

Venuto il tempo, che piu non dimori,

Hormai ch'in casa era ogni cosa cheta ,

De la camera sua sola usci fuori,

E tacita n'ando per via secreta,

Dove aRuggiero havean timore e speme

Gran pezzo intorno al cor, pugnato insieme

Come si vide il successor d'Astolfo

Sopra apparir quelle ridenti stelle,

Come habbia nele vene acceso zolfo

Non par che capir possa ne la pelle,

Hor sino a gliocchi ben nuota nel golfo

De le delitie. e de le cose belle,

Salta del letto, e in braccio la raccoglie:

Ne puo tanto aspettar ch'ella si spoglie.

Benche ne gonna ne faldiglia havesse :

Che venne avolta in un leggier zendado :

Che sopra una camicia: ella si messe:

Bianca e suttil: ne piu escellente grado,

Come Ruggiero abbraccio lei: gli cesse

Il manto: e resto il vel suttile, e rado,

Che non copria dinanzi ne di dietro

Piu che le rose o i gigli un chiaro vetro.

Non cosi strettamente Hedera preme

Pianta ove intorno abbarbicata s'habbia,

Come si stringon li dui amanti insieme;

Cogliendo de lo spirto in su le labbia

Suave fior: qual non produce seme

Indo o sabeo nel'odorata sabbia,

Del gran piacer c'havean:lor dicer tocca

Che spesso havean piu d'una lingua in bocca

Queste cose la dentro eran secrete:

O se pur non secrete almen taciute,

Che raro fu tener le labra chete

Biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute,

Tutte proferte: & accoglienze liete

Fanno a Ruggier quelle perso e astute

Ogn'un lo reverisce, e se gli inchina:

Che cosi vuol l'innamorata Alcina.

Non e diletto alcun'che di fuor reste:

Che tutti son ne l'amorosa stanza,

E due e trevolte il di mutanoveste:

Fatte hor'ad una: hora ad un'altra usanza

Spesso in conviti: e sempre stanno in feste:

In giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza

Hor presso a i fonti, all'ombre de poggietti

Leggon d'antiqui gliamorosi detti.

Hor per l'ombrose valli: e lieti colli

Vanno cacciando le paurose lepri,

Hor con sagaci cani, i fagian folli

Con strepito uscir fan di stoppie e vepri,

Hor a tordi lacciuoli, hor veschi molli

Tendon tra gli odoriferi Ginepri,

Hor con hami inescati: & hor con reti:

Turbano a pesci i grati lor secreti.

Stava Ruggiero in tanta gioia e festa

Mentre Carlo in travaglio & Agramante :

Di cui l'historia, io non vorrei per questa

Porre in oblio, ne lasciar Bradamante:

Che con travaglio, e con pena molesta

Pianse piu giorni il disiato amante:

C'havea per strade disusate e nuove

Veduto portar via: ne sapea dove.

Di costei prima che de glialtri dico:

Che molti giorni ando cercando invano:

Pei boschi ombrosi: e per lo campo aprico

Per ville, per citta, per monte, e piano:

Ne mai pote saper del caro amico

Che di tanto intervallo era lontano:

Ne l'hoste saracin spesso venia:

Ne mai del suo Ruggier ritrovo spia.

Ogni di ne domanda a piu di cento:

Ne alcun le ne sa mai render ragioni:

D'alloggiamento va in alloggiamento

Cercandone e trabacche, e padiglioni,

E lo puo far: che senza impedimento

Passa tra cavallieri: e tra pedoni:

Merce all'anne, che fuor d'ogni humanuso

La fa sparir quando l'e in bocca chiuso.

Ne puo ne creder vuol che morto sia:

Perche di si grande huom l'alta ruina

Da l'onde Idaspe udita si saria

Fin dove il Sole a riposar declina,

Non sa ne dir, ne imaginar che via

Far possa,oin cielo, o in terra, e pur meschina

Lo va cercando: e per compagni mena

Sospiri e pianti, & ogni acerba pena.

Penso al fin di tornare alla spelonca

Dove eran l'ossa di Merlin propheta,

E gridar tanto intorno a quella conca:

Che'l freddo marmo si movesse a pieta,

Che se vivea Ruggiero, o gli havea tronca

L'alta necessita la vita lieta:

Si sapria quindi, e poi s'appiglierebbe

A quel miglior consiglio che n'havrebbe.

Con questa intention, prese il camino

Verso le selve prossime a Pontiero,

Dove la vocal tomba di Merlino

Era nascosa in loco alpestro e fiero,

Ma quella Maga che sempre vicino

Tenuto a Bradamante havea il pensiero :

Quella dico io, che nella bella grotta

L'havea de la sua stirpe instrutta e dotta.

Quella benigna e saggia incantatrice

Laquale ha sempre cura di costei,

Sappiendo ch'esser de progenitrice

D'huomini invitti:anzi di Semidei:

Ciascun di vuol saper che fa,che dice,

E getta ciascun di sorte per lei,

Di Ruggier liberato, e poi perduto,

E dove in India ando, tutto ha saputo.

Ben veduto l'havea su quel cavallo

Che reggier non potea, ch'era sfrenato

Scostarsi di lunghissimo intervallo:

Per sentier periglioso, e non usato:

E ben sapea che stava in giuoco, e in ballo :

E in cibo, e in otio, molle e delicato.

Ne piu memoria havea del suo Signore

Ne de la donna sua, ne del suo honore.

E cosi il fior de li begli anni suoi:

In lunga inertia haver potria consunto

Si gentil cavallier, per dover poi

Perdere il corpo e l'anima in un punto,

E quel odor che sol riman di noi

Poscia che'l resto fragile e defunto,

Che tra l'huom del sepulchro: e invita ilserba

Gli saria stato o tronco, o svelto in herba.

Ma quella gentil Maga che piu cura

N'havea, ch'egli medesmo di se stesso,

Penso di trarlo per via alpestre e dura,

Alla vera virtu, mal grado d'esso,

Come escellente medico,che cura

Con ferro e fuoco, e con veneno spesso,

Che se ben molto da principio offende

Poi giova al fine, e gratia se gli rende.

Ella non gli era facile, e talmente

Fattane cieca di superchio amore,

Che come facea Athlante: solamente

A darli vita havesse posto il core,

Quel piu tosto volea che lungamente

Vivesse, e senza fama, e senza honore:

Che con tutta la laude che sia al mondo

Mancasse un'anno al suo viver giocondo.

L'havea mandato all'Isola d'Alcina,

Perche obliasse l'arme in quella corte,

E come Mago di somma dottrina

Ch'usar sapea gl'incanti d'ogni sorte:

Havea il cor stretto di quella Regina

Ne l'amor d'esso: d'un laccio si forte,

Che non se ne era mai per poter sciorre

S'invechiasse Ruggier piu diNestorre.

Hor tornando a colei ch'era presaga

Di quanto de avvenir,dico che tenne

La dritta via, dove l'errante e vaga

Figlia d'Amon: seco a incontrar si venne,

Bradamante vedendo la sua Maga

Muta la pena che prima sostenne

Tutta in speranza,e quella l'apre ilvero

Ch'ad Alcina e condotto il suo Ruggiero

La Giovane riman presso che morta,

Quando ode che'l suo amante e cosi lunge

E piu che nel suo amor periglio porta

Se gran remedio, e subito non giunge,

Ma la benigna Maga la conforta:

E presta pon l'impiastro ove il duol punge,

E le promette, e giura,in pochi giorni

Far che Ruggiero a riveder lei torni.

Da che Donna (dicea) l'annello hai teco

Che val contra ogni Magica fattura,

Io non ho dubbio alcun, che s'io l'arreco

La dove Alcina ogni tuo ben ti fura,

Ch'io non le rompa il suo disegno, e meco

Non ti rimeni la tua dolce cura,

Me n'andro questa sera alla prim'hora,

E saro in India al nascer de l'aurora.

E seguitando, del modo narrolle

Che disegnato havea d'adoperarlo,

Per trar del regno effeminato e molle

Il caro amante, e in Francia rimenarlo,

Bradamante l'annel del dito tolle,

Ne solamente havria voluto darlo:

Ma dato il core, e dato havria la vita

Pur che n'havesse il suo Ruggiero aita,

Le da l'annello, e se le raccomanda,

E piu le raccomanda il suo Ruggiero,

A cui per lei mille saluti manda.

Poi prese ver provenza altro sentiero ,

Ando l'incantatrice a un'altra banda

E per porre in effetto il suo pensiero

Un palafren fece apparir la sera,

C'haveaun pie rosso eogn'altra parte nera

Credo fusseun'Alchino: o un Farfarello

Che da l'inferno in quella forma trasse,

E scinta e scalza monto sopra a quello,

A chiome sciolte, e horribilmente passe,

Ma ben di dito si levo l'annello,

Perche gl'incanti suoi non le vietasse,

Poi con tal fretta ando, che la matina

Si ritrovo ne l'isola d'Alcina.

Quivi mirabilmente transmutosse,

S'accrebbe piu d'un palmo di statura,

E fe le membra a proportion piu grosse,

E resto apunto di quella misura

Che si penso che'l Negromante fosse,

Quel che nutriRuggier con si gran cura,

Vesti di lunga barba le mascelle

E fe crespa la fronte e l'altra pelle.

Di faccia, di parole,e di sembiante:

Si lo seppe imitar:che totalmente

Potea parer l'incantatore Athlante:

Poi si nascose, e tanto pose mente,

Che da Ruggiero allontanar l'Amante,

Alcina vide un giorno finalmente,

E fu gran sorte: che di stare o d'ire

Senza esso un'hora potea mal patire,

Soletto lo trovo come lo volle,

Che si godea il matin fresco e sereno

Lungoun bel rio, che discorrea d'un colle

Verso un laghetto limpido & ameno,

Il suo vestir, delitioso e molle

Tutto era d'otio e di lascivia pieno,

Che de sua man gli havea di seta, e d'oro

Tessuto Alcina con sottil lavoro.

Di ricche gemme, un splendido monile

Gli discendea dal collo in mezo il petto

E ne l'uno e ne l'altro gia virile

Braccio, girava un lucido cerchietto,

Gli havea forato un fil d'oro sottile

Ambe l'orecchie: in forma d'annelletto ,

E due gran perle pendevano quindi,

Qua mai non hebbon gliArabi negl'Indi

Humide havea l'innanellate chiome

De piu suavi odor che sieno in prezzo,

Tutto ne gesti era amoroso ,come

Fosse in Valenza a servir donne avezzo,

Non era in lui di sano altro che'l nome

Corrotto tutto il resto: e piu che mezzo

Cosi Ruggier fu ritrovato:tanto

Da l'esser suo mutato per incanto.

Ne la forma d'Atlante se gliaffaccia

Colei, che la sembianza ne tenea

Con quella grave e venerabil faccia,

Che Ruggier sempre riverir solea,

Con quello occhio pien d'ira e di minaccia

Che si temuto gia fanciullo havea,

Dicendo: e questo dunque il frutto ch'io

Lungamente atteso ho del sudor mio?

Di medolle gia d'Orsi, e di Leoni,

Ti porsi io dunque li primi alimenti?

T'ho per caverne & horridi burroni

Fanciullo avezzo a strangolar serpenti?

Pantere: e Tigri disarmar d'ungioni

Et a vivi Cingial trar spesso i denti?

Accio che dopo tanta disciplina

Tu sii l'Adone o l'Atyde d'Alcina?

E questo quel, che l'osservate stelle,

Le sacre fibre: e gli accoppiati punti

Responsi, auguri, sogni, e tutte quelle

Sorti, ove ho troppo i miei studi consunti

Di te promesso sin da le mammelle

M'havean, come quest'anni fusser giunti?

Ch'in arme l'opre tue cosi preclare

Esser dovean, che sarian senza pare?

Questo e ben veramente alto principio :

Onde si puo sperar che tu sia presto

A farti un'Alessandro, un Iulio, un Scipio

Chi potea ohime di te mai creder questo?

Che ti facessi d'Alcina mancipio?

E perche ognun lo veggia manifesto

AL collo, & alle braccia, hai la cathena,

Con che ella a voglia sua preso ti mena.

Se non ti muovon le tue proprie laudi

E l'opre escelse, a chi t'ha il cielo eletto

La tua succession perche defraudi

Del ben,che mille volte io t'ho predetto?

Deh perche il ventre eternamente claudi

Dove il ciel vuol che sia per te concetto

La gloriosa e sopr'humana prole

Ch'esser de al mondo piu chiara che'lSole

Deh non vietar che le piu nobil'alme

Che sian formate ne l'eterne idee:

Di tempo in tempo habbian corporee salme

Dal ceppo: che radice in te haver dee,

Deh non vietar mille triomphi e palme

Con che dopo aspri danni e piaghe ree

Tuoi figli: tuoi nipoti: e successori :

Italia torneran ne i primi honori.

Non ch'a piegarti a questo: tante e tante

Anime belle haver dovesson pondo:

Che chiare: illustri: inclyte: in vitte: e sante

Son per fiorir da l'arbor tuo fecondo:

Ma ti dovria una coppia esser bastante

Hippolyto e il fratel: che pochi il mondo

Ha tali havuti anchor fin al di d'hoggi,

Per tutti i gradi onde a virtu si poggi.

Io solea piu di questi dui narrarti

Ch'io non facea di tutti glialtri insieme

Si perche esse terran le maggior parti

Che gli altri tuoi ne le virtu supreme:

Si perche al dir di lor mi vedea darti

Piu attention: che d'altri del tuo seme,

Vedea goderti che si chiari heroi,

Esser dovessen de i nipoti tuoi.

Che ha costei che t'hai fatto regina

Che non habbian mill'altre meretrici?

Costei che di tant'altri e concubina,

Ch'al fin fai ben s'ella suol far felici:

Ma perche tu conosca chi sia Alcina

Levatone le fraudi e gli artifici

Tien questo annello in dito: e torna ad ella

Ch'aveder ti potrai: come sia bella.

Ruggier si stava vergognoso e muto

Mirando in terra: e mal sapea che dire,

A cui la Maga nel dito minuto

Pose l'annello, e lo fe risentire:

Come Ruggiero in se fu rivenuto

Di tanto scorno si vide assalire:

Ch'esser vorria sotterra mille braccia:

Ch'alcun veder non lo potesse in faccia .

Ne la sua prima forma in uno instante

Cosi parlando la Maga rivenne:

Ne bisognava piu quella d'Athlante

Seguitone l'effetto perchevenne,

Per dirvi quel, ch'io non vi dissi inante,

Costei Melissa nominata venne:

C'hor die a Ruggier di se notitia vera

E dissegli a che effetto venuta era.

Mandata da colei che d'amor piena

Sempre il disia: ne piu puo starne senza,

Per liberarlo da quella cathena

Di che lo cinse magica violenza,

E preso havea d'Atlante di Carena

La forma , per trovar meglio credenza,

Ma poi ch'a sanita l'ha homai ridutto

Gli vuole aprire e far che veggia il tutto.

Quella donna gentil che t'ama tanto

Quella che del tuo amor degna sarebbe:

A cui (se non ti scorda) tu sai quanto

Tua liberta da lei servata debbe:

Questo annel che ripara ad ogni incanto

Ti manda:e cosi il cor mandato havrebbe,

S'havesse havuto il cor cosi virtute,

Come l'annello: atta alla tua salute.

E seguito,narrandogli l'amore

Che Bradamante gli ha portato e porta:

Di quella insieme comendo il valore

In quanto il vero e l'affettion comporta,

Et uso modo e termine migliore

Che si convenga a messaggiera accorta,

Et in quel odio Alcina a Ruggier pose

In che soglionsi haver l'horribil cose,

In odio gli la pose, anchor che tanto

L'amasse dianzi: e non vi paia strano,

Quando il suo amor per forza era d'incanto

Ch'essendovi l'annel rimase vano,

Fece l'annel palese anchor,che quanto

Di belta Alcina havea, tutto era estrano

Estrano havea e non suo: dal pie alla treccia

Il bel ne sparve: e le resto la feccia.

Come fanciullo che maturo frutto

Ripone, e poi si scorda ove e riposto:

E dopo molti giorni e ricondutto

La dove truova a caso il suo deposto

Si maraviglia di vederl o tutto

Putrido e guasto, e non come fu posto:

E dove amarlo: e caro haver solia:

L'odia sprezza: n'ha schivo: e getta via,

Cosi Ruggier poi che Melissa fece

Ch'a riveder se ne torno la fata

Con quell'annello, inanzi a cui non lece:

Quando s'ha in dito: usare opra incantata,

Ritruova, contra ogni sua stima: in vece

De la bella: che dianzi havea lasciata

Donna si laida: che la terra tutta

Ne la piuvecchia havea ne la piu brutta

Pallido, crespo, e macilente havea

Alcina il viso, il crin raro, e canuto,

Sua statura a sei palmi non giungea:

Ogni dente di bocca era caduto,

Che piu d'Hecuba, e piu de la Cumea:

Et havea piu d'gnaltra mai vivuto:

Ma si l'arti usa al nostro tempo ignote,

Che bella e giovanetta parer puote,

Giovane e bella ella si fa con arte,

Si che molti inganno come Ruggiero,

Ma l'annel venne a interpretar le charte

Che gia molti anni havean celato ilvero,

Miracol non e dunque se si parte

De l'animo a Ruggiero ogni pensiero

C'havea d'amareAlcina, hor che la truova

In guisa, che sua fraude non le giova,

Ma come l'aviso Melissa, stette,

Senza mutare il solito sembiante,

Fin che de l'arme sue piu di neglette,

Si fu vestito dal capo alle piante,

E per non farle ad Alcina suspette,

Finse provar se gliera fatto grosso,

Dopo alcun di che non l'ha havute indosso.

E Balisarda poi si messe al fianco

(Che cosi nome la sua spada havea)

E lo scudo mirabile tolse ancho,

Che non pur gliocchi abbarbagliar solea

Ma l'anima facea si venir mancho

Che dal corpo eshalata esser parea,

Lo tolse e col zendado in che trovollo,

Che tutto lo copria, se'l messe al collo.

Venne alla stalla: e fece briglia e sella

Porre a un destrier piu che la pece nero,

(Cosi Melissa l'havea instrutto) ch'ella

Sapea quanto nel corso era leggiero,

Chi lo conosce Rabican l'appella

Et e quel proprio,che col cavalliero

Del quale iventi hor presso al mar fan gioco

Porto gia la Balena in questo loco.

Potea haver l'Hippogrypho similmente,

Che presso a Rabicano era legato,

Ma gli havea detto laMaga: habbi mente

Ch'egli e (come tu sai) troppo sfrenato,

E gli diede intention,che'l di seguente

Gli lo trarrebbe fuor di quello stato,

La dove adagio poi sarebbe instrutto,

Come frenarlo: e farlo gir per tutto.

Ne sospetto dara se non lo tolle,

De la tacita fuga ch'apparecchia

Fece Ruggier come Melissa volle

Ch'invisibile ogn'horgliera all'orecchia

Cosi fingendo del lascivo e molle

Palazzo usci de la puttanavecchia:

E si venne accostando ad una porta

Donde e la via ch'a Logistilla il porta.

Assalto li guardiani all'improviso,

E si caccio tra lor col ferro in mano,

E qual lascio ferito, e quale ucciso:

E corse fuor del ponte amano amano,

E prima che n'havesse Alcina aviso ,

Di molto spatio, fu Ruggier lontano,

Diro nel altro canto, che via tenne

Poi come a Logistilla se ne venne,